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Uccisa a coltellate dall’ex compagno: lui era ai domiciliari ma senza il braccialetto elettronico perché non disponibile

Messina - A trovare il cadavere è stata la figlia della vittima. Il fratello della vittima: "Femminicidio annunciato". Differenza donna: "Chiediamo allo Stato che si assuma la responsabilità di questo ennesimo femminicidio di Stato"
Uccisa a coltellate dall’ex compagno: lui era ai domiciliari ma senza il braccialetto elettronico perché non disponibile
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Il braccialetto elettronico non era disponibile e quindi Santino Bonfiglio, 67 anni, già denunciato per maltrattamenti, ha potuto uccidere a coltellate, Daniela Zinnanti, 50 anni che di lui non ne voleva più sapere. La donna è stata trovata senza vita martedì sera ieri sera nella sua abitazione di via Lombardia, nel quartiere Lombardo a Messina. Il corpo della vittima è stato trovato all’interno dell’appartamento con numerose ferite da arma da taglio dalla figlia.

Sull’ennesimo femminicidio – che potrebbe essere avvenuto lunedì – indaga la polizia, che nelle ore successive al delitto ha fermato l’uomo Secondo quanto emerso dalle prime indagini della Squadra mobile, l’uomo si sarebbe presentato a casa della donna con l’intenzione di parlarle e tentare una riconciliazione. I due erano separati da diversi mesi e il loro rapporto, secondo le testimonianze raccolte dagli investigatori, era da tempo conflittuale, segnato da continui allontanamenti e riavvicinamenti. Durante l’incontro la situazione sarebbe degenerata. Dopo essere stato respinto, Bonfiglio avrebbe preso un coltello e colpito la ex compagna più volte, sferrando numerosi fendenti che non le hanno lasciato scampo.

La scoperta del corpo

A fare la tragica scoperta è stata la figlia della vittima. Non riuscendo a contattare la madre, la giovane si è recata nell’appartamento e ha trovato il corpo senza vita. Alla vista della scena ha avuto un malore ed è stata soccorsa e trasportata in ospedale. Nel corso delle indagini gli investigatori hanno recuperato anche l’arma del delitto: un coltello trovato vicino a un cassonetto non lontano dall’abitazione della donna.

Dai primi accertamenti è emerso inoltre che circa un mese fa Bonfiglio avrebbe aggredito Zinnanti, che era stata costretta a ricorrere alle cure dei sanitari in ospedale. In quell’occasione la donna avrebbe presentato una denuncia poi successivamente ritirata. Dopo la confessione l’uomo è stato trasferito in carcere, mentre proseguono le indagini per ricostruire nel dettaglio la dinamica dell’omicidio e verificare eventuali precedenti episodi di violenza nel rapporto tra i due. Gli inquirenti stanno ricostruendo le denunce che la donna aveva presentato contro l’ex compagno e che lo avevano portato ai domiciliari. Il responsabile è stato individuato esaminando le immagini di alcune telecamere della zona: nelle riprese si vedeva chiaramente il femminicida fuggire dal luogo del delitto.

“Femminicidio annunciato”

“Come famiglia siamo disperati per la morte di mia sorella. Più volte io e i miei altri cinque fratelli avevamo detto a Daniela di lasciare quell’uomo violento e di non avere più rapporti con lui. L’ultima volta, dopo l’ennesima denuncia, e dopo che l’aveva mandata all’ospedale con sette costole rotte, si era decisa a chiudere definitivamente i rapporti con questa persona che però non si dava per vinta. Un altro femminicidio annunciato” dice è Roberto Zinnanti, il fratello della vittima.

“Lui non so di cosa si occupasse – prosegue – mia sorella badava quando poteva a nostra madre. Daniela era donna stupenda che voleva bene a tutti noi fratelli, a sua figlia e anche a mia madre e faceva quanto poteva per stare più tempo con lei. Purtroppo ha conosciuto questo uomo violento ed era convinta, in un primo tempo, di poterlo cambiare e una prima volta, dopo averlo denunciato per maltrattamenti, ha anche tolto la denuncia. Ma questa seconda volta no. Aveva anche convissuto con lui, ma – ricorda il fratello della vittima del femminicidio di Messina – poi non andavano d’accordo e lo aveva mandato via. Sia io che mia madre le ripetevamo spesso di lasciarlo perdere, e finalmente l’ultima volta ha seguito i nostri consigli, ma l’uomo colto dalla disperazione ieri l’ha brutalmente uccisa”.

“Chiediamo allo Stato che si assuma la responsabilità di questo ennesimo femminicidio di Stato, perché tale è – afferma la presidente di Differenza Donna Elisa Ercoli – Sono anni che continuiamo a ripetere che le cause e le responsabilità sono drammaticamente chiare: le Forze dell’ordine non sono nelle condizioni di poter attuare un vero monitoraggio, non si investe economicamente per rendere effettiva la applicazione delle leggi e non si sta lavorando su una formazione che prepari adeguatamente la rete antiviolenza sulla organizzazione e gestione dei progetti di protezione a seguito di valutazione del rischio. Senza questo, a dispetto dei proclami del Governo e dei Ministri, la violenza sulle donne non si ferma e i braccialetti non proteggono”.
Per Ercoli, “la protezione delle donne sopravvissute alla violenza maschile è un obbligo dello Stato. Ora lo Stato risponda, perché quando parliamo di femminicidi di stato parliamo di responsabilità precise e nessuno – conclude – può continuare a dire di non sapere o di non poter fare”

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