A Roma il corteo “No Kings”, in piazza contro le guerre e il riarmo: bloccata la tangenziale Est. Capitale blindata
“Blocchiamo tutto“. Con questo grido il corteo dei No Kings Italia è entrato nella tangenziale Est di Roma, dopo avere percorso via dello scalo di San Lorenzo. Una manifestazione che ha registrato una partecipazione superiore alle aspettative degli stessi organizzatori e che è proseguita, modificando l’itinerario stabilito. I manifestanti hanno intonato cori chiedendo le dimissioni del governo Meloni. Niente scontri né momenti di tensione.
Il corteo contro guerre e riarmo, è partito poco dopo le 14.30 da piazza della Repubblica a Roma diretto a piazza San Giovanni, ma il percorso è stato poi modificato per raggiungere piazza del Verano. Alla giornata di mobilitazione – promossa da una rete di movimenti sociali e associazioni – partecipano diversi esponenti del mondo politico e sindacale. In piazza in “300mila” persone, dicono gli organizzatori. Di certo il numero di partecipanti è stato di gran lunga superiore a quello annunciato. Mentre la testa del corteo, a cui hanno preso parte gruppi da tutta Italia, superava San Giovanni, la coda era ancora a piazza dell’Esquilino. Proprio per questo è stato deciso di proseguire. In piazza anche Ilaria Salis: l’eurodeputata di Alleanza Verdi-Sinistra che questa mattina è stata protagonista di un controllo preventivo della polizia nella sua stanza di albergo. “Mi chiedevano del corteo”, ha dichiarato Salis al Fatto.
Una manifestazione che si è tenuta in una Capitale blindata: più di mille gli uomini e le donne delle forze dell’ordine messi in campo tra polizia di Stato, carabinieri e guardia di finanza, rafforzati dalle unità della polizia locale di Roma Capitale, come stabilito durante il comitato per l’ordine e la sicurezza e durante il tavolo tecnico in questura. Gli agenti sono stati distribuiti lungo l’intero percorso e nei punti nevralgici del centro, per garantire ordine pubblico e prevenire possibili disordini in una giornata considerata ad alto rischio. Alla fine però tutto è filato liscio.
La manifestazione rientra nel contesto internazionale del weekend “Together. Contro i Re e le loro guerre“. Al corteo di Roma ha sfilato anche un missile di legno: sulla cima spiccano fiori e la bandiera della pace, mentre lungo la struttura compaiono immagini dei conflitti in Medio Oriente. Tra i cartelli uno recita: “Terza guerra mondiale, ma che siete matti? Non la vogliamo studiare”. Tante le bandiere della pace, della Palestina, del Venezuela, oltre a quelle della Cgil, di Avs, e di associazioni come Amnesty International.
Alla mobilitazione hanno annunciato la partecipazione anche ambienti dell’area antagonista e realtà vicine al centro sociale Askatasuna, storica realtà dei movimenti autonomi, monitorata dagli apparati di sicurezza. Il livello di attenzione delle forze dell’ordine è cresciuto anche alla luce della recente esplosione avvenuta nel Parco degli Acquedotti a Roma, dove due militanti dell’area anarchico-insurrezionalista sono morti mentre, secondo le ipotesi investigative, stavano assemblando un ordigno artigianale.
“Quello che è accaduto pochi giorni fa nel parco degli Acquedotti a Roma potrebbe essere il segnale di un’escalation programmata, di una strategia che mira a colpire le istituzioni, a destabilizzare il tessuto civile, a reclutare nuovi adepti nell’odio anti-sistema, anti-atlantico, anti-sionista”, aveva dichiarato il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, che ha assicurato che “il livello di attenzione è e rimarrà massimo per la tutela delle infrastrutture critiche del Paese, per la prevenzione di ogni degenerazione violenta nelle piazze e la sicurezza dei cittadini”.
Il titolare del Viminale ha ricordato che “non deve esserci spazio per chi con la violenza intende sovvertire la democrazia e sostituirla con il caos” e, in vista della manifestazione di oggi, aveva espresso il desiderio che “tutte le forze politiche si compattino in difesa delle istituzioni democratiche e nel prendere nettamente le distanze da chi volesse porre in essere comportamenti e azioni violenti”. Si teme, infatti, il rischio di infiltrazioni di frange radicali che potrebbero sfruttare la visibilità della manifestazione per azioni dimostrative o per provocare disordini.