Libri e Arte

“Morte e miracoli del numero 3”, il noir di Franco Vanni che mischia i lati oscuri del calcio alla miseria umana: la recensione

Un calciatore investito, un'indagine tra procuratori senza scrupoli e ultrà violenti: lo scrittore milanese torna in libreria con la terza indagine del cronista Steno Molteni

di Alberto Marzocchi

C’è la città, la “sua” Milano. Ma anche la provincia, quella Comasca (già presente ne La regola del lupo). Soprattutto, però, c’è il pallone, con tutto il macrocosmo – e microcosmo – che porta con sé e che Franco Vanni, da sette anni “migrato” nelle pagine sportive de la Repubblica a seguire l’Inter, conosce benissimo: dai sogni di chi calca gli sgangherati campi di periferia ai giovani stranieri in cerca di riscatto, dal lusso e dagli eccessi di chi in Serie A è arrivato per davvero a ciò che in tv si vede meno, le violenze, gli ultrà, il razzismo, le ambizioni, il denaro.

Vanni torna in libreria con l’avvincente Morte e miracoli del numero 3, edito da Baldini+Castoldi (298 pagine, 20 euro), terzo capitolo della saga – con annessa indagine – del giornalista-investigatore Steno Molteni. Dopo gli intrighi di una Milano “sotterranea” de Il caso Kellan e l’omicidio alla Agatha Christie su una barca a vela nel bel mezzo del Lago di Como del già citato La regola del lupo, Steno, cronista de La Notte (citazione dello storico giornale del pomeriggio nato proprio nel capoluogo lombardo nel 1952), si imbatte in quello che solo apparentemente sembra essere un incidente stradale: un’auto che investe e uccide il talento senegalese di 18 anni, Asa Ba, che gioca come terzino nel Veniano Calcio (Serie D), ma già destinato a un promettente futuro nella società della città lariana. Il giornalista comincia ad indagare. Accanto a lui, il miglior amico, l’assistente capo della Squadra mobile Raffaele Cinà, detto Scimmia.

Qui, ancora una volta, viene fuori l’abilità di Vanni, un lungo passato da cronista di punta tra le aule del Tribunale meneghino: Steno e Scimmia si troveranno invischiati in una vicenda più grande, fatta di ricatti, hacker, procuratori senza scrupoli e miseria umana. Steno, in particolare, verrà coinvolto in prima persona: i “cattivi” della storia metteranno le mani su una persona a lui cara, Sabine Castoldi. E qui, di nuovo, un elemento con cui l’autore ha avuto a che fare nella propria esperienza professionale e che, senza cadere nello spoiler, lasciamo sospeso: l’acido (come quello che serviva alla nota “coppia dell’acido” di Milano per sfigurare i volti di alcuni giovani). La risoluzione del caso è spiazzante e agghiacciante allo stesso tempo: l’amore – o presunto tale – che si trasforma in violenza.

Il principale merito di Vanni è senz’altro quello di aver unito, con una scrittura concreta e diretta e senza mai perdere il controllo della narrazione, il mondo del calcio con quello noir della cronaca giudiziaria, il cui risultato è un thriller stratificato e al contempo teso, che lascia il lettore aggrappato alle pagine, fino alla svolta finale. Ma non solo. L’autore, che nel 2022 ha scritto con Matteo Spaziante Il calcio ha perso (Mondadori), svela con sapienza il lato oscuro del pallone, quello lontano dai riflettori: la pressione psicologica e le speranze distorte che gravitano attorno ai giovani talenti, l’analisi dello sfruttamento dei ragazzini africani, la tossicità del tifo, la violenza verbale.

Mail: a.marzocchi@ilfattoquotidiano.it
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