La cinese Cosco ferma il trasporto di prodotti da e per Israele sulle sue 256 porta container. Gli attacchi delle milizie Houthi al largo delle coste yementite fanno paura e hanno nel mirino soprattutto i trasporti con Israele, in quanto atti di ritorsione per i bombardamenti in corso a Gaza. Nelle scorse settimane attacchi e assalti hanno coinvolto navi di diversi armatori, a cominciare da Maersk. Le milizie hanno ora chiesto ai vascelli di comunicare la loro estraneità con i commerci di Israele per ottenere una sorta di lasciapassare. Ma nell’incertezza e di fronte ad un rischio che permane nonostante la task force a guida statunitense che incrocia nell’area, molte navi preferiscono circumnavigare l’Africa e non utilizzare mar Rosso e canale di Suez. In questo modo tempi e costi aumentano ma i pericoli si abbattono. Dallo scorso 19 novembre gli attacchi a vascelli, non sempre collegati a Israele, sono stati 24.

Circa il 12% del commercio globale passa attraverso il canale di Suez ed enormi quantità di petrolio, gasolio o gnl provenienti dal Medio Oriente e dall’India passano attraverso il Mar Rosso per raggiungere le destinazioni europee. Secondo gli operatori le spedizioni via nave vanno incontro a settimane ancora più difficili perché i carichi sono destinati ad aumentare in vista del Capodanno lunare cinese che parte il prossimo 10 febbraio. E i costi dei trasporti lievitano spingendo il valore dei titoli di armatori come Lloyd o Maersk, tutti con guadagni a doppia cifra nell’ultimo mese. Le due compagnie hanno negato di aver avuto qualsiasi interlocuzione con le milizie per concordare un “lasciapassare” in cambio dell’impegno a non servire porti israeliani, accusa rilanciata da ShippingWatch.

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