Equalize, il capo dell’ufficio legale Eni indagato con l’uomo vicino ai clan. Dall’ex generale Di Gesù ai committenti: chiuso il secondo filone
C’è il capo dell’ufficio legale di Eni Stefano Speroni, indagato oltre che per accesso abusivo anche per calunnia. C’è parte degli avvocati dello studio internazionale Dentons che in molti casi ha curato gli interessi della stessa azienda del cane a Sei zampe. C’è il manager di Stato Pierfrancesco Barletta, l’ex generale della Guardia di Finanza Cosimo Di Gesù. C’è l’erede di Luxottica, quel Leonardo Maria Del Vecchio che ha dato mandato di spiare parte della sua famiglia. E con lui, il suo cerchio magico, Marco Talarico della Lmdv, Stefano Orsini già security manager di Luxottica, e Mario Cella, il tuttofare della famiglia Del Vecchio. La nuova chiusura indagini è di oltre cento pagine e 101 capi d’imputazione, e riguarda la maxi-inchiesta sulla centrale di dossieraggio illegali che si celava dietro la società milanese Equalize. Ottantuno gli indagati e nuovi capi d’imputazione anche per Enrico Pazzali, ex presidente della Fondazione Fiera nonché socio di maggioranza di Equalizie, e per il quale la Procura di Milano oggi ha chiesto il rinvio a giudizio per associazione a delinquere finalizzata all’accesso abusivo a sistema informatico.
Il risiko dei committenti
Ma andiamo con ordine. Dal 25 ottobre 2024 sono passati quasi due anni. Allora il primo blitz della Procura di Milano e del pm Francesco De Tommasi mise sul tavolo un sistema di spionaggio che avrebbe potuto mettere a rischio la sicurezza nazionale scoperchioando legami deviati con soggetti dello Stato. La prima chiusura indagine è della scorsa estate, ma oggi la Procura ha alzato e non poco il livello dei personaggi coinvolti andando a tracciare il risiko dei committenti di Equalize. Committenti, sostiene l’accusa, consapevoli dell’attività di dossieraggio illegale fatta di accessi abusivi al sistema informatico non solo del Viminale. Ne erano consapevoli, ad esempio, tre avvocati dello studio Dentons: Matteo Danieli, Pasquale Annicchiarico e Sara Biglieri (oggi ex legale di Dentons). A loro vengono contestati diversi capi d’imputazione per altrettanti accessi abusivi. Sei i reati contestati dalla Procura di Milano ad Annichiarico, Danieli e Biglieri. Uno è in condivisione con Stefano Speroni, il capo dell’ufficio legale di Eni. Ed è quello che riguarda il dossier sull’imprenditore calabrese Francesco Mazzagatti. I legali di Dentons assieme a Speroni così commissionavano dati che il gruppo Equalizie acquisiva e poi trasmetteva “con strumenti di comunicazione anche criptati, dopo aver effettuato gli accessi, le informazioni illecitamente esfiltrate dalle Banche Dati”.
Speroni e l’uomo vicino ai clan
Dagli atti della maxi inchiesta inoltre emerge l’esistenza di una chat comune tra Gallo e gli avvocati indagati di Dentons. Di più: Stefano Speroni risulta indagato per calunnia per il dossier che l’ex avvocato di Dentons poi passato in Eni ha commissionato a Equalize. Dossier sempre su Mazzagatti dal quale sarebbe emersa la sua vicinanza, mai provata, con la ‘ndrangheta. Oltre che per calunnia lo stesso Speroni è accusato anche di false dichiarazioni all’avvocato in concorso con l’ex ‘ndranghetista e poi collaboratore di giustizia Antonino Romeo, il quale, nello studio di un legale a beneficio di Gallo fece un verbale in cui confermava la vicinanza di Mazzagatti alla cosca Piromalli. Verbale che sarebbe andato a sostegno del dossier e che, a quanto emerge dalle intercettazioni, Speroni voleva acquisire. Secondo la Procura però Romeo, in concorso con Speroni “dichiarava falsamente di essere a conoscenza che Francesco Mazzagatti apparteneva alla ‘ndrangheta di Oppido Mamertina, aveva riciclato il denaro dei Piromalli e degli Alvaro e che la società Pascal S.a.s. era stata così denominata in onore di Pasquale Mazzagatti, ‘ucciso in una faida a Oppido Mamertina’”.
L’ex generale della Finanza
E poi c’è quel capitale sociale fatto di contatti ad alto livello istituzionale su cui poteva contare Enrico Pazzali. Uno di questi era il generale della Gdf Cosimo Di Gesù che risulta indagato per accesso abusivo e rivelazione di segreto. Si legge al capo d’imputazione numero 37 che Pazzali e Di Gesù “in concorso tra loro e con condotta materialmente posta in essere da Di Gesù, nella sua qualità di Generale della Guardia di Finanza, in servizio presso il Comando Generale di Roma, e, quindi, quale Pubblico Ufficiale, al di fuori delle condizioni, delle finalità e dei limiti previsti dalla facoltà di accesso a lui attribuita ai sensi della Legge 121/81, abusivamente s’introducevano in un sistema informatico protetto da misure di sicurezza, e, segnatamente, nella Banca Dati Serpico in uso alla Guardia di Finanza acquisendo i dati informativi ivi contenuti, coperti da segreto d’ufficio”. Il reato contestato avviene durante l’emergenza Covid e quando Pazzali stava mettendo in piedi il progetto dell’ospedale in Fiera.
I grandi studio di avvocati
Dunque, manager di società pubbliche, uomini delle istituzioni, e grandi studio di avvocati. Tra i legali indagati c’è anche Maria Francesca Albertini che si interfaccia con Equalize per conto dei fratelli Fabio e Matteo Arpe. In questo senso Equalize “si introduceva in sistemi informatici protetti da misure di sicurezza, e segnatamente nella BANCA BPM S.p.a., filiale di Alessandria, e\o nella Banca Dati del sistema dell’anagrafe dei conti correnti acquisendo i dati informativi ivi contenuti, coperti da segreto d’ufficio, relativi alle informazioni bancarie riservate riguardanti i conti correnti di (…). Nello specifico, nell’interesse e su incarico di Maria Francesca Albertini, Matteo e Fabio Arpe”.
Gli spiati: da Vieri a Lucarelli e Tognazzi
Tra i nuovi nomi dei soggetti spiati compaiono quelli della firma del Fatto Quotidiano Selvaggia Lucarelli, l’ex calciatore Bobo Vieri, Fabrizio Corona, l’attore e regista Ricky Tognazzi, il giornalista Gabriele Parpiglia e l’ex moglie di Paolo Bonolis Sonia Bruganelli.
Gli altri indagati
Indagato anche Giacomo Tortu, fratello del velocista Filippo, per lo spionaggio a carico di Marcel Jacobs come aveva già rivelato il Fatto quotidiano. E poi c’è lo spionaggio che l’ex titolare dell’Old Fashion, noto locale notturno di Milano ricavato negli spazi della Triennale, ha commissionato ad Equalize per hackerare i telefoni cellullari del presidente della Triennale Stefano Boeri e della dg Carla Morogallo. “Nello specifico – si legge nella chiusura indagine – Cominardi chiedeva a Rovini l’abusiva acquisizione delle conversazioni WhatsApp tra Boeri e Morogallo. Rovini, a sua volta, si rivolgeva a Di Iulio per l’esecuzione delle illecite operazioni di esfiltrazione, poi materialmente eseguite da Pegoraro, su richiesta di Di Iulio il quale agiva in accordo anche con Rovini. Pegoraro, quindi, una volta acquisiti i dati e le conversazioni WhatsApp e dopo aver falsificato, alterato, modificato e assemblato i contenuti e\o gli estremi delle conversazioni stesse, al fine di occultarne la provenienza illecita, dava conto dell’esito delle operazioni di esfiltrazione inviando il tutto direttamente a Rovini”.