Chiedere all’Ue di istituire un meccanismo finanziario che garantisca l’accesso all’interruzione di gravidanza. È questo l’obiettivo della campagna “My Voice, My Choice”, che il 24 aprile ha lanciato la raccolta firme per un aborto libero, sicuro e accessibile in tutta l’Unione Europea. “Nel contesto delle elezioni del Parlamento europeo, l’obiettivo è quello di raccogliere almeno un milione di firme prima del 5 giugno per garantire questo diritto a tutte le donne europee, indipendentemente dal contesto nazionale”, si legge in una nota. Si tratta di un’iniziativa sostenuta da organizzazioni e cittadini di Polonia, Francia, Austria, Slovenia, Croazia, Irlanda, Finlandia e Spagna. La campagna, spiegano i promotori, mira a prevenire il contraccolpo che potrebbe derivare da un’ascesa della destra nelle istituzioni dell’Ue dopo le elezioni dell’8 e il 9 giugno 2024. In Italia hanno già aderito: Associazione Luca Coscioni, Casa Internazionale delle Donne e IVG ho abortito e sto benissimo, LAIGA (Libera Associazione Italiana Ginecologi per l’Applicazione della 194), Pro-choice rete italiana contraccezione e aborto, Unione Femminile Nazionale.

Presentata e ufficialmente registrata dalla Commissione Europea come ‘Iniziativa dei cittadini europei’ (ICE), la petizione chiede che gli Stati membri offrano un sostegno finanziario per agevolare l’accesso alle varie pratiche abortive, interventi e misure mediche a cui già più di 20 milioni di donne nell’Ue, secondo le stime dei coordinatori del progetto, hanno difficoltà (o impossibilità) ad accedere. L’iniziativa, lanciata con conferenze stampa parallele in tutti gli 8 Paesi partecipanti, evidenzia quattro tipi di situazioni in cui tale sostegno potrebbe fare la differenza: “In primo luogo, nei Paesi in cui l’interruzione volontaria di gravidanza è vietata, come la Polonia o Malta. In secondo luogo, quelli in cui è legale, ma non libera, come l’Austria e la Germania. Il terzo caso è quello dei Paesi in cui l’aborto è legale ma non accessibile, come Croazia e Italia“, spiega il movimento. Infine, l’iniziativa considera il caso di donne in situazioni di particolare vulnerabilità o appartenenti a comunità in cui l’accesso all’aborto presenta difficoltà specifiche. In Spagna ad esempio “My Voice, My Choice” presta particolare attenzione al caso delle donne migranti in situazione amministrativa irregolare.

Secondo Cristina Fallaras, una delle coordinatrici dell’iniziativa nel Paese iberico, “si tratta di un modo per anticipare ciò che verrà: un movimento di destra e di ultradestra che attaccherà i diritti delle donne”. “Lo stiamo già vedendo in Argentina, ma arriverà anche negli Stati Uniti e in Europa. E i primi diritti a essere attaccati sono quelli che hanno a che fare con il nostro corpo e in particolare con l’aborto”, ha detto, citando poi Italia e Polonia. Kika Fumero, anche lei coordinatrice dell’iniziativa, ha affermato che “le politiche di morte sono quelle che minacciano la salute fisica e psicologica degli oltre 20 milioni di donne in Europa che non hanno accesso all’aborto sicuro e gratuito. Al contrario, la cultura della vita implica la cura della nostra salute sessuale e riproduttiva, nonché la tutela dei nostri diritti fondamentali, come il diritto di decidere del nostro corpo”.

“Vediamo molta tristezza e rassegnazione in tutto il mondo. Abbiamo deciso di portare speranza, di creare un movimento costruito sulla solidarietà reciproca, un movimento per i diritti riproduttivi in Europa” ha spiegato Nika Kovač, direttrice dell’istituto 8 Marzo dalla Slovenia, e coordinatrice della campagna. “Crediamo che un’Europa differente, un’Europa che si prenda cura di tutte e tutti senza lasciare indietro nessuna persona, sia possibile. E vogliamo lavorare insieme per questo”. Un’urgenza sottolineata anche da Marta Lempart dallo Sciopero delle Donne Polacche: “Vengo da un Paese dove le donne muoiono in ospedale perché viene loro vietata l’interruzione di gravidanza. Un paese dove le ultime elezioni sono state vinte dalle donne e dalle persone giovani che hanno votato per la fine di questo inferno per le donne. Sei mesi dopo ci sono 4 proposte di legge sull’aborto ferme in parlamento. Per questo abbiamo bisogno di lavorare a livello europeo“.

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