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“E’ stata una messinscena”: nel mondo MAGA serpeggiano sempre più dubbi sul tentato assassinio di Donald Trump

Nelle ultime settimane si sono intensificate le teorie del complotto sulla sparatoria del 13 luglio 2024 a Butler, mentre sostenitori un tempo fedelissimi si sono rivoltati contro il tycoon
“E’ stata una messinscena”: nel mondo MAGA serpeggiano sempre più dubbi sul tentato assassinio di Donald Trump
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Il 13 luglio 2024, durante un comizio elettorale a Butler, in Pennsylvania, Donald Trump viene ferito da un colpo d’arma da fuoco. L’attentato segna uno dei momenti più drammatici della recente politica Usa: un proiettile gli sfiora l’orecchio, mentre un sostenitore, Corey Comperatore, viene ucciso e l’attentatore, Thomas Crooks, viene freddato dagli agenti del Secret Service. Nelle ore successive, l’episodio genera una vasta ondata di reazioni pubbliche caratterizzate da solidarietà trasversale. Negli ultimi mesi, tuttavia, anche nella base elettorale del tycoon si sono moltiplicati coloro che pensano che si sia trattato di una messinscena.

Questa teoria, riferisce Wired, ha iniziato a diffondersi dopo che Joe Kent, ex direttore del Centro nazionale antiterrorismo dimessosi dall’amministrazione Trump a causa della guerra con l’Iran, è intervenuto al programma del commentatore conservatore Tucker Carlson e ha affermato, senza addurre prove, che le indagini sulla sparatoria erano state interrotte prima del loro completamento. “Se non si vuole affrontare la questione, allora si può semplicemente tacere e dire che non si può porre quella domanda”, ha affermato Kent. “Il che, a sua volta, crea persone che spuntano dal nulla e iniziano a trarre le proprie conclusioni.”

Già nei primi giorni dopo l’attentato erano spuntate le prime teorie del complotto e sui social avevano cominciato a circolare accuse secondo cui l’azione sarebbe stata orchestrata da avversari politici, con ipotesi che chiamano in causa ambienti democratici, il cosiddetto “deep state” o gruppi come Antifa, mentre altre narrazioni sostengono senza prove un coinvolgimento diretto delle istituzioni federali.

Con il passare dei mesi, tra l’autunno 2024 e il 2025, il quadro subisce un’evoluzione e nei primi mesi del 2026 una parte crescente della base MAGA arriva a sostenere che l’attentato stesso sia stato inscenato. La scorsa settimana Candace Owens, teorica del complotto di estrema destra che ha abbandonato Trump, ha affermato nel suo podcast che Miriam Adelson, una miliardaria israelo-americana e finanziatrice del Partito Repubblicano, sarebbe stata la vera mente dietro il tentato assassinio, poiché Trump non aveva mantenuto la promessa di consentire a Israele di annettere la Cisgiordania occupata. Il podcaster e comico Tim Dillon ha detto senza giri ddi parole che “sembra una messa in scena”, ipotizzando che l’evento possa essere stato orchestrato per rafforzare la posizione politica di Trump. Parallelamente, l’influencer e attivista Laura Loomer ha parlato di “operazione costruita”, mentre il commentatore Jack Posobiec ha definito l’attacco “altamente sospetto”, sottolineando presunte incongruenze nelle misure di sicurezza.

Altre voci amplificano queste interpretazioni. Il teorico del complotto Alex Jones ha descritto l’episodio come “un evento che puzza di false flag”, mentre il commentatore politico Mike Cernovich sostiene che “ci sono elementi che indicano una manipolazione dell’intera scena”. In questa fase, il fenomeno assume caratteristiche ibride: teorie inizialmente diffuse in ambienti critici verso Trump vengono riassorbite e rielaborate all’interno della sua stessa base elettorale. Il contesto politico contribuisce a questa dinamica. Nell’aprile 2026, una serie di crisi — tra cui l’attacco sferrato a Teheran e la conseguente chiusura dello Stretto Hormuz, l’aumento dei prezzi al consumo e controversie legate alla comunicazione pubblica del presidente che comprendono anche l’attacco a Papa Leone XIV — sta indebolendo il consenso attorno a Trump. In questo quadro, la diffusione di teorie alternative sull’attentato si intreccia con il calo di fiducia e con divisioni interne al movimento.

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