Campagne fangose, paesaggi innevati, un utilizzo della luce che diventa vuoto, una macchia. Il protagonista delle sue opere, se ce n’è uno, è l’assenza. O meglio, la presenza dell’assenza. La pittrice russa Evgenia Buravleva, classe 1980, esordisce per la prima volta in Italia presso la Galleria Rubin. Il museo d’arte contemporanea ospiterà dal 13 novembre al 6 dicembre la mostra “Stagioni russe”, il cui titolo è un omaggio ai balletti russi di Diaghilev, il teatro d’avanguardia dell’uomo che aveva lanciato Stravinskij.
“Cerco assolutamente di catturare nella pittura questo momento presente che ci sfugge costantemente” ha dichiarato l’artista in una precedente intervista. La mostra è a cura di Anna Vyazemtseva e Paolo Galli ed è organizzata da Inga Santa Maria. L’ingresso alla mostra è fissato alle 18.30 di giovedì 13, evento che vedrà presente l’artista per l’inaugurazione, e si terrà dal martedì al sabato, con orario 15:00–19:30.
Le opere in mostra, dipinti ad olio su tela e disegni a pastello su carta, raffigurano alcuni dei luoghi della Russia che più hanno ispirato l’artista nel corso dei suoi viaggi. La pittrice, formatasi anche in nord Europa, Inghilterra ed Italia, con questa collezione vuole trasmettere l’idea di ciclicità, il ritmo perpetuo e circolare dell’esperienza. Nelle sue opere l’artista cattura la natura non solo tramite l’espressività nostalgica della pittura e del disegno ma anche per mezzo della tecnologia digitale, utile a storicizzare e bloccare gli stati sfuggevoli dell’ambiente. Legati fortemente alla nostalgia di una natura genuina e fanciullesca, i paesaggi rappresentati sono luoghi sereni ed austeri.
Tramite l’interpretazione di Buravleva il genere del paesaggio – pilastro espressivo dell’arte russa e dialettica di miti ed identità – gode di una rielaborazione contemporanea che invita lo spettatore a ritrovare sé stesso nei luoghi lontani e diversi dai propri. L’artista evita la narrazione, prevalente nell’arte contemporanea, e le sue opere cercano di rappresentare semplicemente ciò che sono. La pittrice, pur non condividendo apertamente la vocazione politica e sociale della corrente, è un’autrice realista.