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3 Febbraio 2025

Ultimo aggiornamento: 12:32 del 4 Febbraio 2025

Salerno, il tesoriere del Pd campano Nicola Salvati arrestato per riciclaggio e associazione a delinquere: il partito lo sospende dalla carica

di F. Q.
Secondo l'accusa, si occupata di riciclare proventi illeciti versati da cittadini extracomunitari, che pagavano per ottenere permessi di soggiorno
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Salerno, il tesoriere del Pd campano Nicola Salvati arrestato per riciclaggio e associazione a delinquere: il partito lo sospende dalla carica
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Il tesoriere del Pd campano Nicola Salvati è stato arrestato e posto in custodia cautelare ai domiciliari nell’ambito di un’inchiesta della Procura antimafia di Salerno su una presunta associazione a delinquere finalizzata a favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, corruzione, falso in atto pubblico e autoriciclaggio. Il partito lo ha immediatamente sospeso dalla carica, come ha comunicato in una nota il commissario regionale, il senatore Antonio Misiani: “In relazione all’inchiesta condotta dalla Procura distrettuale di Salerno che ha portato all’esecuzione di un’ordinanza applicativa di misure cautelari personali nei confronti di 31 persone, il Pd Campania comunica che il dottor Nicola Salvati, coinvolto nell’inchiesta in relazione alla sua attività professionale, ai sensi dello Statuto e del Codice etico del Pd e facendo salvo il principio di presunzione di innocenza, è stato cautelativamente sospeso dall’anagrafe degli iscritti del Pd e sollevato dal suo incarico di tesoriere del Pd Campania”, si legge.

Secondo quanto emerso dalle indagini, la banda ha presentato oltre duemila false richieste di nulla osta al lavoro nell’ambito dei decreti “Flussi” ed “Emersione”, in favore di cittadini extracomunitari disposti a pagare somme anche molto elevate pur di ottenere un permesso di soggiorno in Italia a scopo lavorativo. Per farlo, sostengono gli inquirenti, gli indagati si avvalevano di aziende compiacenti o create ad hoc, nonché di professionisti e intermediari pubblici e privati. Coinvolti nell’inchiesta pubblici ufficiali degli Ispettorati territoriali del lavoro di Salerno e Napoli che, in cambio di denaro, garantivano l’esito favorevole delle istanze e l’emissione dei falsi titoli d’ingresso o di soggiorno. Altri soggetti tra cui Salvati, invece, si occupavano secondo l’accusa di riciclare i proventi illeciti raccolti dai cittadini stranieri, spesso a fronte dell’emissione di false fatture di copertura.

Anomalie sul fronte migratorio in Campania erano state segnalate da Giorgia Meloni, che lo scorso anno aveva presentato un esposto al procuratore nazionale Antimafia Giovanni Melillo sui flussi di lavoratori stranieri. La leader di Fratelli d’Italia aveva denunciato come la criminalità organizzata si fosse “infiltrata nella gestione delle domande” per i flussi di migranti per ragioni di lavoro, “utilizzati come meccanismo per consentire l’accesso in Italia, per una via formalmente legale e priva di rischi, a persone che non ne avrebbero avuto diritto, verosimilmente dietro pagamento di somme di denaro“. E citava i “dati allarmanti” ricavati da un monitoraggio sui due decreti flussi varati durante il suo governo: “Da alcune regioni, su tutte la Campania, abbiamo registrato un numero di domande totalmente sproporzionato rispetto al numero dei potenziali datori di lavoro”.

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  • 10:25 - Neuropatie disimmuni, Rossi (Argenx): "Misurare impatto della cura sul paziente"

    Roma, 6 ott. (Adnkronos Salute) - “L'innovazione, per sua stessa definizione, è qualcosa di completamente nuovo, che rompe modelli interpretativi, cambia significati e quindi generalmente fa fatica a essere accolta nei nostri sistemi, se questi sono consolidati. Bisogna avere il coraggio di guardare oltre l'orizzonte avere modi diversi di leggere la malattia, di monitorarla. Con nuovi marcatori, con lenti diverse, potremo riuscire ad accorgerci di un processo di malattia che comunque si muove e che adesso non viene riconosciuto e questo può portare a evolvere paradigmi di monitoraggio e obiettivi terapeutici. Dobbiamo riuscire a misurare veramente l’impatto che un’innovazione ha sulla vita quotidiana. E credo che questo sia il passaggio fondamentale: dalla significatività statistica al significato per la persona”. Lo ha detto Silvia Rossi, direttore medico Argenx, partecipando al webinar ‘Dalla ricerca alla vita – Quando le biotecnologie diventano qualità della vita’, di WeHealth, promosso in occasione della Settimana europea delle biotecnologie 2026 dall’Associazione italiana dei pazienti di neuropatie disimmuni (Cidp) Italia Aps e realizzato con il contributo non condizionato della farmaceutica.

    “Se vogliamo capire come passare dalla ricerca all’innovazione terapeutica, credo che ci siano tre momenti fondamentali: la conoscenza, la collaborazione e, soprattutto, il coraggio - continua Rossi - Conoscere il processo di malattia è fondamentale per poter anche solo immaginare che cosa possiamo modulare e, soprattutto, dove abbiamo la maggiore probabilità di intervenire in modo sostanziale sull’andamento della malattia. Conoscere i mediatori coinvolti e i meccanismi che sottendono alla progressione o all’attività di una patologia rende possibile riconoscere un bersaglio e capire dove poter intervenire per modificare o fermare il processo di malattia".

    La medicina di precisione "è stata una delle grandi rivoluzioni di questi decenni. Ma poi serve la collaborazione - aggiunge - L’innovazione non nasce da una sola idea o in un solo luogo. Può nascere in un laboratorio di ricerca, in un ospedale, dall’osservazione di un medico, dall’intuizione di un ricercatore. Ma può diventare realmente innovazione soltanto mettendo insieme competenze diverse, comprese quelle dell’industria. In Argenx abbiamo sviluppato un modo innovativo di fare anche scouting scientifico: creare una piattaforma di condivisione dell’innovazione immunologica che mette la cooperazione e la collaborazione al centro della possibilità stessa di innovare. Il mondo accademico viene coinvolto lungo tutto il percorso di sviluppo di una possibile soluzione farmacologica. E poi serve il coraggio”.

    La ricerca “non procede in maniera lineare e sicuramente non è fatta di tanti successi uno dopo l’altro - chiarisce Rossi - Fa tanti piccoli passi avanti e colleziona tanti ‘Eureka’. Ma credo che i più importanti, quelli davvero decisivi, possano essere due: uno all’inizio del percorso e uno alla fine. Il primo ‘Eureka’ arriva quando il ricercatore, nel laboratorio, comprende che cosa può effettivamente essere cambiato. In quel momento comincia anche tutto il percorso della sperimentazione, che sappiamo essere lungo e difficile. Il secondo ‘Eureka’, forse il più importante, è quando cambia la vita della persona che riesce a fare qualcosa che prima non poteva fare, può riprendere un progetto che aveva dovuto accantonare, recupera autonomia o acquisisce nuove possibilità”.

    “In Argenx è un tema molto sentito, ma lo è sempre di più anche in molte altre aziende: sviluppare studi di ricerca insieme alle associazioni dei pazienti, ai ricercatori e ai caregiver - illustra Rossi - L’obiettivo non è fermarsi quando un farmaco viene riconosciuto come efficace, ma cercare di capire che cosa succede realmente nel suo utilizzo quotidiano. Dobbiamo riuscire a quantificare la vera efficacia mettendo insieme la componente clinica e costruendo anche endpoint nuovi, che non siano necessariamente quelli utilizzati tradizionalmente, ma che nascano dall’ascolto delle persone che vivono quotidianamente con quella patologia”.

  • 10:22 - Malattie rare, Carretto (Cidp Italia): "Innovazione è accesso a cure personalizzate"

    Roma, 6 ott. (Adnkronos Salute) - Il valore più grande della ricerca “è averci dato, e continuare a darci, più possibilità di cura. Per noi pazienti questo è fondamentale, perché nessuna persona è uguale a un’altra e nessun percorso di malattia è identico. La vera innovazione è l’accesso a terapie efficaci e sicure al servizio della persona, attraverso una scelta terapeutica sempre più personalizzata e condivisa. ”. Così Roberto Carretto, vicepresidente Cidp Italia Aps, l’Associazione italiana dei pazienti di neuropatie disimmuni, intervenendo al webinar ‘Dalla ricerca alla vita – Quando le biotecnologie diventano qualità della vita’, di WeHealth realizzato con il contributo non condizionato di Argenx e promosso da Cidp Italia Aps in occasione della Settimana europea delle biotecnologie 2026.

    Il paziente “non guarda soltanto all’arrivo di una nuova terapia come a una novità scientifica - spiega Carretto - Quello che conta è sapere che esiste una nuova possibilità e che quella possibilità può diventare concretamente accessibile per lui, sapientemente combinata e utilizzata, in funzione delle caratteristiche e dei bisogni della singola persona, per riuscire realmente a migliorare la sua condizione. Non basta sviluppare nuove terapie - rimarca - dobbiamo imparare a utilizzarle nel modo più appropriato, costruendo intorno al paziente il percorso di cura più adatto. È questo, in fondo, il vero significato della personalizzazione: mettere la capacità della ricerca al servizio di ciò che serve concretamente alla persona”.

    Quando parliamo di neuropatie autoimmuni, di ricerca e di innovazione, “utilizziamo necessariamente un linguaggio scientifico: parliamo di diagnosi, attività della malattia, efficacia, sicurezza, risposta al trattamento - continua Carretto - Tutto questo è indispensabile. Ma quando la malattia entra nella vita di una persona — e lo dico anche nel mio caso, perché sono un paziente — le domande diventano improvvisamente molto semplici: ‘Che cosa mi sta succedendo? Quanto cambierà la mia vita? Riuscirò a continuare a lavorare? Riuscirò a camminare come prima? Riuscirò a usare bene le mani? Quanto tempo ci vorrà? E, soprattutto, riusciremo a trovare una cura che funzioni per me?’. Per il paziente, molto spesso, il primo bisogno non è neppure la terapia: è capire che cosa sta accadendo”.

    L’innovazione “non è soltanto avere nuove terapie - continua il rappresentante Cidp Italia Aps - Significa riconoscere la malattia, indirizzare più rapidamente la persona verso il centro competente, ridurre l’incertezza e costruire fin dall’inizio un percorso chiaro di presa in carico e di cura”. A tale proposito, “non siamo più di fronte soltanto alla domanda se esiste una terapia. Sempre più spesso dobbiamo porci un’altra domanda: quale terapia è più adatta a quella persona. Per una può essere prioritario recuperare la capacità di camminare; per un’altra, l’uso delle mani; per un’altra ancora, poter continuare a lavorare, essere autonoma oppure, semplicemente, non dover organizzare tutta la propria giornata intorno alla malattia”. In questo contesto, anche “la riabilitazione non dovrebbe essere considerata qualcosa che viene semplicemente dopo la cura. In molti casi è parte dello stesso percorso di cura. Una terapia può creare le condizioni per migliorare e la riabilitazione può aiutare a trasformare quei miglioramenti in funzione e autonomia”.

    Un’altra questione importante riguarda l’accesso alle cure. “Possiamo parlare delle migliori terapie, delle migliori tecnologie e dei migliori percorsi, ma dobbiamo chiederci se siano disponibili nello stesso modo per tutti. E non sempre è così - osserva Carretto - Esistono differenze tra territori, tra centri e tra regioni. Esistono persone che riescono ad arrivare rapidamente in un centro molto esperto e altre che fanno molta più fatica. Esistono percorsi riabilitativi che in alcuni territori funzionano meglio e in altri sono più difficili da attivare. E questa è una questione che riguarda direttamente il significato dell’innovazione. Perché l’innovazione non è davvero tale se non è accessibile e non rappresenta una concreta opportunità per tutte le persone”.

    La ricerca “apre possibilità, la medicina deve trasformarle in percorsi di cura - conclude Carretto - E tutto questo deve permettere a una persona di tornare, per quanto possibile, a essere ciò che era prima della malattia oppure di costruire una nuova normalità, nella quale possa continuare a vivere con autonomia, relazioni, lavoro, progetti e futuro. Credo sia questo il modo più corretto di guardare all’innovazione: non come a una gara tra terapie, ma come alla possibilità di avere più strumenti per rispondere meglio ai bisogni delle persone”.

  • 10:17 - Malattie rare, Manganelli (Asnp): "Contro neuropatie disimmuni in sviluppo terapie mirate"

    Roma, 6 ott. (Adnkronos Salute) - “Il panorama terapeutico delle neuropatie disimmuni sta cambiando rapidamente. Accanto alle terapie tradizionali, che continuano ad avere un ruolo fondamentale, la ricerca sta sviluppando nuovi trattamenti diretti contro target biologici sempre più specifici: i linfociti B, il recettore FcRn delle immunoglobuline G (IgG) e il complemento. L’obiettivo è rispondere ai bisogni ancora insoddisfatti, migliorare il controllo della malattia, ridurre la dipendenza dai trattamenti di mantenimento e, soprattutto, prevenire la progressione della disabilità”. Lo ha detto Fiore Manganelli, presidente Asnp-Associazione italiana per lo studio del sistema nervoso periferico, intervenendo al webinar ‘Dalla ricerca alla vita – Quando le biotecnologie diventano qualità della vita’, realizzato da WeHealth con il contributo non condizionato di Argenx e promosso dall’Associazione italiana dei pazienti di neuropatie disimmuni (Cidp) Italia Aps in occasione della Settimana europea delle biotecnologie 2026.

    Le neuropatie disimmuni sono un gruppo di patologie rare del sistema nervoso periferico causate da un'errata aggressione del sistema immunitario contro i nervi. “Il gruppo più importante è rappresentato dalle Cidp, cioè dalle polineuropatie infiammatorie croniche demielinizzanti, sia nella forma tipica sia nelle diverse varianti - spiega Manganelli - Accanto alla Cidp esistono le neuropatie paraproteinemiche, legate agli anticorpi contro una specifica struttura della mielina, la Mag. Un altro capitolo è rappresentato dalle nodo-paranodopatie, una categoria di neuropatie disimmuni che negli ultimi anni ha acquisito una crescente rilevanza e nella quale rientrano anche forme come le neuropatie motorie multifocali”.

    Tutti gli avanzamenti tecnologici “arricchiscono l'armamentario del clinico, ma tutto passa attraverso la presa in carico del paziente: oltre a erogare la terapia, dobbiamo fare il percorso assieme a lui - avverte l’esperto - Attualmente, contro le Cidp “disponiamo di tre principali strategie terapeutiche di induzione: le immunoglobuline endovena, i corticosteroidi e la plasmaferesi. Nella maggior parte dei casi vengono utilizzate soprattutto le immunoglobuline e i corticosteroidi. La terapia di mantenimento può essere effettuata con immunoglobuline per via endovenosa, a intervalli variabili, oppure con immunoglobuline sottocute. Un’ulteriore possibilità è rappresentata dalle immunoglobuline sottocute facilitate, nelle quali l’aggiunta della ialuronidasi consente di somministrare volumi maggiori di immunoglobuline, riducendo il numero delle infusioni”. Nonostante i progressi, nella Cidp rimangono ancora importanti bisogni terapeutici insoddisfatti. “Circa il 20-30% dei pazienti risponde in maniera insufficiente alle terapie disponibili - puntualizza Manganelli - Inoltre, circa la metà necessita di una terapia di mantenimento a lungo termine. Inoltre, circa il 30% dei pazienti presenta una disabilità moderata o severa”.

    La ricerca biotecnologica si sta concentrando “in tre principali target terapeutici riguardano: linfociti B; il riciclo delle immunoglobuline, in particolare delle IgG; il sistema del complemento - illustra l’esperto - Per i linfociti B, il paradigma è rappresentato dal rituximab che rappresenta una terapia importante anche in un’altra neuropatia disimmune cronica: la neuropatia paraproteinemica anti-Mag, caratterizzata dalla presenza di anticorpi contro la glicoproteina associata alla mielina, la Mag. L’Agenzia italiana del farmaco ha previsto l’utilizzo del farmaco in presenza di un determinato grado di severità, definito attraverso la scala Incat. In queste patologie, la risposta non è universale, per questo la ricerca sta valutando nuovi approcci. Sono in corso trial importanti su farmaci che agiscono sempre sui linfociti B, ma attraverso un meccanismo differente, come gli inibitori delle tirosin-chinasi di Bruton”. Il rituximab assume un ruolo di interesse anche nelle nodo-paranodopatie, “una categoria di malattie che ha acquisito grande rilevanza negli ultimi 5-10 anni - puntualizza Manganelli - Si tratta di neuropatie disimmuni caratterizzate dalla presenza di anticorpi diretti contro specifiche strutture del nervo, in particolare a livello del nodo e del paranodo”.

    Un secondo importante filone di ricerca riguarda il riciclo delle immunoglobuline, in particolare delle IgG. “L’attenzione si è concentrata sul recettore neonatale del frammento Fc delle immunoglobuline, l’FcRn - continua l’esperto - Questi farmaci riducono le IgG circolanti, comprese quelle patogene e coinvolte nella patogenesi della Cidp. Il prototipo di questa classe di farmaci è rappresentato dall’FcRn IgG modulator. È comunque necessaria una corretta selezione dei pazienti che possono beneficiare del passaggio dalle terapie convenzionali ai nuovi approcci terapeutici. Oltre all’FcRn IgG modulator, è stato studiato anche il rozanolixizumab e sono in corso ulteriori trial di fase 2 e 3 altre molecole dirette contro FcRn”.

    L’ultimo grande target terapeutico, che negli ultimi anni sta assumendo un ruolo sempre più importante, riguarda l’inibizione del sistema del complemento che “sembra avere un ruolo particolarmente rilevante in un sottogruppo di pazienti - sottolinea Manganelli - Alcuni di questi farmaci sono già stati studiati o sono in fase di studio anche in altre malattie neuromuscolari. Tra le molecole in fase di sviluppo più avanzata vi sono il riluzolumab e l’efgartigimod. I dati disponibili sono particolarmente interessanti e sembrano indicare una possibile efficacia nella Cidp, ma anche in un’altra neuropatia autoimmune cronica, la neuropatia motoria multifocale. Siamo quindi in attesa dei risultati dello studio Arda, uno studio di fase 2 - conclude - attualmente in corso di completamento, che potrà fornire ulteriori informazioni sull’efficacia di questo approccio”.

  • 10:09 - Webuild, Salini: "Fiduciosi di portare a termine operazione su Trevi nell’ambito di un solido progetto industriale"

    Roma, 5 ott. (Adnkronos) - https://media.webuildgroup.com/sites/default/files/2026-10/20261005%20dichiarazione%20AD%20OPA%20Trevi%20ITA%20DEF.pdf"Siamo fiduciosi di portare a termine l'operazione su Trevi: abbiamo un progetto chiaro e le risorse per realizzarlo. Oggi abbiamo fatto un passo concreto, acquistando il 21,9% del capitale e salendo a quota 26,85%. Con il prezzo di 5,165 euro per azione, che rientra nell’intervallo di congruità del valore indicato dagli advisor del CdA di Trevi, Webuild riconosce oggi un premio di circa il 49% sul prezzo ufficiale del 26 giugno 2026, data di riferimento dell'offerta”. E' quanto ha dichiarato l'amministratore delegato diWebuild Pietro Salini. “Trevi è un'eccellenza italiana nelle fondazioni speciali che con Webuild potrà cogliere ulteriori opportunità di sviluppo grazie alla nostra presenza sui mercati internazionali, a beneficio dei suoi lavoratori e della filiera. Si è presentata l'opportunità di acquistare alcuni blocchi rilevanti di azioni Trevi e l'abbiamo colta prontamente", ha spiegato Salini evidenziando che "si avvicina l'obiettivo, perché con il 26,85% in mano il percorso verso la soglia è più breve, sostenibile, perché l'offerta è interamente finanziata dal Gruppo che ha una posizione finanziaria positiva, e perché il prezzo di 5,165 euro, che viene riconosciuto a tutti, anche a chi ha già aderito all’offerta, è estremamente interessante per gli azionisti". "Alla base dell’operazione c'è un solido progetto industriale", ha aggiunto l'ad. "L'obiettivo è valorizzare Trevi: darle accesso a una piattaforma da 13,6 miliardi di ricavi e 54 miliardi di portafoglio ordini; far crescere l'occupazione in Italia e all'estero e costruire una soluzione integrata, più competitiva nelle grandi gare", ha concluso Salini.

  • 09:23 - Festival nazionale Economia civile, 5 amministrazioni condivise nominate 'Ambasciatori 2026'

    Roma, 5 ott. (Adnkronos) - Sono cinque le amministrazioni condivise nominate quali “Ambasciatori dell’Economia Civile 2026”. I rappresentanti sono saliti sul palco di piazza della Signoria a Firenze, nella giornata che ha concluso i lavori dell’ottava edizione Festival Nazionale dell’Economia Civile. Si tratta di “Dalla soglia all’abitare”, di Roma Capitale. Venti enti del Terzo Settore si sono divisi la città invece di contendersela: dieci Ats e 18 servizi per le persone senza dimora, tra Stazioni di Posta, Housing Temporaneo e dimissioni protette dall’ospedale. Al 30 giugno 2026 le Stazioni di Posta avevano raggiunto 3.333 persone, oltre la soglia programmata. La valutazione d’impatto è stata co-progettata e cofinanziata dagli stessi enti gestori: voto medio 4,70 su 5. Con ASAC, lo stesso metodo è stato applicato al diritto alla casa.

    Dalla Puglia ecco “Il Camper del Lavoro” di Arpal. Nei comuni senza Centro per l’Impiego arriva un camper, e a bordo funzionari pubblici e operatori del Terzo Settore lavorano insieme: la domanda di disoccupazione e il Patto di Servizio si firmano lì, sul posto. 277 tappe in sette mesi, oltre 480 persone prese in carico, 191 lavoratori stranieri raggiunti nei presìdi anti-caporalato. Tra chi conosceva già gli uffici tradizionali, due su tre dicono che così funziona meglio. Il progetto “R.A.D.I.C.I.” ha visto mettere a sistema 18 reti del Terzo Settore e la Regione Marche insieme su 2,7 milioni: 113 Comuni, oltre 14.000 persone raggiunte, 357 attività territoriali. Ma il gesto che conta è un altro: i 18 hanno destinato 800.000 euro a un bando aperto ad altri, escludendo sé stessi e accompagnando le associazioni più piccole a progettare. Ne sono arrivati 109 progetti da 400 enti, con le fondazioni bancarie a garantire le fideiussioni.

    Poi la “Valle del Serchio” dell’Azienda Usl, Toscana Nord Ovest. In montagna, dove, la prima disuguaglianza è la distanza, l’Azienda sanitaria ha smesso di appaltarla e ha iniziato a risolverla con le Misericordie e le Croci di valle: prelievi a domicilio, trasporto sociale, caregiver, welfare culturale, un percorso dopo l’altro. Gli enti non eseguono un capitolato: decidono insieme all’Azienda criteri di accesso, rimborsi e copertura del territorio. La convenzione sul trasporto sociale è rinnovata fino al 2030. Infine, Asac (l’Agenzia Sociale per l’Abitare Capitolina), ovviamente di Roma Capitale. Uno strumento di welfare abitativo dedicato a promuovere il diritto alla casa e a favorire l’accesso a soluzioni abitative sostenibili, che mette in relazione cittadini, proprietari, istituzioni e realtà del territorio, facilitando l’incontro tra domanda e offerta di alloggi. Attraverso servizi di orientamento, mediazione e accompagnamento, contribuisce a prevenire il disagio abitativo e a costruire una città più inclusiva e accessibile.

  • 08:30 - Obiettivo Export, Adnkronos media partner: diretta speciale, interviste e podcast

    Roma, 6 ott. (Adnkronos) - Adnkronos sarà media partner di “Obiettivo Export: Imprese e territori del Centro Italia verso la Conferenza Nazionale dell’Export 2026”, in programma il 6 ottobre all’Auditorium Parco della Musica “Ennio Morricone” di Roma. L’appuntamento, promosso nell’ambito del percorso del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale dedicato all’internazionalizzazione delle imprese, metterà a confronto istituzioni, diplomazia economica, aziende, associazioni e attori del Sistema Italia.

    La giornata sarà seguita da Adnkronos con una copertura multimediale dedicata: articoli sul sito, lanci di agenzia, interviste video ai protagonisti e una diretta speciale dalle 13 alle 14, che sarà trasmessa sulla homepage del sito, Youtube e Dailymotion, per raccontare temi, interventi e prospettive emerse dal confronto. Tra gli ospiti, i diplomatici, le aziende e le associazioni che saranno protagonisti della giornata.

    Al centro dell’evento il ruolo dei territori nella crescita sui mercati internazionali, gli strumenti a sostegno dell’export, la diversificazione dei mercati, la sicurezza delle materie prime e la competitività delle filiere italiane. Una parte della giornata sarà inoltre dedicata al confronto diretto tra imprese, rete diplomatico-commerciale ed esperti delle strutture pubbliche che sostengono l’internazionalizzazione.

    I temi e le indicazioni emersi a Roma saranno poi al centro anche di un episodio speciale del podcast “La Sfera”, per approfondire come stanno cambiando i mercati internazionali, quali nuove opportunità si aprono per il Made in Italy e quale ruolo può giocare la diplomazia economica nell’accompagnare le imprese italiane fuori dai confini nazionali.

  • 08:21 - Obiettivo Export, Adnkronos media partner: diretta speciale, interviste e podcast

    Roma, 6 ott. (Adnkronos) - Adnkronos sarà media partner di “Obiettivo Export: Imprese e territori del Centro Italia verso la Conferenza Nazionale dell’Export 2026”, in programma il 6 ottobre all’Auditorium Parco della Musica “Ennio Morricone” di Roma. L’appuntamento, promosso nell’ambito del percorso del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale dedicato all’internazionalizzazione delle imprese, metterà a confronto istituzioni, diplomazia economica, aziende, associazioni e attori del Sistema Italia.

    La giornata sarà seguita da Adnkronos con una copertura multimediale dedicata: articoli sul sito, lanci di agenzia, interviste video ai protagonisti e una diretta speciale dalle 13 alle 14, che sarà trasmessa sulla homepage del sito, Youtube e Dailymotion, per raccontare temi, interventi e prospettive emerse dal confronto. Tra gli ospiti, i diplomatici, le aziende e le associazioni che saranno protagonisti della giornata.

    Al centro dell’evento il ruolo dei territori nella crescita sui mercati internazionali, gli strumenti a sostegno dell’export, la diversificazione dei mercati, la sicurezza delle materie prime e la competitività delle filiere italiane. Una parte della giornata sarà inoltre dedicata al confronto diretto tra imprese, rete diplomatico-commerciale ed esperti delle strutture pubbliche che sostengono l’internazionalizzazione.

    I temi e le indicazioni emersi a Roma saranno poi al centro anche di un episodio speciale del podcast “La Sfera”, per approfondire come stanno cambiando i mercati internazionali, quali nuove opportunità si aprono per il Made in Italy e quale ruolo può giocare la diplomazia economica nell’accompagnare le imprese italiane fuori dai confini nazionali.

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