Regola numero uno per affrontare il ‘tour’ gastronomico-casalingo delle Feste: “Non tormentarsi l’animo”. Si possono fare le cose per bene organizzando i menù per la Vigilia, i pranzi di Natale e Santo Stefano seguendo pochi semplici consigli senza ammattire. Soprattutto abbinando con sapienza buoni vini ai manicaretti serviti in tavola. Così Cristiana Lauro ha dispensato i suoi insegnamenti per affrontare il cimento.

Cristiana è bolognese. Ha calcato le scene con le più importanti commedie di Garinei e Giovannini e Iaia Fiastri. Poi si è dedicata alla sua più grande passione: il vino. E’ diventata una delle più influenti opinion leader italiane e blogger di fama. E ha dispensato consigli sulle pagine del Sole 24 Ore. Negli anni ci ha insegnato molte cose. Qualche esempio? “In molti pensano superficialmente che i vini francesi siano migliori dei nostri ma non è sempre vero”. Ancora: “La temperatura ambiente, parlando di vino, non esiste”. Insomma: una lotta ai luoghi comuni, che anche in quest’ambito esistono, eccome. Quali sono i più importanti per le nostre Feste? Il primo: “Bevete vini italiani, perché ne vale la pena”. Bisogna, ovviamente, calibrare bene e il primo consiglio è puntato sulla fine: “Dico subito che lo spumante e il panettone insieme fanno a cazzotti. Molto meglio un Moscato d’Asti”.

Poi si riparte dall’inizio. Con l’aperitivo-antipasto di fritti. In queste occasioni non può mancare. L’esperta fa qualche esempio: “Olive ascolane coi cremini fritti nelle Marche e poi cavolfiori, broccoli, verdure varie, funghi e cubetti di semolino semidolce al nord, le zeppole di pasta cresciuta a Napoli”. La rivelazione: “Sui fritti, anche quelli di pesce, sono indicati gli spumanti brut o extra brut”. Le bollicine sgrassano, sono vini prodotti con uve di sostenuta acidità e offrono una sensazione come di pulizia della bocca. Perfetti per iniziare il pasto. Arrivano i primi. Per i tortellini in brodo “abbino volentieri a un Albana o a un Pignoletto, ma anche a una Grechetto o a un Lugana”. Le paste fatte in casa, condite con i ragù, “si abbinano bene con ottimi Sangiovese di Romagna ma anche con le varie Barbera”. E per le paste al forno anche molto elaborate, con tanti ingredienti come quelle tipiche del Meridione, “potete cavarvela egregiamente con un Nerello Mascalese”. Alternativa? “Molto bene anche un Aglianico del Vulture, ma mi raccomando: non troppo invecchiato!”.

Un’altra tradizione è rappresentata da cotechini e zamponi: “Sono perfetti col Lambrusco di Sorbara, ma anche con quello Reggiano e con la Bonarda dei colli piacentini in versione frizzante. Trovo interessante anche l’abbinamento con qualche Refosco”. Poi c’è il bollito misto. Un altro classico per il quale l’esperta suggerisce “un buon Dogliani o una Barbera d’Asti, mentre sugli arrosti possiamo giocare con diversi vini rossi italiani. Molto bene quelli a base di uve nebbiolo, a partire da diversi Roero, passando dai Montepulciano d’Abruzzo, ai Chianti Classico, fino ai Primitivo di Manduria”. Per chiudere, visto che in queste occasioni l’appetito vien mangiando, si può chiudere con una selezione di formaggi prima dei dolci. Arriva ancora un insegnamento: “Sappiate una volta per tutte che su quelli stagionati non è vero che si abbina bene il vino rosso. Provateli con un bianco corposo a tendenza dolciastra”. C’è proprio da fidarsi dei suoi consigli, assicura Cristiana Lauro: “Datemi retta, divertitevi e stupite i vostri ospiti”.

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