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La denuncia dei presidi bocciati al concorso 2023: “Incongruenze, difformità e poca trasparenza”

Il Movimento ordinaristi dirigenti scolastici da mesi si sta battendo muovendosi in più direzioni, inclusi Tar e Parlamento
La denuncia dei presidi bocciati al concorso 2023: “Incongruenze, difformità e poca trasparenza”
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Tracce lette a voce alta nel momento dell’estrazione, quarantotto ore prima delle prove; griglie di valutazione con correzioni fatte a penna e “riviste” con la scolorina; colleghi che esaminano colleghi; conflitti di interessi e verbali mancanti. A denunciare questi presunti illeciti è il Movimento ordinaristi dirigenti scolastici 2023, ovvero centinaia di candidati del concorso nazionale per presidi che sono stati bocciati allo scritto. Da mesi si stanno battendo muovendosi in più direzioni: c’è chi ha presentato ricorso al Tar in diverse regioni, ma tutti chiedono un immediato accertamento interno al ministero dell’Istruzione e del Merito sulle fasi contestate e invitano la magistratura ad attivarsi per individuare eventuali responsabilità civili, penali e disciplinari. Intanto è già stato sollecitato anche l’intervento del Parlamento e sono partite le prime interrogazioni parlamentari.

Tante le problematiche riscontrate a partire dall’estrazione delle tracce 48 ore prima delle prove, come confermato dal Mim e presumibilmente lette ad alta voce prima di essere inviate agli Uffici scolastici regionali. “Ci sono state – spiega a ilfattoquotidiano.it il movimento – incongruenze nei criteri di valutazione e nella correzione delle prove scritte, con difformità nei giudizi, nella trasparenza dei punteggi e nella disomogeneità dei criteri a livello nazionale. Non solo. Abbiamo riscontrato la mancanza di verbalizzazione adeguata in diverse fasi del concorso, in violazione delle norme procedurali sulla trasparenza degli atti amministrativi e presunti conflitti di interesse e anomalie nella composizione delle commissioni esaminatrici, oggetto di interrogazioni parlamentari”.

Un’altra questione sollevata da chi protesta è che secondo l’articolo dieci del Decreto ministeriale 194/2022 “il numero delle tracce dovrebbe essere tre volte il numero totale dei candidati. Facciamo due conti: 2.253 candidati per tre sono 6. 759 tracce. E invece, il Ministero si è presentato con 448 tracce. Una differenza di oltre 631. Come si può garantire la trasparenza e l’equità della procedura con una simile discrepanza?”.

Un quadro che mina la fiducia di chi ha partecipato al concorso confidando nel rispetto delle regole e della meritocrazia: solo il 7% dei circa 25.000 partecipanti alla prova preselettiva del 23 maggio 2024 è stato ammesso allo scritto. Anomalie che non riguarderebbero solo il famoso caso di Napoli dove è già intervenuta la Procura per indagare su un’ipotetica rete di intrecci e relazioni, di favoritismi che, se confermati, avrebbero inficiato la correttezza delle procedure per nominare i 34 dirigenti scolastici campani. Le “irregolarità” – a detta del Movimento – sarebbero avvenute in tutt’Italia. Ora i ricorrenti attendono giustizia: “I giudici garantendo l’applicazione della legge consentiranno la tutela dei diritti di ogni cittadino e la promozione costante e permanente del buon andamento della pubblica amministrazione sia a livello centrale sia a livello territoriale”.

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