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Giuseppe Del Deo e il gruppo di collaboratori chiamati “i neri”: le accuse all’ex numero 2 dei Servizi indagato nell’inchiesta sulla Squadra Fiore

Ex ufficiale dell’esercito, con una carriera trentennale nei servizi segreti, era stato nominato da Meloni nell'agosto del 2024 numero 2 del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, incarico lasciato pochi mesi dopo
Giuseppe Del Deo e il gruppo di collaboratori chiamati “i neri”: le accuse all’ex numero 2 dei Servizi indagato nell’inchiesta sulla Squadra Fiore
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Quando era dirigente del reparto economico finanziario dell’Aisi (i servizi segreti interni) Giuseppe Del Deo si sarebbe avvalso di una squadra di collaboratori “denominati convenzionalmente ‘i neri’ ai quali dava disposizioni per attività clandestine di tipo para-investigativo”. È quanto ricostruito dai magistrati che indagano sulla “Squadra Fiore“: un’inchiesta della procura di Roma che ha portato oggi a una serie di perquisizioni eseguite dai carabinieri del Ros. Un gruppo clandestino che avrebbe compiuto, secondo l’accusa, attività di dossieraggio con al centro pezzi dei servizi segreti (della vecchia gestione), ma anche imprese e politica.

La carriera nei Servizi segreti

E tra gli 11 indagati compare anche il nome di Giuseppe Del Deo. Ex ufficiale dell’esercito, con una carriera trentennale nei servizi segreti, era stato nominato da Giorgia Meloni nell’agosto del 2024 numero 2 del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (l’organo che coordina l’intera attività di informazione per la sicurezza delle due agenzie Aise e Aisi). Incarico di vicedirettore del Dis che aveva lasciato pochi mesi dopo, nell’aprile del 2025, prima dell’età pensionabile. Attualmente è il presidente esecutivo di Cerved Group Spa.

L’accusa di peculato

Del Deo è accusato di peculato e accesso abusivo nell’ambito di un filone dell’inchiesta sulla Squadra Fiore. L’accusa contenuta nel decreto di perquisizione è relativa al periodo tra il 2018 e l’agosto del 2024. Secondo l’ipotesi dei pm capitolini l’accusa di peculato riguarderebbe 5 milioni di euro per contratti stipulati dai servizi verso una società “amica”, la Sind, che si occupa di sistemi di riconoscimento facciale e biometrici, gestita all’epoca dei fatti da Enrico Fincati, anche lui indagato. Nel procedimento è anche indagato per truffa l’ex capo e fondatore della società Maticmind Carmine Saladino. Il contatto tra i due filoni di indagine è relativo ad alcune intercettazioni in cui appartenenti alla squadra Fiore tirano in ballo il nome di Del Deo. L’attività di perquisizione, per presunti illeciti iniziati nel 2022, ha riguardato 7 indagati.

L’utilizzo di schedari per fini non istituzionali

L’ex dirigente “in posizione apicale del Sistema di informazioni per la sicurezza della Repubblica, avrebbe utilizzato, per fini non istituzionali, gli schedari informativi istituiti per il trattamento di notizie e informazioni necessarie al perseguimento degli scopi istituzionali del comparto”, si legge in una nota diffusa dai carabinieri del Ros. Gli approfondimenti investigativi, avrebbero così permesso di acquisire nuovi elementi idonei a delineare ulteriori fattispecie delittuose per le quali risultano coinvolti imprenditori ed ex appartenenti all’intelligence nazionale. Nel dettaglio, gli interessati risultano indagati a vario titolo dei reati di peculato in concorso (imprenditori e Del Deo) poiché, nel 2023, si sarebbero appropriati di fondi dell’Aisi, per alcuni milioni di euro destinati a saldare un contratto di fornitura, di fatto mai eseguito, stipulato tra l’Aisi e una società operante nel settore della produzione di sistemi software e hardware. Nell’inchiesta viene ipotizzato anche il reato di truffa aggravata, poiché, come spiega la nota del Ros “nell’ambito di una operazione di acquisizione di società operanti nel settore della consulenza e progettazione di reti digitali infrastrutturali e soluzioni di intelligence per l’innovazione, l’imprenditore titolare della acquisenda società, al fine di aumentarne il prezzo di vendita attraverso una clausola di earn-out2 (che lega una componente aggiuntiva del prezzo di vendita al raggiungimento di specifici obiettivi finanziari o commerciali), con artifizi e raggiri, nel conto economico del 2023, avrebbe esposto valori fittizi di fatturato tali da incrementare, falsamente e per oltre 40 milioni di euro, il margine operativo lordo (Ebitda) della società, usato quale parametro per la maturazione della componente di prezzo integrativa. Tale operazione, avrebbe procurato all’imprenditore un profitto di circa 8 milioni di euro non dovuti, con correlativo danno anche a Cassa Depositi e Prestiti, di cui è azionista di maggioranza il Ministero dell’Economia e delle Finanze, in quanto, attraverso Cdo Equity S.p.A, deteneva una parte del capitale della società acquirente”.

Da Equalize alla Squadra Fiore

L’indagine trae origine, in parte, dagli elementi acquisiti dai pm romani nel procedimento relativo all’inchiesta “Equalize” diretta dalla procura di Milano con il coordinamento della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo (i cui esiti più recenti hanno portato lo scorso 9 aprile alla notifica di 81 avvisi di conclusione delle indagini preliminari) e, in parte, da sviluppi investigativi della procura capitolina per verificare l’operatività della struttura “Squadra Fiore”, dedita all’attività di dossieraggio su persone e imprese italiane attraverso l’accesso abusivo a banche dati istituzionali.

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