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Djokovic su Sinner: “La questione del doping è una nuvola che lo seguirà sempre, così come per me il Covid”

Il tennista serbo già in passato aveva denunciato “una mancanza di protocolli standardizzati e chiari” per la vicenda che ha riguardato l'azzurro. Ma il paragone con il suo rifiuto di vaccinarsi non regge
Djokovic su Sinner: “La questione del doping è una nuvola che lo seguirà sempre, così come per me il Covid”
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“La questione del doping è una nuvola che lo seguirà, così come la nuvola del Covid seguirà me”. Novak Djokovic torna a parlare di Jannik Sinner e lo fa attaccandolo ancora per il caso Clostebol che è costato a Sinner tre mesi di stop dopo la decisione della Wada. Il serbo ha parlato in un’intervista al programma web “Piers Morgan Uncensored”: ha risposto senza giri di parole alla domanda a riguardo, ma non è la prima volta che usa espressioni forti sul tema e che non risparmia critiche alla gestione del caso. Djokovic ha appena concluso la stagione vincendo il torneo di Atene e rinunciando a giocare le Atp Finals di Torino, torneo nel quale è attualmente impegnato Sinner.

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Le parole di Djokovic

Il paragone con la “nuvola del Covid” pare azzardato: Sinner è stato contaminato inconsapevolmente, Djokovic ha scelto autonomamente e consapevolmente di non vaccinarsi. Decisione che portò poi portò alla sua espulsione da Melbourne prima dell’Australian Open 2022. A provocare la contaminazione e di conseguenza la positività dell’azzurro ai controlli antidoping fu infatti un massaggio di Giacomo Naldi, il fisioterapista poi licenziato da Sinner.

Positività che ha costretto poi Sinner a fermarsi per tre mesi (dal 9 febbraio al 4 maggio) dopo il patteggiamento con la Wada. La sostanza, considerata dopante e quindi illecita nelle competizioni, proveniva dal Trofodermin, farmaco che Naldi aveva ricevuto da Umberto Ferrara, preparatore atleticato prima licenziato con Naldi e poi reintegrato da Sinner nel a luglio scorso. Ecco perché non è corretto paragonare una positività inconsapevole a una scelta di non vaccinarsi presa in autonomia.

In passato Djokovic aveva parlato di “una mancanza di protocolli standardizzati e chiari”, argomentando così: “Ci sono giocatori che aspettano da più di un anno che il loro caso venga risolto. Quindi il problema sono l’incoerenza e la mancanza di trasparenza. Sono stato davvero frustrato, come la maggior parte degli altri giocatori, dal fatto che siamo rimasti all’oscuro per cinque mesi. La maggior parte dei giocatori pensa ci sia del favoritismo. Sembra si possa quasi influenzare l’esito se sei un top player, se hai accesso ai migliori avvocati e a determinate risorse”.

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