L’acqua di mare di un tempo era utilizzabile e impiegata per preparare zuppe di pesce, cuocere polipi, lessare pasta o riso o verdure (ottime le patate) risparmiando sull’aggiunta di sale all’acqua, lavare il pesce e perfino, in piccola quantità, per condire insalate miste o verdure passate alla griglia”, ricorda il dottor Paolo Pigozzi medico nutrizionista e autore di numerosi saggi su cibo e salute. “Si trattava, tuttavia, di pescatori che raccoglievano l’acqua del mare sporgendosi dalla barca in alto mare oppure di cuoche che ne riempivano una brocca in tempi, possiamo immaginare, nei quali la pressione antropica sul mare non era tremenda come oggi. Scarichi dei motori a scoppio e inquinamento microbiologico, soprattutto da parte di batteri di origine fecale, dovrebbero oggi sconsigliare con decisione questa tradizionale abitudine. Tra l’altro, credo ci siano anche normative regionali che vietano, per i motivi appena accennati, di usare a fini alimentari l’acqua di mare”.

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Dalla “frisa sponzata a mare” alla spaghettata in barca, attenzione ad usare l’acqua di mare per cucinare: “Gravi rischi, compresa la morte”

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