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“Morsi, calci e corpi trascinati”: perché gli scimpanzé del parco di Kibale si uccidono tra loro. Lo studio su Science

Lo studio su Science documenta per la prima volta una scissione permanente in una comunità di scimpanzé selvatici, seguita da anni di attacchi coordinati tra gruppi rivali

di Redazione FqMagazine

La più grande comunità mai studiata allo stato selvatico, così sono stati osservati per anni. Poi qualcosa si è rotto. Nel parco nazionale di Kibale, in Uganda, il gruppo di scimpanzé di Ngogo si è progressivamente spaccato in due fazioni, e da quella frattura sono seguiti anni di violenza letale. A ricostruire il caso è uno studio pubblicato il 9 aprile su Science, che parla della prima scissione permanente chiaramente documentata in scimpanzé selvatici, seguita da aggressioni coordinate tra i due gruppi.

Fino al 2015 il gruppo risultava socialmente coeso

Il lavoro, firmato tra gli altri dall’antropologo Aaron Sandel dell’Università del Texas ad Austin, si basa su oltre tre decenni di osservazioni sul campo della comunità di Ngogo, nel Kibale National Park. Fino al 2015 il gruppo risultava socialmente coeso. Intorno al 2018, però, erano ormai emersi due gruppi distinti, poi entrati in conflitto. Secondo Reuters, da allora un gruppo ha portato avanti una serie di attacchi coordinati contro l’altro, con 28 morti complessive; il Guardian, sulla base dello stesso studio, parla di almeno 24 attacchi coordinati in sette anni, con almeno sette maschi adulti e 17 piccoli uccisi. La sostanza non cambia: la violenza è stata prolungata e mortale.

“Quello che è seguito è stata una serie di attacchi letali del gruppo occidentale contro membri del gruppo centrale”, spiegano i ricercatori. Reuters aggiunge un dettaglio molto concreto sulle aggressioni, riportando le parole di Sandel: “Morsi, colpi inferti con le mani, corpi trascinati, calci: soprattutto maschi adulti, ma a volte partecipano anche femmine adulte”. L’aspetto che colpisce di più gli studiosi è che qui non si tratta di ostilità verso estranei, cosa già nota nel comportamento degli scimpanzé, ma di violenza tra animali che per anni avevano vissuto insieme. “L’amico di ieri è diventato il nemico di oggi”, ha detto a Reuters John Mitani, tra gli autori senior dello studio. “I maschi dei due gruppi sono cresciuti insieme, si conoscevano da tutta la vita e avevano cooperato e collaborato tra loro”.

Perché il gruppo si è spezzato?

Resta invece aperta la domanda più difficile: perché il gruppo si sia spezzato? Gli autori ipotizzano una combinazione di fattori, tra cui la dimensione eccezionale della comunità, la competizione per risorse e accoppiamenti, cambiamenti nella gerarchia maschile e la morte di individui chiave che facevano da “ponte” tra sottogruppi diversi. Nella ricostruzione del Guardian compare anche un focolaio di malattia nel 2017 come possibile elemento di accelerazione della frattura. Frattura che non è solo un fatto spettacolare da racconto animale, ma anche un segnale della fragilità di gruppi sociali complessi.

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