“Io non mi piaccio, ma penso che in questa cosa tante persone ci si possano rivedere”, ha detto Mida, raccontando il suo brano, “Canzone d’amore”. Traccia che, per l’artista, rappresenta il punto zero di una nuova consapevolezza nell’esternare i suoi sentimenti (“Da quando ho scritto questa traccia racconterò l’amore in modo diverso”). Il cantante, dalla partecipazione alla 23esima edizione di Amici (“forse me la sarei potuta godere di più”), ha premuto fisso sull’acceleratore. Mida ha pubblicato, negli anni, singoli su singoli, di cui uno in spagnolo, “Rojofuego”, nonché la rivisitazione della sua “Rossofuoco”.
L’artista, infatti, è nato a Caracas da madre venezuelana e papà italiano, salvo poi trasferirsi, ai soli due anni di età, a Milano (“Il Venezuela non l’ho vissuto, però te lo senti addosso”). La sua famiglia è sfuggita dal regime di Maduro e oggi vive sparsa tra Italia, Portogallo e Spagna. “Mia madre ha pianto spesso” quando vedeva il tg, “Io ho sempre provato rabbia”, ha spiegato Mida che, in occasione dell’uscita del suo nuovo singolo “Un bel casino” ha raccontato, a FqMagazine, sia la genesi della canzone che il suo essere immerso in due diverse culture (“Preferisco il modo di vivere la vita dei venezuelani. Invece mi piace di meno il rapporto che si ha con il successo degli altri in Italia”).
Hai partecipato alla 23esima edizione di Amici: che ricordo hai del programma?
Facciamo questa intervista in un momento particolare perché ieri sera ero sul divano e in compagnia mi hanno chiesto di fargli vedere come fosse andato il “mio Amici”. Quindi me lo sono riguardato e devo dire che ho rivissuto tutte quelle emozioni. Ho un ricordo forte di quell’esperienza, ma forse me la sarei potuta godere di più. Però è classico nella vita quando ti capitano delle cose e poi ti guardi indietro e pensi che forse, qualcosa, lo potevi fare meglio. Guardo indietro con una punta di malinconica nostalgia.
Perché non te la sei goduta appieno?
Ero immerso dentro di me. Sicuramente ero una versione più acerba di me stesso. Il contesto sicuramente ti mette duramente alla prova.
Come hai vissuto il post talent?
La sto vivendo in maniera molto consapevole, anche perché il sistema è così per tutti. Diciamo che c’è questo inganno comunicativo tale per cui alcuni momenti di difficoltà li affrontano solo le persone che fanno i talent. La verità è che succede al 99% degli artisti. Sfido a trovare un artista che è stato nel suo momento migliore per tutta la vita. Ero arrivato ad Amici con un bagaglio sia emotivo che di percorso che mi ha permesso di affrontare il dopo in maniera egregia. La mia carriera sta andando avanti e sono grato per questo.
Sei nato a Caracas e, a due anni, ti sei trasferito a Milano: come hai vissuto l’adolescenza?
Il Venezuela non l’ho vissuto, però te lo senti addosso. Mia mamma è venezuelana e si sente che non parla come gli altri. E questa cosa, quando sei piccolo, non può non segnarti. Fa la differenza, l’ho vissuta. Mi sono sempre sentito da una parte un pizzico fuori luogo quando ero più piccolo, poi quando sono cresciuto ho imparato a capire le cose come stavano.
Quali sono gli aspetti che legano la cultura venezuelana a quella italiana?
Sono due culture molto diverse, soprattutto per il rapporto che hanno alla vita. E per questo sono una persona abbastanza strana (ride, ndr). Preferisco il modo di vivere la vita dei venezuelani. Invece mi piace di meno il rapporto che si ha con il successo degli altri, in Italia.
Perché?
Penso ci sia un retaggio, ci deve essere sempre una dietrologia. Secondo me in Italia si tende ad abbattere chi sogna ed è una cosa che non mi piace. Su questo aspetto il modello americano è un po’ meglio.
La tua famiglia è sfuggita dal regime di Maduro e oggi vive sparsa tra Italia, Portogallo e Spagna: come riuscite a rimanere uniti?
È difficile rimanere uniti al telefono. Penso che quando ci sia una relazione ci debba essere il contatto vero, quello visivo, quello effettivo, quello che conta davvero. Il resto sono delle frottole che ci raccontiamo. Fortunatamente adesso abbiamo WhatsApp e tutte queste cose qua, che fanno la differenza. Però il mio sogno sarebbe fare abbastanza successo da poter riunire tutti.
Cos’hai provato in quel periodo quando leggevi le notizie o guardavi il telegiornale?
Mia madre ha pianto spesso. Io ho sempre provato rabbia, perché è come se hai una carta che non ti puoi giocare, che te l’hanno nascosta, te l’hanno rubata. È difficile da spiegare anche perché ho un contatto molto materno col Venezuela, come se fosse un po’ la mia madre natura, da cui non posso tornare, quindi si fa fatica.
Il tuo ultimo singolo s’intitola “Un bel casino”. Cosa intendi?
Il mio bel casino penso sia la mia vita, il modo in cui mi vivo le emozioni e gestisco le relazioni. Faccio spesso dei bei casini. Questa canzone parte da un’esigenza: mi piaceva l’idea di fare un brano d’amore dove, però, viene mostrata un po’ l’altra faccia della medaglia. Quella che a volte viene raccontata meno, anche se è un aspetto vero. L’amore ‘non è sempre rose e fiori’ e questa volta ho raccontato le spine. E secondo me è una cosa in cui tante persone si possono rivedere.
Esternare le difficoltà ti avvicina alle persone?
Esatto, penso che questa cosa alla gente arrivi. Poi è un brano che si balla, si canta ed ha una parte leggera, per quanto presenti comunque una sua “cazzimma”.
L’altro tuo brano, “Canzone d’amore”, rappresenta l’altro lato della medaglia?
“Canzone d’amore” è la parte rossa della rosa, sono i petali. Da quando ho scritto questa traccia racconterò l’amore in modo diverso. Ho scritto proprio l’amore per il senso ideologico. Quando amiamo ci trasformiamo. Penso che la più grande forma d’amore sia annullarsi, ed è quando non c’è egoismo nel sentimento. Dico “se fossi un pittore ti disegnerei, se fossi un custode veglierei su di te”. Ovvero io sono passivo solo perché ti amo. Il sentimento però è raccontato nel modo giusto, non è tossico.
“Ho paura che tu mi veda come mi vedo io”: perché?
Io non mi piaccio, ma penso che in questa cosa tante persone ci si possano rivedere. Mi piace anche la frase al contrario. Mi è capitato che la mia ragazza si emozionasse perché le avevo detto “vorrei che ti potessi vedere con i miei occhi”. Ma glielo dicevo pensandolo realmente. E lei si è emozionata. Ciò mi ha fatto scrivere la frase contraria. A volte abbiamo bisogno che qualcuno ci guardi con i propri occhi, che si veda dall’altro specchio.
Cosa ci sarà nel tuo futuro discografico?
Quest’anno farò sicuramente il disco. Sono convinto possa portare veramente un plus alla mia carriera. Non per forza immediato. Essendo un artista molto poliedrico, uno shot sempre da solo, a volte per me non basta.
Hai in mente di scrivere altre canzoni in spagnolo?
Sono nel cassetto, è una lingua troppo bella.