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I fatti di Amsterdam inquietano ma evocare la Notte dei cristalli è sconcertante

I fatti di Amsterdam inquietano ma evocare la Notte dei cristalli è sconcertante
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La Notte dei cristalli fu l’ondata di repressione antisemita scatenata nella Germania nazista nel novembre 1938 a seguito dell’attentato condotto da uno studente ebreo nei confronti del diplomatico Ernst Eduard von Rath. La violenza contro gli ebrei causò 1000 morti, furono arrestate e condotte nei campi di concentramento 30 mila persone e i nazisti diedero alle fiamme più di 500 sinagoghe e luoghi di preghiera.
Il cosiddetto Novemberpogrome rimane scolpito nella memoria del popolo ebraico come uno dei momenti più drammatici dell’intero Olocausto. Sentire in questi giorni politici e giornalisti evocare la Notte dei cristalli per commentare l’assalto condotto a gruppi di tifosi della squadra del Maccabi da parte di giovani con bandiere palestinesi crea però un certo sconcerto.

I fatti di Amsterdam sono inquietanti per molte ragioni: la scoperta dell’odio disseminato nella società, la contraddizione delle società occidentali di avere al proprio interno gruppi sempre più ampi di popolazione che si dissociano dai suoi valori, la difficoltà di prevenire tumulti e violenze su larga scala.

Aggredire tifosi di una squadra avversaria in nome di una appartenenza etnica o religiosa è un comportamento che sicuramente fa paura. Però bisognerebbe sempre domandarsi perché accadono certi fatti. Se si utilizzasse questo metodo analitico scopriremmo che, il più delle volte, ci sono ragioni precise che consentono di interpretare i fenomeni.

L’arrivo dei tifosi israeliani a Amsterdam è stato accompagnato da diversi episodi provocatori che hanno surriscaldato gli animi come i cori anti palestinesi o lo strappo delle bandiere della Palestina appese a alcuni edifici. Se in Israele la grande preoccupazione della maggioranza dei cittadini consiste nel liberare i pochi ostaggi rimasti vivi a Gaza, per ampie parti dell’opinione pubblica mondiale gli israeliani stanno compiendo nella Striscia uno dei più orribili massacri della storia contemporanea. Il numero dei morti palestinesi è prossimo a cinquantamila e di questi i più sono donne e bambini e i feriti e mutilati sono più di centomila.

Può essere che molti dei tifosi israeliani non fossero supporter della strage ma i loro gesti provocatori assumono un significato che per molti in questo quadro più ampio esula la goliardia o la maleducazione. Si può giustificare la caccia indiscriminata ai tifosi israeliani per questi gesti? No, ma un conto è non giustificare e un conto comprendere cosa sta accadendo. E quello che sta accadendo oggi in Europa è una drammatica perdita di vista della realtà.

Miliardi di persone in tutto il mondo osservano con sdegno la strage di Gaza, con bambini colpiti deliberatamente da cecchini, pazienti degli ospedali lasciati morire senza cure, intere famiglie accampate sotto tende che vengono bombardate senza pietà. Mentre a Tel Aviv la guerra è una giustificazione per la salvezza del popolo eletto, sale ovunque il rancore e la rabbia, e a poco giova ricordare che è stato Israele a essere attaccato per primo e la sua difesa è un diritto. Perché i bambini morti e feriti sotto le bombe non erano tra gli assalitori e nessuna legge divina può giustificare lo sterminio di innocenti.

La caccia dei tifosi a Amsterdam è in questo scenario purtroppo solo un segnale di quello che rischia di accadere nei prossimi mesi e anni. I commentatori che si scandalizzano per il rinascere di un clima di odio contro gli ebrei dovrebbero essere un po’ più onesti. Se si vuole evitare che l’antisemitismo diventi una metastasi, bisogna fermare le stragi indiscriminate e punire i colpevoli.

Parlare di nuova Notte dei cristalli, con gli annessi sensi di vergogna e colpa per chi cerca di fornire chiavi di lettura più articolate degli eventi, non è solo segno di scarsa conoscenza della storia, ma rischia di volere fare passare il messaggio di orwelliana memoria che chi dissente dalle analisi dominanti è un nemico della civiltà. In realtà criminale è tacere di fronte agli abomini che si stanno compiendo, e è essenziale contestare oggi più che mai con decisione il principio di ortodossia su cui si basa il pensiero dominante. Come scriveva Orwell: ortodossia nella società distopica significa: “non avere bisogno di pensare. Ortodossia è inconsapevolezza”.

Ecco, se si vuole fermare le violenze dilaganti, l’unica cosa che serve è essere consapevoli che ogni grande violenza, se non viene fermata e punita, ne genera altre e così all’infinito, fino a quando qualcuno si sveglia e trova la lucidità e il coraggio di dire: basta. Il che purtroppo la storia insegna è sempre più difficile accada.

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