Il carovita a Milano non si ferma. Tutti i cittadini conoscono le conseguenze dell’aumento dei prezzi sul proprio bilancio familiare. Ora i dati elaborati dall’Ufficio statistico del Comune di Milano permettono di osservare la corsa dei prezzi degli ultimi 8 anni nel capoluogo lombardo, con un’impennata repentina tra il 2021 e il 2022, come riportato dal Corriere della sera, fino a un aumento medio del 20% in ogni settore. Mentre gli affitti sono cresciuti ben di più.

Analizzando l’Indice generale dei prezzi per tutti i beni e i servizi, ciò che emerge è che dopo una crescita ancora graduale fino al 2019 e un abbassamento durante la pandemia, la risalita è iniziata nel 2021 e accelerata nettamente nel 2022, anno di inizio della guerra in Ucraina e del grande allarme per i costi dell’energia. L’indice complessivo dei prezzi al consumo, infatti, nel 2022 inizia a salire ogni mese più di quanto prima crescesse in un intero anno.

In testa alla classifica ci sono i prezzi di bar e ristoranti, aumentati del 26% rispetto al 2016. E gli alberghi, i cui prezzi sono cresciuti del 64% in otto anni. Ma anche altri beni sono stati colpiti da aumenti analoghi. Le auto nuove, ad esempio, costano in media il 20% in più; idem per gasolio e benzina, e ancora peggio per gli pneumatici, aumentati del 26,8%. Le spese per l’abitazione, l’elettricità e i combustibili hanno subito un’impennata del 51,2%, complice l’energia ma anche le spese condominiali (+19%) e il prezzo dei mobili (+30%). I biglietti per assistere alle competizioni sportive sono invece raddoppiati, e andare dal parrucchiere costa il 14% in più.

In definitiva, gli aumenti investono ogni settore della vita dei milanesi colpendo duramente soprattutto la classe media e le fasce di reddito più basse. Gli aumenti, infatti, colpiscono anche beni di prima necessità, come rivela il test del carrello: 10 euro di riso del 2015, oggi ne costano 14; 10 euro di pane, oggi stanno a 12,5; 10 euro di pollo sono arrivati sopra i 13; 10 euro di verdura, quasi a 14. E ancora: per i formaggi più 27 per cento, per il pesce più 28%, per l’olio più 13, per la frutta, più 40. Ad essere colpiti dagli aumenti maggiori sono gli acquisti ad alta frequenza, cioè le spese più ricorrenti, quelle quotidiane, con un aumento tra il 20 e il 23%.

La sociologa Cecilia Manzo intervistata dal quotidiano di via Solferino ricorda che “il tema dei temi” è la questione salariale. A un aumento dei prezzi e delle spese, infatti, non sembra corrispondere un aumento degli stipendi. All’estero i costi della vita sono saliti, ma i salari sono adeguati e permettono di vivere e consumare. La percezione di insicurezza economica influenzerà negativamente gli acquisti, spiega la sociologa.

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