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Giustizia

3 Febbraio 2025

Ultimo aggiornamento: 12:32 del 4 Febbraio 2025

Salerno, il tesoriere del Pd campano Nicola Salvati arrestato per riciclaggio e associazione a delinquere: il partito lo sospende dalla carica

di F. Q.
Secondo l'accusa, si occupata di riciclare proventi illeciti versati da cittadini extracomunitari, che pagavano per ottenere permessi di soggiorno
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Salerno, il tesoriere del Pd campano Nicola Salvati arrestato per riciclaggio e associazione a delinquere: il partito lo sospende dalla carica
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Il tesoriere del Pd campano Nicola Salvati è stato arrestato e posto in custodia cautelare ai domiciliari nell’ambito di un’inchiesta della Procura antimafia di Salerno su una presunta associazione a delinquere finalizzata a favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, corruzione, falso in atto pubblico e autoriciclaggio. Il partito lo ha immediatamente sospeso dalla carica, come ha comunicato in una nota il commissario regionale, il senatore Antonio Misiani: “In relazione all’inchiesta condotta dalla Procura distrettuale di Salerno che ha portato all’esecuzione di un’ordinanza applicativa di misure cautelari personali nei confronti di 31 persone, il Pd Campania comunica che il dottor Nicola Salvati, coinvolto nell’inchiesta in relazione alla sua attività professionale, ai sensi dello Statuto e del Codice etico del Pd e facendo salvo il principio di presunzione di innocenza, è stato cautelativamente sospeso dall’anagrafe degli iscritti del Pd e sollevato dal suo incarico di tesoriere del Pd Campania”, si legge.

Secondo quanto emerso dalle indagini, la banda ha presentato oltre duemila false richieste di nulla osta al lavoro nell’ambito dei decreti “Flussi” ed “Emersione”, in favore di cittadini extracomunitari disposti a pagare somme anche molto elevate pur di ottenere un permesso di soggiorno in Italia a scopo lavorativo. Per farlo, sostengono gli inquirenti, gli indagati si avvalevano di aziende compiacenti o create ad hoc, nonché di professionisti e intermediari pubblici e privati. Coinvolti nell’inchiesta pubblici ufficiali degli Ispettorati territoriali del lavoro di Salerno e Napoli che, in cambio di denaro, garantivano l’esito favorevole delle istanze e l’emissione dei falsi titoli d’ingresso o di soggiorno. Altri soggetti tra cui Salvati, invece, si occupavano secondo l’accusa di riciclare i proventi illeciti raccolti dai cittadini stranieri, spesso a fronte dell’emissione di false fatture di copertura.

Anomalie sul fronte migratorio in Campania erano state segnalate da Giorgia Meloni, che lo scorso anno aveva presentato un esposto al procuratore nazionale Antimafia Giovanni Melillo sui flussi di lavoratori stranieri. La leader di Fratelli d’Italia aveva denunciato come la criminalità organizzata si fosse “infiltrata nella gestione delle domande” per i flussi di migranti per ragioni di lavoro, “utilizzati come meccanismo per consentire l’accesso in Italia, per una via formalmente legale e priva di rischi, a persone che non ne avrebbero avuto diritto, verosimilmente dietro pagamento di somme di denaro“. E citava i “dati allarmanti” ricavati da un monitoraggio sui due decreti flussi varati durante il suo governo: “Da alcune regioni, su tutte la Campania, abbiamo registrato un numero di domande totalmente sproporzionato rispetto al numero dei potenziali datori di lavoro”.

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Adn Kronos
  • 11:35 - **L.elettorale: sondaggio Noto, no a innalzamento firme per presentare lista**

    Roma, 15 set (Adnkronos) - No all'innalzamento da 40.000 a circa 372.000 delle firme richieste per le liste che intendono presentarsi in tutti i collegi introdotto dalla legge elettorale in approvazione in Senato. E' quanto emerge in un sondaggio dell'Istituto Noto.

    La soglia è considerata eccessiva dal 48% degli elettori, contro il 33% che la ritiene adeguata. "Il dato assume particolare rilievo perché la valutazione negativa prevale nonostante una quota del 19% non esprima un’opinione", sottolineano le conclusioni dei risultati. La critica è maggioritaria tra gli elettori del PD (64%), di Azione (90%), di AVS (57%), di Italia Viva (56%), di Futuro Nazionale (53%) e del Movimento 5 Stelle (51%), oltre che tra gli indecisi (51%). Tra gli elettori di Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega prevale invece il giudizio di adeguatezza.

    Il 41% sostiene inoltre che tutti i partiti debbano partire dalle stesse condizioni, indipendentemente dalla presenza in Parlamento; un ulteriore 16% ammette un onere per le nuove formazioni, purché sia ragionevole. Complessivamente, il 57% rifiuta quindi un sistema che produca un vantaggio sproporzionato per i partiti parlamentari. La maggioranza chiede quindi o una piena equiparazione o, almeno, una barriera proporzionata e la parità è la prima scelta anche tra gli elettori di Forza Italia (57%) e Lega (52%), oltre che in tutti i principali segmenti dell’opposizione. Tra gli elettori di Fratelli d’Italia la distribuzione è più articolata, ma anche qui parità e soglia ragionevole raggiungono insieme il 50%, contro il 26% favorevole al vantaggio per i partiti già presenti in Parlamento.

    (Adnkronos) - Quando si chiede di indicare concretamente la soglia corretta, il 40% sceglie fino a 40.000 firme e il 12% eliminerebbe del tutto l’obbligo. Il 52% si colloca dunque entro il limite attualmente previsto, mentre soltanto il 38% indica una soglia superiore a 40.000 e appena il 13% supera le 300.000 firme. Ne emerge che le 40.000 firme sono percepite come un livello congruo e già sufficientemente selettivo; un aumento molto consistente non trova un consenso maggioritario.

    Le fasce immediatamente superiori ottengono consensi contenuti: 9% tra 40.001 e 60.000 e 7% tra 60.001 e 100.000. Solo il 22% si colloca tra 40.001 e 300.000 firme e il 13% indica oltre 300.000. In altri termini, la soglia prossima a 372.000 firme si trova nell’area preferita da poco più di un elettore su dieci, mentre il livello attuale di 40.000 è la singola opzione più scelta e rappresenta il punto di equilibrio più riconoscibile.

    Nelle sintesi, l'Istituto Noto sottolinea: "La critica più solida non è l’abolizione delle firme, sostenuta da una minoranza del 12%, ma la sproporzione dell’aumento. La linea maggioritaria riconosce che possa esistere una soglia, purché resti ragionevole e non diventi una barriera sostanziale". In sintesi, "gli italiani non condividono un sistema nel quale i partiti già presenti in Parlamento siano dispensati dalla raccolta mentre alle nuove formazioni viene richiesto uno sforzo molto elevato. Le 40.000 firme sono percepite come un limite adeguato; soglie sensibilmente superiori, e in particolare quella di circa 372.000, non trovano un sostegno maggioritario".

  • 11:32 - Linfoma diffuso a grandi cellule B, in Italia combinazione glofitamab e chemio  

    Roma, 15 set. (Adnkronos Salute) - Nonostante i progressi compiuti negli ultimi anni nel trattamento del linfoma diffuso a grandi cellule B (Dlbcl), fino a 4 pazienti su 10 vanno incontro a recidiva o sviluppano una patologia refrattaria dopo la prima linea di trattamento, trovandosi ad affrontare un percorso di cura spesso complesso e con opzioni terapeutiche ancora limitate. Per rispondere a questa sfida- informa Roche in una nota - è oggi disponibile anche in Italia la prima combinazione dell'anticorpo bispecifico Cd20xCd3 glofitamab con gemcitabina e oxaliplatino (GemOx), una nuova opzione terapeutica a durata fissa per i pazienti con DLBCL recidivato/refrattario dalla seconda linea di trattamento.

    “Il linfoma diffuso a grandi cellule B è la forma più comune di linfoma non Hodgkin ed è una malattia aggressiva, che nel 40% dei casi non risponde alla prima linea di trattamento”, spiega Carmelo Carlo-Stella, professore ordinario di Ematologia, direttore della Scuola di specializzazione in Ematologia presso Humanitas University di Milano e direttore della divisione di Ematologia dell'Irccs Humanitas Research Hospital di Milano. “La tempistica con cui si registra la ricaduta rappresenta un elemento chiave nella scelta delle opzioni in seconda linea. Una recidiva entro i 12 mesi orienta generalmente verso la terapia Car-T, mentre una ricaduta oltre i 12 mesi può indirizzare verso il trapianto autologo di cellule staminali. Entrambe le opzioni - continua - sono riservate però ai pazienti eleggibili o per i quali sia ritenuto appropriato procedere con questi trattamenti. Sussiste, quindi, un importante bisogno clinico insoddisfatto per quei pazienti che non possano beneficiare di queste opzioni. Poter disporre di nuove possibilità di trattamento per questo profilo di pazienti in seconda linea significa intervenire in una fase cruciale del percorso clinico del paziente, offrendo una preziosa opportunità di controllo della malattia”.

    Lo studio internazionale di fase 3 Starglo si inserisce proprio in questo scenario, confrontando la combinazione glofitamab + GemOx con R-GemOx (il trattamento standard) nei pazienti con Dlbcl recidivato o refrattario. A 3 anni di osservazione, con il trattamento con glofitamab associato a GemOx - riferisce la nota - si osserva un vantaggio significativo nei pazienti recidivati o refrattari. In particolare, si registra una sopravvivenza globale mediana praticamente raddoppiata con la combinazione glofitamab + GemOx a durata fissa (25,5 mesi) rispetto al trattamento di controllo (12,5 mesi). Anche sul fronte della sopravvivenza libera da progressione si osserva una mediana di 14,4 mesi dopo trattamento con la nuova associazione rispetto a 3,3 mesi dopo terapia con R-GemOx. Ancor più interessanti sono i risultati sui pazienti trattati in seconda linea: più di uno su 2 è vivo dopo 3 anni nel braccio trattato con glofitamab + GemOx. In questa popolazione appare particolarmente interessante anche il dato relativo alla sopravvivenza mediana libera da progressione, pari a 20,4 mesi per il braccio glofitamab + GemOx rispetto a 5,5 mesi del braccio R-Gemox. I dati riportano inoltre un andamento favorevole anche nei sottogruppi di età: nei pazienti con meno di 65 anni, la sopravvivenza globale mediana è stata di 27 mesi con glofitamab + GemOx rispetto a 9 mesi con R-GemOx; nei pazienti di età pari o superiore a 65 anni, è stata di 25 mesi rispetto a 13,8 mesi; nei pazienti di età pari o superiore a 75 anni, è stata di 33 mesi rispetto a 8,3 mesi.

    “I risultati dello studio internazionale di fase 3 Starglo rappresentano un importante avanzamento nel trattamento del linfoma diffuso a grandi cellule B recidivato o refrattario”, commenta Paolo Corradini, professore ordinario di Ematologia presso l’Università degli Studi di Milano e direttore della divisione di Ematologia della Fondazione Irccs Istituto nazionale dei tumori di Milano. “La combinazione di Glofitamab e GemOx ha dimostrato un miglioramento significativo della sopravvivenza globale e della sopravvivenza libera da progressione rispetto allo standard di cura, con un beneficio particolarmente evidente nei pazienti trattati in seconda linea. Inoltre - precisa - l’efficacia osservata anche nella popolazione più anziana, insieme a un profilo di sicurezza gestibile, rende questa combinazione un’opzione terapeutica di grande interesse nella pratica clinica. La disponibilità di una terapia off-the-shelf, a durata fissa, amplia le possibilità di trattamento per quei pazienti che non sono eleggibili o non possono essere sottoposti a trapianto autologo o a terapia Car-T, contribuendo a rispondere a un bisogno clinico ancora oggi rilevante e offrendo una nuova opzione con un potenziale curativo anche in seconda linea”.

    Il trattamento glofitamab+GemOx, infatti, ha una durata fissa, ovvero prevede un numero definito di cicli (di solito 12, pari a circa 8 mesi), per pazienti con recidiva entro 12 mesi per i quali non si intenda procedere a Car-T, e per pazienti con recidiva oltre i 12 mesi per i quali non si intenda procedere a trapianto autologo. Si tratta, inoltre, di una terapia off-the-shelf, ovvero immediatamente disponibile senza richiedere i tempi di preparazione e manipolazione cellulare tipici di altre strategie terapeutiche, e quindi somministrabile in modo tempestivo e potenzialmente anche in ambito ambulatoriale.

    “Quando parliamo di innovazione terapeutica, oggi non possiamo limitarci alla sola efficacia clinica: dobbiamo considerarne anche l’impatto sulla sostenibilità del Sistema sanitario, sempre più sotto pressione per la crescente richiesta di servizi e per la limitatezza delle risorse pubbliche - osserva Vito Ladisa, direttore della Struttura complessa di Farmacia ospedaliera della Fondazione Irccs Istituto nazionale dei tumori di Milano - Una combinazione come quella di glofitamab e chemioterapia, utilizzata in seconda linea, a durata fissa e pronta all’uso, con un rapporto costo-efficacia altamente sostenibile, può rappresentare un elemento di valore, perché consente una maggiore programmabilità del trattamento e un utilizzo più appropriato delle risorse. Può inoltre contribuire a ridurre o contenere i costi associati a un controllo meno efficace della malattia, con la conseguente necessità di accedere a linee di trattamento successive o di gestire complicanze, ricoveri e altre cure potenzialmente evitabili. Puntare alla sostenibilità non significa limitare l’accesso all’innovazione, ma renderla governabile e concretamente disponibile per i pazienti che ne possono beneficiare”.

    La disponibilità di nuove opzioni terapeutiche nel Dlbcl recidivato o refrattario assume un valore che non è solo clinico, ma riguarda anche la possibilità di migliorare costantemente i percorsi di diagnosi e cura. Un aspetto particolarmente rilevante anche dal punto di vista dei pazienti e delle Associazioni che li rappresentano. “Ricevere una diagnosi di linfoma o affrontare una recidiva significa vedere la propria vita e quella dei propri cari improvvisamente sospesa, tra la paura del futuro e il bisogno di risposte il più possibile rapide ed efficaci - sottolinea Davide Petruzzelli, presidente La Lampada di Aladino Ets - Per chi convive con una patologia aggressiva come il Dlbcl, l’innovazione scientifica rappresenta prima di tutto una possibilità concreta di speranza. Disporre di terapie pronte all’uso e a durata fissa significa offrire nuove opportunità a chi ha opzioni limitate, ma anche alleggerire il carico emotivo e organizzativo che grava sulle famiglie. Come associazione di pazienti ribadiamo l’importanza di combinare innovazione, prossimità delle cure e tutela della qualità di vita, attraverso un dialogo costante tra istituzioni, imprese, comunità scientifica e pazienti”.

    “Sono i bisogni clinici ancora insoddisfatti a guidare il nostro impegno ventennale nello sviluppo di soluzioni terapeutiche innovative per i pazienti affetti da malattie ematologiche maligne e non, come nel caso della forma recidivata o refrattaria del Dlbcl - aggiunge Anna Maria Porrini, direttore Medico di Roche Italia - I pazienti con questa grave tipologia di linfoma possono andare incontro al fallimento del controllo della malattia con la prima linea di terapia, hanno delle ricadute e possono non essere eleggibili a trapianto. Oggi, le possibilità di trattamento per questa popolazione di pazienti si ampliano grazie a un'innovazione terapeutica aggiuntiva con effetti sugli esiti clinici dei pazienti, immediatamente disponibile, pronta all'uso e a durata fissa. Il nostro impegno non si ferma qui: continueremo a investire nella nostra pipeline in onco-ematologia per trasformare l'innovazione in valore concreto per i pazienti, i loro caregiver, i clinici e il Servizio sanitario nazionale”.

    L’indicazione di glofitamab+GemOx rimborsata in Italia - conclude la nota - fa riferimento a pazienti adulti con linfoma diffuso a grandi cellule B recidivante o refrattario che non sono idonei al trapianto di cellule staminali autologhe (Asct).

  • 11:22 - L.elettorale: Craxi afona, tenta due volte ma poi lascia la parola a Rosso

    Roma, 15 set (Adnkronos) - Ha provato due volte Stefania Craxi a prendere la parola in aula, in Senato, sulla legge elettorale. Ma la presidente dei senatori di FI è afona. Ignazio La Russa ha concesso alla Craxi di prendere un pò di tempo e posporre l'intervento: "Un bicchiera d'acqua alla presidente Craxi", ha chiesto il presidente del Senato. "Speravo di farcela", ha detto la capogruppo prima di gettare la spugna e cedere la parola al senatore Roberto Rosso, che è intervenuto per il gruppo di FI.

  • 11:02 - L.elettorale: Pirondini mostra cartello in aula, 'per il M5s è una legge truffa'

    Roma, 15 set (Adnkronos) - "Il Parlamento è paralizzato per parlare legge elettorale perché la maggioranza vuole imbullonarsi ancora di più alla poltrona". Lo ha detto in aula al Senato Luca Pirondini.

    Il capogruppo del M5s ha mostrato un cartello in aula, un fac-simile della scheda elettorale con il simbolo di FdI in evidenza: "Faccio divulgazione: c'è un capolista bloccato, quello sempre eletto e scelto dai partiti, e poi ci sono quelli scelti dagli italiani. Ne verrà eletto uno su cinque. Se si dice che vengono eletti con le preferenze non è vero, per il M5s questa è una legge truffa", ha spiegato Pirondini girando il cartello e mostrando la scritta 'legge truffa'. L'esponente del M5s è stato ripreso dal presidente Ignazio La Russa.

  • 10:48 - Ucraina: Calenda, 'Pd passato da resistenza a renitenza, stupefacenti parole segretaria Gd'

    Roma, 15 sert (Adnkronos) - "Vediamo cose stupefacenti nel mio ex partito. Ho visto la segretaria dei Giovani democratici invitare all'organizzazione della diserzione. Da ora e sempre resistenza a ora e sempre renitenza, la sinistra si è evoluta verso questo, governerete così il Paese? Sicuro?". Lo ha detto Carlo Calenda in aula in Senato parlando della legge elettorale.

  • 10:43 - **Bari: bancario 'spiava' conti correnti massime cariche Stato, indagini concluse**

    Bari, 15 set. (Adnkronos) - Avrebbe spiato i conti correnti di personaggi politici e rappresentanti istituzionali ai massimi livelli nazionali come il presidente della Repubblica, il presidente del Senato, i presidenti del Consiglio, il presidente della Corte Costituzionale, vari ministri (Difesa, Esteri, Turismo, Affari regionali ecc.), deputati, senatori, europarlamentari, il governatore della Banca d'Italia.

    Un avviso di conclusione delle indagini preliminari con invito a presentarsi per rendere interrogatorio, è stato notificato, dal procuratore della Repubblica di Bari Roberto Rossi e dal sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia Bruna Manganelli, a Vincenzo Coviello, 54 anni, di Bitonto, nel barese, dipendente della Banca Intesa-San Paolo, filiale Agribusiness di Barletta (sede distaccata di Bisceglie), nella Bat, con le ipotesi di accusa, tra le altre, di accesso abusivo a un sistema informatico, continuato e aggravato, accesso abusivo ai dati finanziari di numerose istituzioni poste a fondamento della Repubblica.

    I fatti si sarebbero verificati in modo più intenso dal 2018 al 2023 (in un caso nel 2011). Il bancario si sarebbe procurato notizie che, nell'interesse della sicurezza dello Stato, o comunque nell'interesse politico, interno o internazionale dello Stato, dovevano rimanere segrete. Dalle indagini è emerso che in 460 giornate, tra il 21 febbraio 2022 e il 24 aprile 2024, Coviello avrebbe effettuato un totale di 6.573 accessi e interrogazioni abusive sui rapporti bancari di 3.541 clienti di 685 filiali di Intesa San Paolo. Tra le contestazioni a suo carico anche la rivelazione di segreto d'ufficio continuata e l'abuso di potere nella sua qualità di incaricato di pubblico servizio e trattamento illecito di dati personali continuato, in assenza di alcuna legittima finalità aziendale o base giuridica e al fine di trarre per sè o per altri un profitto o recare un danno ad altri. Tra le personalità politiche e istituzionali 'spiate', di cui avrebbe consultato, estratto e si sarebbe appropriato di informazioni, ledendo la riservatezza personale e patrimoniale, ci sono Sergio Mattarella, Giorgia Meloni, Mario Draghi, Luigi Di Maio, Guido Crosetto, Ignazio La Russa, Matteo Renzi, Silvio Berlusconi, Ignazio Visco, Giuliano Amato, Maria Stella Gelmini, Daniela Santanchè, Mara Carfagna, Marta Fascina, Vittorio Sgarbi, Enrico Letta, Umberto Bossi, Francesco Boccia, Carlo Calenda, Raffaele Fitto.

  • 10:32 - L.elettorale: Renzi, 'destra bugiarda, riforma in nome stabilità ma ha paura di perdere'

    Roma, 15 set (Adnkronos) - "Votiamo no perchè pensiamo che la destra ha costretto il Parlamento per giorni, settimane e mesi a discutere di legge elettorale non perchè c'è una esigenza di stabilità ma perchè avete paura di perdere". Lo ha detto Matteo Renzi in aula al Senato sulla legge elettorale.

    "Ci avete fatto la capa tanta con il fatto che questo è il governo più stabile della storia, quindi delle due l'una: la stabilità nasce da ragioni politiche e la legge elettorale va benissimo, visto che questa è l'unica che ha consentito un governo stabile. State mentendo, siete convinti che al prossimo giro rischiate seriamente di perdere -ha spiegato il leader di Iv-. E' la politica che fa la differenza, non la legge elettorale. Non avete vinto le elezioni per il Rosatellum ma perchè la sinistra si è divisa, avete avuto 2 milioni di voti in meno".

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