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Manuel Agnelli: “La corsa per avere lo stadio di San Siro al primo disco spesso finisce dallo psichiatra. Sul Web distorsioni pazzesche sull’estetica della perfezione, da qui la chirurgia estetica a 20 anni”

Il fondatore degli Afterhours parla dei giovani musicisti e del malessere generato dalle piattaforme digitali al progetto "Suoni dal futuro"

di Redazione FqMagazine
Manuel Agnelli: “La corsa per avere lo stadio di San Siro al primo disco spesso finisce dallo psichiatra. Sul Web distorsioni pazzesche sull’estetica della perfezione, da qui la chirurgia estetica a 20 anni”

Ai Candelai di Palermo dal 22 al 24 aprile va in scena “Suoni dal futuro“, Il progetto nato dall’incontro tra Manuel Agnelli, il collettivo di GERMI – LdC e SIAE – Società Italiana degli Autori ed Editori – dedicato alla nuova scena musicale italiana che mette al centro creatività, diritto d’autore e dimensione live. Tutti gli artisti presentano brani originali, contribuendo a valorizzare la cultura della creatività.

“Mi aspetto che altri seguano questo piccolo esempio – ha dichiarato Agnelli a La Repubblica Palermo – che stiamo cercando di dare e che altri locali, soprattutto club, comincino a collaborare tra loro: uno dei meriti maggiori di un progetto così è la volontà di ricreare la rete di club che esisteva negli anni Novanta, posti in cui ragazzi e ragazze che cantano, suonano e scrivono i loro pezzi possono girare, fare esperienza e farsi sentire dalla gente. Bisogna riportare fisicità, umanità e presenza nello scambio tra pubblico e musicisti”.

Il discorso si sposta sulle nuove generazioni: “I ragazzi di oggi li trovo più concreti, più agguerriti, meno collezionisti di farfalle. Sono più coscienti del fatto che il loro è un mondo difficile. Provano un malessere che da tanto tempo non era così profondo, sanno che staranno peggio dei propri genitori. E questo malessere è anche dato dalle piattaforme: su internet devi apparire sempre perfetto, ti vengono imposti obiettivi irraggiungibili”.

“Da qui nascono distorsioni pazzesche, – ha continuato l’artista – come la chirurgia estetica a vent’anni. Internet poteva essere un’invenzione clamorosa, in termini di democrazia poteva renderci più uguali, ma è finito per diventare un sistema di controllo di massa. L’abbiamo usato malissimo”.

Infine: “Per loro la musica non è un modo per essere fighi, avere soldi e scalare le classifiche ma per esprimersi e stare meglio. Non risolveranno tutto ma almeno lo affronteranno. Hanno capito che le dinamiche dell’io e del materialismo sono peggiorative delle condizioni di disagio della crescita e interiore. La corsa per avere lo stadio di San Siro al primo disco spesso finisce dallo psichiatra già al secondo disco”.

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