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“Ho ingannato gli elettori su Trump, mi spiace”: il mea culpa di Tucker Carlson, volto della destra MAGA. E suo figlio lascia l’ufficio di JD Vance

L'ex anchorman di Fox, che da mesi critica le scelte in politica estera di Trump attribuendo a Israele la responsabilità dei conflitti in cui sono stati coinvolti gli Usa, prende definitivamente le distanze dal capo della Casa Bianca
“Ho ingannato gli elettori su Trump, mi spiace”: il mea culpa di Tucker Carlson, volto della destra MAGA. E suo figlio lascia l’ufficio di JD Vance
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È passato a essere dal primo dei suoi sostenitori al capofila dei critici, bocciando le sue decisioni, specialmente in politica estera, da Gaza alla guerra in Iran. Tucker Carlson – già anchorman di Fox e accanito oppositore del governo Netanyahu – da mesi punta il dito contro Israele, colpevole di avere trascinato gli Stati Uniti in conflitti dove il capo della Casa Bianca aveva promesso di non infilarsi. Tutti proclami traditi, fino ad arrivare al punto di non ritorno. In un’intervista postata sui suoi profili social, l’esponente tra i più influenti del mondo MAGA, si scusa per essersi adoperato attivamente per l’elezione del tycoon e ammette la sua responsabilità. “Questo mi tormenterà a lungo – ha detto in un mea culpa indirizzato ai cittadini Usa -. Penso davvero che questo sia come il momento in cui si devono fare i conti con la propria coscienza. Soffriremo ancora a lungo per questo, io sicuramente sì. E voglio dire che mi dispiace di aver ingannato le persone — non ho fatto apposta. Questo è tutto quello che dirò. Ma allo stesso tempo sorge immediatamente la domanda: cos’era tutto questo? C’era sempre stato un piano? Non voglio cadere nella teoria del complotto, ma è evidente che ci fossero segni di bassa moralità [di Trump] — lo sapevamo. Ma il fatto è che molte persone con una bassa moralità a volte ottengono buoni risultati. Oggi non è affatto una rarità”. E attribuisce anche a se stesso, come ad “altri milioni di persone”, la responsabilità della “situazione” nella quale versano oggi gli Stati Uniti.

In questo clima di crescente tensione, il figlio di Carlson, Buckley, si dimette da vice della comunicazione di JD Vance, ruolo che ha ricoperto fin dall’inizio della seconda amministrazione del tycoon. Nel frattempo nel mondo Maga prende ulteriormente piede la teoria del complotto secondo cui il tentato assassinio avvenuto a Butler, in Pennsylvania, nel 2024, è stato una farsa. Teorie che il capo della Casa Bianca, sostengono i complottisti, sta cercando di insabbiare come ha fatto con i files su Jeffrey Epstein.

A fare circolare l’ipotesi, lo scorso novembre, era stato lo stesso Carlson: ha iniziato ad insinuare che l’Fbi fosse in qualche modo coinvolto nell’insabbiamento della sparatoria, sostenendo su X che “il Bureau ha mentito” su alcuni dettagli. Nelle ultime settimane, con il tycoon sempre più solo, la teoria si sta sempre più diffondendo sui social e i podcast di destra. Tra loro c’è Tim Dillon, uno dei più convinti sostenitori di Trump. “Credo che fosse tutta una farsa”, ha affermato nel suo programma lo scorso fine settimana, suggerendo che il presidente americano dovrebbe ammettere di aver organizzato l’attentato “per mostrare agli americani quanto fosse importante votare per lui e fin dove fosse disposto a spingersi per loro”. Intanto, la guerra in Iran prosegue e i sondaggi per il presidente, di cui il Wall Street Journal ha pubblicato un ritratto impietoso, restano ai minimi, col 63% degli americani deluso dal suo lavoro.

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