Martina Carbonaro, il padre Marcello: “Alessio mi ha detto che andava a fare la doccia e ho capito”
Alessio mi ha detto che stava andando a fare la doccia, si è buttato la zappa sui piedi. Dopo l’omicidio, lui è tornato a casa, si è andato a fare la doccia, ha mangiato ed è uscito” racconta a Storie Italiane su Rai1 Marcello Carbonaro, il padre della 14enne Martina, uccisa dall’ex ad Afragola a colpi di pietra. “Si è fatto una doccia, cioè si è tolto i panni sporchi del delitto e non si sa dove siano andati a finire”, ha aggiunto la madre parlando di Alessio Tucci, 19 anni a luglio, fermato per il femminicidio della 14enne. La ragazza lo aveva lasciato dopo aver ricevuto uno schiaffo.
“Lui ci ha aiutato con le ricerche, forse aveva paura di parlare. È venuto anche suo padre con me, mi diceva ‘andiamo a vedere dove sta tua figlia, Io avevo l’assassino di mia figlia in macchina e non lo sapevo. Quando l’ho chiamato lui mi ha detto ‘ha fatto la sua strada e io la mia’. Ho chiamato anche Anna che mi ha detto che avevano litigato lui e Martina, io avevo immaginato che era lui. Mia figlia quando usciva stava sempre appresso a lui. Quando gli ho detto che stavo andando a fare la denuncia, lui mi ha chiesto se poteva venire anche un suo amico. Ma perché lo devi portare? Mia figlia è scomparsa perché deve venire un’altra persona. E mi disse ‘allora sto qua. Poi i carabinieri l’hanno chiamato, ma io non ho capito più niente”, ha spiegato spiega l’uomo.
“Più che dire che mi dispiace non posso. Mi dispiace e chiedo perdono io al posto di mio figlio”. A parlare è il padre di Alessio Tucci, 18enne reo confesso del femminicidio della 14enne Martina Carbonaro, scomparsa la sera del 26 maggio e uccisa a pietrate, ad Afragola (Napoli). “Non so neanche spiegare quello che ha fatto mio figlio. Pagherà, ma io sono pur sempre il padre e ognuno con i propri figli si prende le sue responsabilità. Non lo abbandonerò nemmeno da lontano, lo seguirò sempre” dice l’uomo che parlando ai cronisti davanti alla sua abitazione ad Afragola, in provincia di Napoli racconta: “Vedevo mio figlio sempre tranquillo. Gliel’ho chiesto: ‘Alessio, mica hai fatto qualcosa?’. Lui mi ha sempre risposto ‘no, papà. Non mi ha mai detto niente – aggiunge – è venuto a casa, ha fatto una doccia. È stato con me fino alle 2 di notte, mi ha sempre detto che non aveva fatto niente. Poi all’improvviso sono venuti i Carabinieri, l’hanno preso e portato via”. Doccia che aveva insospettito Marcello Carbonaro, padre della vittima, che insieme alla moglie, Enza Cossentino, ha spiegato come il giovane fosse rimasto con loro, avesse partecipato alle ricerche della giovanissima donna che aveva ucciso e di cui aveva nascosto il cadavere. Quanto avvenuto non sembra trovare ragione nelle parole dell’uomo: “Come me lo spiego? Non lo so, non me lo so spiegare. L’ho sempre visto calmo, sereno, un ragazzo normale non mi so spiegare cosa gli sia passato per la testa. Tutta Afragola, tutti i suoi compagni lo conoscono bene e sanno che ragazzo è”.
Sul fronte dell’indagine si terrà venerdì, nel carcere di Poggioreale di Napoli, l’udienza di convalida del fermo per omicidio pluriaggravato e occultamento di cadavere notificato ieri a Tucci (difeso dall’avvocato Mario Mangazzo), reo confesso dell’omicidio della ex fidanzata Martina (i cui genitori sono difesi dall’avvocato Sergio Pisani). La Procura di Napoli Nord, inoltre, ha fissato per il prossimo 3 giugno il conferimento dell’incarico al perito per l’autopsia che dovrebbe tenersi lo stesso giorno. Del delitto di Afragola ha parlato oggi il procuratore generale della Corte d’Appello di Napoli, Aldo Policastro: “C’è un problema di prevenzione, di cultura, di formazione che non può essere affrontato in sede penale, ma deve essere affrontato all’interno della società, delle scuole e delle agenzie educative, della famiglia, dei media con messaggi che escludano dai rapporti personali la forza della sopraffazione”, ha detto. A chi gli chiede se le leggi contro la violenza sulle donne siano sufficienti, risponde: “Io penso che siano assolutamente sufficienti. Noi abbiamo una normativa molto avanzata ed efficace e una magistratura che su questo si sta impegnando al massimo: stiamo lavorando in tutti gli uffici inquirenti e giudicanti al massimo per garantire rapidità ed efficacia. Ma capiamo che non basta”.