“So che siete qui per Justin Bieber, ma siamo felici di scaldare il pubblico per lui”. È così che Julian Casablancas degli Strokes, in maniera ironica e leggermente risentita, si era rivolto sabato scorso al pubblico del Coachella per introdurre l’Headliner di serata. Gli eterni ragazzi di New York forse avevano il presentimento che poco dopo il loro set ci sarebbe stato un qualcosa di difficilmente definibile come concerto. Gli unici strumenti utilizzati da Justin Bieber, un MacBook pro e un cavo HDMI decisamente lungo. “History was made”: il pubblico dei social è letteralmente impazzito alla scelta minimal ma efficace della popstar canadese di cantare sul palco (tra i più importanti al mondo) le proprie hit proiettando i vecchi videoclip, da headliner, con il cachet più alto di sempre. Bieber ha portato semplicemente sé stesso e ciò che lo ha reso un fenomeno globale: l’immaginario che ha costruito nei primi anni di YouTube, quelli dei video clip da miliardi di visualizzazioni.
A una settimana di distanza dall’evento, e dopo il secondo show di Bieber al Coachella (più movimentato e con molti più ospiti), le polemiche per l’effettiva discrepanza tra il cachet da record di 10 milioni di dollari e il set a dir poco minimalista sono state rapidamente spazzate dall’ondata di affetto e commenti positivi provenienti sia dai fan che dagli addetti ai lavori. I Bilieber della prima ora non aspettavano altro che sedersi metaforicamente sul divano con la propria stella e riattraversare con un occhio lacrimante e l’altro pure i migliori momenti della propria adolescenza. Proprio lui che tra l’altro ha interamente venduto il suo intero catalogo musicale alla cifra monstre di 200 milioni di euro circa tre anni fa a Hipgnosis Songs Capital, e si è seduto in platea come uno spettatore qualsiasi. D’altro canto, molti critici che tacciavano il Coachella di essere diventato più plasticoso e meno intimo, hanno apprezzato il one to one di Justin.
Il re assoluto di quell’era lì è stato lui e, proprio ora che pare aver definitivamente fatto i conti con il proprio passato, Bieber ha deciso di dargli un dolce addio, in mondovisione, davanti a tutti. Non c’è dubbio che da quando Justin Bieber ha iniziato, prima a parlare e poi ad affrontare i suoi problemi di salute mentale, il suo percorso artistico e la sua carriera hanno avuto un boost notevole. Ancor prima dei giornali di gossip e delle teorie complottiste sul suo passato, vedasi gli scandali relativi a P. Diddy, Bieber negli ultimi anni ha voluto metterci la faccia e spiegare apertamente ciò che stava attraversando: “Mi sento strano e dissociato. Spero che parlarne apertamente servirà anche a qualcuno di voi. Non vi preoccupate, vi chiedo solo di pregare per me”. Il tracollo fisico è arrivato nel 2022, quando Bieber ha toccato il punto più basso.
Gli fu infatti diagnosticata la sindrome di Ramsay Hunt, malattia che causa paralisi facciali a cause di infezioni. Per questo motivo fu costretto a cancellare il Justice Tour (dal suo penultimo album Justice, 2021) e a prendersi una lunga pausa dai riflettori. Risuonano ancora le parole della lunga intervista ad Apple Music nel 2022: “Guardarsi allo specchio è diventato difficile, è duro realizzare che stai guardando una persona che non è come vorresti. Penso sia il risultato di traumi e circostanze di vita”. Dopo alcuni anni di silenzio, Bieber è tornato l’anno scorso con Swag, un album riuscitissimo, non la solita lista di hit, ma un percorso musicale raffinato guidato dal produttore Dijon. Sotto molti punti di vista, questo disco è stata una vera e propria rinascita per il canadese.
Si tratta di un “gentle switch to the adulthood”, ma allo stesso tempo di una consapevole maturità artistica acquisita dopo vent’anni di esperienza. Oltre tutti i record, è questo il numero che più fa impressione della carriera di Bieber. Lui sul palco ha mosso i primi passi da essere umano adolescente oltre che da artista. È giusto ricordare come però non abbia sempre indossato i suoi panni sul palco e di come abbia istituzionalmente incarnato mastodontici interessi economici di discografiche e manager, lui che, giovanissimo, aveva un incredibile talento musicale, come dimostrano le clip che girano sui social da tempo che lo mostrano in veste di polistrumentista. La voce di Bieber è passata sempre in secondo piano rispetto alle sue abilità da showman, ma la potenza del suo ultimo album è anche quella di ristabilire il timbro unico e pulitissimo di una voce emotiva e ricca. Non a caso Bieber è stato di ispirazione per tanti giovani artisti, a partire da Billie Eilish (sua fan della prima ora e ospite per la seconda serata del festival) e, possiamo immaginare, non per le uscite mediatiche, i gossip o per i video musicali di Baby o Beauty and a Beat, che comunque si annoverano tra i patrimoni culturali che l’artista ha lasciato.
Tra l’altro, nel momento di nostalgia massima per Bieber con questa ode al passato inattesa durante il suo primo set da headliner al Coachella, la hit “Beauty and a Beat” è tornata prima in classifica globale su Spotify con quasi 10 milioni di streaming giornalieri, circa come il suo cachet al festival di Indio, con un ulteriore ottimo piazzamento di “Baby” al quinto posto con quasi 5 milioni di streaming.