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“Non andate a mangiare nei ristoranti che vedete su Instagram e neanche in quelli che hanno la fila per entrare. Ci vorrebbero delle telecamere per quello che accade nelle cucine”: parla Slutty Cheff

La chef anonima svela i segreti delle cucine e critica le recensioni pagate sui social nel suo libro 'Crostata alla crema'

di Davide Turrini
“Non andate a mangiare nei ristoranti che vedete su Instagram e neanche in quelli che hanno la fila per entrare. Ci vorrebbero delle telecamere per quello che accade nelle cucine”: parla Slutty Cheff

Nelle foto della sua pagina Instagram pone sempre l’immagine di un hamburger per coprirsi il viso. In altre foto mostra le sue gambe nude con un calice di vino sulle ginocchia. Poi chiacchiera amabilmente di cibo e di sesso con quel grossolano, ruvido e un po’ spartano atteggiamento all’inglese. Slutty Cheff (rigorosamente con due f) è servita. Con quell’appellativo lì, che farebbe nascondere mamma e papà sotto al divano (slutty è una signorina volgare e che si concede assai), non poteva di certo passare inosservata. A prescindere dai follower (che sono peraltro pochini). In Inghilterra il suo libro Tart: le disavventure di un anonimo chef è stato un piccolo caso editoriale, In Italia il libro è appena uscito per Mondadori con un titolo che è un ardito e silenziato periplo della traduzione: Crostata alla crema (“tart” è si una di quelle tortine un po’ acide scoperte con frutta, ma vuole dire anche di qualcuno che commenta le cose con una certa acidità e insolenza).

In una intervista concessa al Corriere della sera, Slutty Cheff, che rimane ovviamente anonima, novella Banksy della ristorazione, ha raccontato alcune cose di sé e della sua vita: il lavoro nel marketing assicurato buttato alle ortiche per andare a servizio in un ristorante, la nonna che le ha insegnato a cucinare (verbo che in Inghilterra va sempre usato con le pinze) quando lei giovanissima era in difficoltà psicologica, i lavori “femminili” riservati nelle cucine alle donne (la decorazione dei dolci) e mai la cottura della carne. “Il mio libro è uno spaccato su cosa significhi essere una giovane donna e lavorare come chef a Londra, ma in un senso più ampio, racconta cosa voglia dire avere vent’anni, vivere in una grande città e dover trovare una propria identità e uno scopo nella vita”. Il personaggio e la missione di Slutty Cheff invece sono nati per caso: “Un giorno ero annoiata, così ho creato un account Instagram. Anche il nome è stato una scelta casuale. Volevo restare anonima, non avevo ambizioni di farne un’attività o nulla di simile. Fu un momento di divertimento mentre stavo lavorando nella cucina di un ristorante”.

Solo che su Instagram la cucina e i piatti sembrano più un pretesto per parlare di sesso e sessualità: “Quando ho iniziato non avevo motivazioni etiche né volevo farne una questione di emancipazione femminile: è ciò di cui amo parlare con gli amici al pub. Però noto che c’è ancora chi si scandalizza se vede una donna parlare liberamente del proprio piacere fisico, sia esso legato al sesso o alla gola. Non è un qualcosa che ritroviamo spesso nelle eroine dei libri o dei film. Perciò è stato anche divertente rompere quest’illusione collettiva”. Non aspettatevi però analisi appassionate sul cibo e i piatti assaggiati, Slutty è più una gola profonda del settore (“Gli chef più anziani sono tendenzialmente più avvezzi a ritenere accettabili turni massacranti, trattamenti brutali, scatti d’ira e altri atteggiamenti dittatoriali”) con suggerimenti da sindacato del lavoro: “Sarebbe il caso di installare telecamere e avere ispezioni regolari (nelle cucine dei ristoranti ndr), come per la sicurezza alimentare. Ma non basterebbe. Tutti, in ogni caso, si stanno rendendo conto che non è più possibile comportarsi in un certo modo, non la si fa più franca”.

Slutty ha comunque un potere magico: spostare commensali in un locale invece di un altro mostrando foto e video di qualche piatto (immagini che peraltro non fanno granchè voglia di entrare in un ristorante, ma tant’è): “Quanti di noi oggi scelgono dove andare a mangiare basandosi sui video che vedono online? Si tratta spesso di recensioni pagate, che non hanno nulla di genuino”. Influencer pagati che a disoccupati Istat sfangano la giornata con un pasto caldo offerto: “È stato proposto anche a me, mi hanno chiesto: “Quanto dobbiamo pagare per una storia sul tuo profilo? Quanto per un post?”. Comunque Slutty è in vena di suggerimenti che probabilmente avreste già in mente, ma fa niente uguale: non perdere tempo dove ci sono chilometri di fila per entrare; il pasto è un momento di piacere; il takeaway sta ingiustamente dilagando. Piatto preferito di Slutty? “Spaghetti alla bolognese”. Il conto prego.

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