Il museo sul fascismo a Predappio non s’ha da fare. Tabù storico politico nazionale da almeno un ventennio, magnifica ossessione di Giorgio Frassineti ex sindaco piddino del paesino romagnolo, il museo, o centro di documentazione storica sul fascismo e i totalitarismi, che poteva nascere nella ex Casa del Fascio di Predappio rimane ancora a penzoloni, appeso alle travi della storia di un paese che sembra gongolarsi nell’eterno teatrino dello scontro folkloristico e asfittico tra ribaldi nostalgici e garruli censori. The Mayor – Me, Mussolini and the Museum è il documentario di Piergiorgio Curzi e Sabika Shah Povia, che avrà la sua prima al Biografilm 2023, e che nonostante con tutte quelle M riecheggi i letterari borborigmi del Duce inventati da Antonio Scurati, porta visione e discussione sul binario (morto) dell’ipotesi di un luogo museale di riflessione critica sulla storia italiana e mondiale che nessuno sembra volere.

Certo, uno pensa, non lo vorranno quelli che fanno la pagliacciata del 28 ottobre sulla tomba del Duce in corredo truce orbace (pure con mascherina antiCovid nel 2020-21), e va bene. Ma il sindaco Frassineti, qualcosa di similmente visionario ma più pragmatico del primo cittadino di Stromboli in Caro Diario, anzi un vero e proprio ciclone organizzativo, uno che va in Austria dal suo corrispettivo di Braunau Am Inn dove c’è la casa natale di Hitler per progettare una joint venture museale; ecco uno come Frassineti con il suo “progetto” viene stoppato soprattutto dalle istituzioni e dai politici amici: quelli di sinistra, quelli che in questo documentario non appaiono mai ma e che di fondo rispetto ad un museo del fascismo a Predappio hanno sempre storto il nasino.

The Mayor è il vano ed assertivo viaggio amministrativo di Frassineti – eletto in una lista civica di centrosinistra nel 2009 e rieletto nel 2014 – verso un aulico, speranzoso, irrealizzabile “Sean, Sean”. Eppure, dice lui, dal suo ufficio comunale, che è poi la casa dove visse l’adolescenza Mussolini – c’è pure la scrivania del giovane Duce – oltre alle mail di insulti che riceve ogni settimana, alla cartolina che gli invia un signore da ogni luogo in cui va in vacanza e tutte le volte gli scrive “stronzo”, tra gli attestati di stima e di incoraggiamento per il progetto museale c’è pure la Comunità Ebraica Italiana. “Creeremmo un percorso museale tra leggi razziali, alleanza con i nazisti e RSI dove il visitatore avrà voglia di uscire attraverso la porta della Costituente e gli passerà la voglia di andare a acquistare l’accendino con l’effige del Duce appena fuori”, perora la sua causa nei dettagli Frassineti, romagnolo testardo e grande argomentatore, ma senza vedere mai progressi concreti. Del resto ogni slancio teorico, pur supportato da un ragionamento storico comunicativo che non fa una grinza, subisce il peso del tempo che passa. Nel 2019 Frassineti non può più riproporsi come sindaco e il candidato di centrodestra, Canali, vince le elezioni e non di poco: 2100 voti contro 1300. Passi in avanti sul museo alla Casa del Fascio? Zero. Del resto la pandemia ha raffreddato ogni ardore di rivalsa come di riappacificazione. Il filmino dei nostalgici si ripete ad ogni ottobre, come si ripete la giaculatoria del pericolo fascista ad ogni angolo di braccio alzato. E così a Frassineti, in una simpatica messa in scena con un paio d’amici sulla spiaggia dell’Adriatico, non resta che pedalare sul pedalò assaltando dal mare il celebre Papete.

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