Dietro un grande artista, c’è un grande produttore. È una regola non scritta del mondo della musica internazionale e italiana. Juli (vero nome Julien Boverod) ha solo 27 anni, ma ha iniziato a 17 a farsi spazio nell’affollato mondo della produzione musicale. Piano piano e con mille sacrifici è riuscito a ritagliarsi il suo “posto al sole”. L’incontro fortunato con Olly è solo la ciliegina sulla torta di molte collaborazioni artistiche da Emma a Tommaso Paradiso. Tutti incontri che sono racchiusi anche nel primo album dal titolo “Solito cinema”. Un disco piacevole all’ascolto che evidenzia ancora una volta il perché Juli sia molto amato dagli artisti del nostro Paese: è sincero. L’album è stato anticipato in radio dal singolo “Quelli come me”, prima collaborazione con Coez.
“Sono senza filtri e senza maschere. – ci racconta il produttore – Questo album è un po’ un bigliettino da visita di questi 27 anni della mia vita, non tanto della carriera o del percorso artistico. C’è molto della mia stabilità emotiva e non… Un punto dopo qualche anno bellissimo con mille traguardi e mille cose impensabili. Voglio sfruttare il disco per prendere una boccata d’aria e per godermi anche un po’ quello che è il frutto di questi anni e quindi è questo il mio miglior biglietto da visita che racchiude il disco. Tutto questo è arrivato nel momento giusto e perfetto e sono contento che sia venuto fuori in maniera ultra naturale”.
Su Instagram hai parlato di vita vissuta sopra una barca con sotto i fulmini. “In 26 anni mi hanno scaraventato a terra, mi hanno preso calci e schiaffi”. A cosa ti riferisci?
Tutti quelli che fanno il mio lavoro non vivono un percorso lineare e facile. Ho avuto tante difficoltà soprattutto nella vita privata.
Come mai?
Non è facile, come nel mio caso, mollare la scuola e addentrarsi in un percorso non lineare. Ho dovuto cambiare città per inseguire i miei sogni, perché in Valle d’Aosta dove sono nato le possibilità sono poche. E quindi diciamo che ho dovuto fin da subito prendere la strada più difficile, che era quella dell’affidarsi anche un pochino al caso.
Quanti anni avevi?
Avevo 17-18 anni e ho dovuto prendere delle decisioni importanti.
Com’è andata?
I primi anni, soprattutto quelli della vita in solitaria, sono stati anche basati sull’ingenuità, che è stata quella che mi ha salvato in realtà, perché prendere scelte ingenue, buttarsi, rischiare tutto, andare, partire, sono scelte che di base fai a quell’età lì, perché già adesso non so se le rifarei a 27 anni.
Qual è stata la difficoltà maggiore?
Il mio percorso è partito da zero e imporsi in mezzo a tantissima altra gente che fa lo stesso lavoro non solo è difficile ma ti segna tanto. Io sono soddisfatto e mi guardo indietro con occhi felici e fiero. Ma altri amici e colleghi non sono stati altrettanto fortunati.
La tua famiglia ti ha appoggiato?
Sì, al 100% al netto di qualche litigata e battibecco che solo dopo, nel tempo, ho capito essere giusti.
Come reagivi alle discussioni?
A quell’età lì è facile puntare il dito contro i propri genitori quando non ti supportano. Però col senno di poi ho capito che erano solo tanto preoccupati e non è che non volessero appoggiarmi. Mi sono stati vicini al massimo delle loro possibilità, mi hanno sempre dato tutto quello che era a loro disposizione e non è stato semplice.
Perché?
Non vengo da una famiglia benestante. È stato molto difficile nei primi anni fuori casa, pagare l’affitto, riuscire a sopravvivere in maniera dignitosa.
Come riuscivi a organizzarti?
Facevo lavori a destra e sinistra. Non avendo un titolo di studio, mi sono ‘accontentato’ di andare o in fabbrica o fare volantinaggio, ho fatto qualsiasi cosa. Ho cercato di organizzarmi col tempo perché da un lato dovevo lavorare, dall’altra dovevo andare avanti nel percorso della produzione musicale. Quindi erano spesso part time e solizioni per arrancare.
Mai avuto la tentazione di mollare tutto e tornare a casa?
Sicuramente ci sono stati dei momenti, dove sarebbe stato più facile mollare tutto e ritornare a casa, non lo nego. A ripensarci ora mi chiedo perché io non l’abbia fatto. In realtà col senno di poi è andata bene e sono felicissimo. A vent’anni l’idea di ritornare a casa c’è stata ma dall’altra sarebbe stata una ammissione di fallimento su un progetto enorme che avevo in testa, quindi ci ho provato fino all’ultimo. Poi c’è stato anche il Covid di mezzo, quindi la situazione è stata molto più complessa.
Quali sono stati i tuoi spostamenti?
Sono andato prima a Torino perché era la città più vicina e per creare i primi contatti. Era la città più comoda per iniziare a farlo. Poi sono andato a Milano.
La svolta avviene con l’incontro con Olly. È stato un colpo di fulmine?
No, è stato un rapporto partito molto lentamente e costruito nel tempo. Avendo cambiato due volte città la prima a 17 anni e poi a 23, molti miei punti fermi e amicizie li ho persi strada facendo. Poi ho conosciuto Olly e si è creato un qualcosa che, ad oggi, è il mio presente.
Qual è il punto di forza del vostro rapporto?
Non è solo quello che c’è fra me e lui, ma quello che si è creato con le nostre compagnie, perché degli amici miei, valdostani o di Torino, in un secondo momento, si sono uniti alla sua compagnia di Genova. Si è creato un blocco unico che per me, ad oggi, è casa. Quindi io e lui siamo solo la punta dell’iceberg di un nucleo bello solido. Una vera e propria comunità.
C’è chi, con una punta critica, ti indica come “l’uomo ombra” di Olly, tu cosa rispondi?
Più che ombra, noi siamo alla luce del sole. Negli ultimi anni non è che possiamo tanto essere ombra uno dell’altro, anzi, siamo belli ‘spiattellati’ in vetrina tutti i giorni e sono cazzi nostri, quindi che mi definiscano come vogliono. Quello che c’è fra me e Fede è una cosa che sappiamo solo noi, siamo noi che ci viviamo tutti i giorni e non è importante come vengo definito. Io faccio con lui quello che faccio anche con altri artisti come mi è capitato di fare con questo album. Non ho problemi su come vengo definito.
Qual è la cosa più importante perché il tuo lavoro renda al meglio?
Il feeling, il rispetto e l’empatia con gli artisti. Per sopravvivere e per campare di questo ho dovuto passare degli anni a fare anche un sacco di cose che non mi piacevano, che non mi rappresentavano. Un po’ per guadagnare, un po’ per pagare l’affitto, un po’ per farmi conoscere. Oggi ho il privilegio e la fortuna di poter selezionare il modo con cui fare il mio lavoro, di poter fare poche cose ma fatte bene, con un rapporto, con un’amicizia. È cambiata la qualità del mio lavoro.
Cosa ti ha colpito di Emma?
L’ho conosciuta alla fine del 2023. Mi ha colpito molto il modo in cui si è messa nelle mie mani, in un momento fondamentale della sua carriera. Siamo andati a Sanremo nel 2024 con ‘Apnea’ ed è stato una fase cruciale per la sua carriera. Io ero, invece, agli inizi nel mainstream quindi mi ha colpito la facilità con la quale si è affidata a me e non solo per il brano di Sanremo.
Scontato?
Niente affatto perché spesso succede che ti prendono un brano per il Festival, poi tu non vedi più l’artista, non li senti più, fanno il loro disco per i fatti loro. Mentre Emma mi aveva fatto un bellissimo discorso sull’inizio del nostro viaggio insieme. Questa cosa mi ha colpito tantissimo, in un momento in cui in pochi credevano in me, lei si è proprio affidata.
Poi c’è anche Tommaso Paradiso…
È la prima traccia che nasce per questo disco. Il brano è del 2024 e nasce da un incontro in studio voluto da Klaus Bonoldi (direttore artistico Universal publishing, ndr), il mio editore di Universal. Tommy era in un momento di fermo da un annetto e si stava rimettendo a scrivere. Ci hanno messo in studio insieme e ci siamo trovati subito, ovviamente, ma è difficile non andare d’accordo con Tommy. È nato un bellissimo rapporto.
Citando il titolo del tuo disco, qual è il tuo film preferito?
‘The Truman Show’. Ne parlavamo con Olly perché ogni tanto ci capitano delle cose che sembra che stia per spuntare una telecamera da un momento all’altro e ci dicano che è tutto finto quindi ogni tanto mi sento proprio nel ‘Truman Show’.
La scorsa estate alcune foto post baldoria al ristorante hanno mosso delle critiche, tu cosa hai pensato?
All’inizio mi ha ‘fatto strano’ perché sono le prime volte, quindi come tutte le prime volte provi un po’ di sentimenti contrastanti. Poi inizi a farci anche un pochino l’abitudine, nel senso che è il prezzo da pagare e bisogna solo saperlo gestire al meglio. Non è facile dal punto di vista umano, ma dalla mia ho la certezza che nel tempo le cose che devono essere smentite.
C’è in progetto un nuovo disco con Olly?
Lui è stato molto bravo nell’essere il mio compagno di viaggio per il mio disco e non è scontato, al di là del nostro rapporto. Si è messo in gioco proprio per essere un mio amico e non per essere Olly. Ha accolto anche diversi artisti che sono venuti nel mio studio e mi ha supportato. Quindi per una volta siamo a ruoli invertiti. Adesso abbiamo gli stadi, abbiamo un botto di cose da fare, poi si vedrà.
Insomma siete una vera e propria coppia di fatto?
Sì a tutti gli effetti, ci manca solo il rapporto intimo, ma per quello siamo ‘a posto’ entrambi in altre in altre ‘sedi’.
Mai dire mai nella vita…
Ah quello vale sempre (ride, ndr).