La polizia nella camera d’hotel di Ilaria Salis all’alba: “Controllo preventivo prima del corteo No Kings a Roma”
Hanno bussato alla sua porta all’alba per un controllo preventivo in vista del corteo No Kings a Roma. A denunciarlo è stata lei stessa, Ilaria Salis, l’eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra: “L’Italia è ormai un regime”, ha detto. “Questa mattina la Polizia si è presentata all’alba nella mia stanza d’albergo a Roma per un controllo preventivo durato oltre un’ora in vista della manifestazione di oggi. A quanto pare, effetto del Decreto Sicurezza – aggiunge – Rendiamoci conto a che punto siamo arrivati con il Governo Meloni al potere… Viviamo in uno Stato di polizia. Ma non dobbiamo lasciarci intimidire. Manifestare è un diritto e lo dobbiamo difendere con tutte le nostre forze. Ci vediamo alle 14 in Piazza della Repubblica! #NoKings”. A Il Fatto Quotidiano ha poi dichiarato: “Mi chiedevano del corteo”. Una motivazione riguardo la quale, la Questura di Roma, guidata da Roberto Massucci, non concorda.
Solidarietà è stata espressa da Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, co-portavoce del suo partito: “Nonostante lei si sia qualificata subito gli agenti hanno atteso quasi un’ora prima di andare via. Si tratta di una vicenda di una gravità inaudita, ancora peggiore perché avvenuta a poche ore dalla grande manifestazione di oggi pomeriggio”. È “inaccettabile che in Italia – proseguono i leader rossoverdi – una parlamentare sia sottoposta a controlli preventivi. Il governo Meloni ha deciso di sottoporre a controlli i parlamentari di opposizione? Non siamo ancora diventati l’Ungheria di Orban e non intendiamo diventarlo. Su questa vicenda pretendiamo parole di chiarezza dal ministro Piantedosi”.
Bonelli e Fratoianni hanno avuto anche un confronto con il questore Massucci per avere chiarimenti: “Ha escluso categoricamente che questo controllo, che come leggiamo dai giornali sarebbe legato ad una segnalazione Schengen inserita dalla Germania agli inizi di marzo, sia legato alla manifestazione di oggi. Consideriamo questa una notizia positiva”. Tuttavia – aggiungono – “quanto accaduto è di una gravità inaudita che viola l’art.68 della Costituzione e le garanzie costituzionali di una eurodeputata italiana”. La questura ha spiegato che “l’attività origina, quale atto dovuto, da una segnalazione proveniente da un Paese terzo del panorama europeo, che non consente margine di discrezionalità negli adempimenti richiesti alle autorità italiane”.
A quanto apprende Il Fatto, lo Stato sarebbe la Germania e la richiesta sarebbe arrivata ai primi di marzo, ma è stata eseguita solo ora. Fratoianni ha insistito: “Pretendiamo che Piantedosi oggi dia una risposta e che Tajani, che è il ministro degli Esteri, convochi l’ambasciatore tedesco” perché “vogliamo sapere che sta succedendo” visto che “è una vicenda gigantesca”. E annuncia: “Poi ci muoveremo con i nostri gruppi parlamentari in Europa sul Parlamento europeo, sulla Commissione, ma intanto chiediamo che le autorità della Repubblica ci dicano che cosa stanno facendo. Vogliamo che queste risposte ce le dia il governo della Repubblica. Pretendiamo che ce le diano Piantedosi e Tajani”.
Nelle ore successive, la questura ha ulteriormente specificato che gli agenti si sono limitati “a richiedere i documenti a lei e alla persona in sua compagnia” e quando si sono resi conto che “si trattava dell’europarlamentare ogni verifica è stata interrotta senza fare accesso alla stanza d’albergo”. Insomma, “nessuna perquisizione e nessuno atto è stato compiuto”. La questura ha inoltre sostenuto che “in nessun caso e in nessun modo l’identificazione può essere messa in correlazione con le recenti normative approvate sull’ordine pubblico” e “si esclude pertanto categoricamente che possa essere stato un controllo preventivo effettuato in relazione alla manifestazione di oggi, bensì di un atto dovuto in base agli obblighi internazionali”.