Belgio, Olanda, Francia, ed anche Italia, con Walid Cheddira del Bari e Abdelhamid Sabiri della Sampdoria, in rete nella gara con il Belgio. Grazie ad una organizzatissima e capillare rete di scouting, splendidamente raccontata da Alex Čizmić in un articolo apparso sulla rivista spagnola specializzata Panenka, il Marocco è senza dubbio una delle nazionali ad aver attinto maggiormente dal serbatoio delle diaspore europee: 16 dei 26 giocatori selezionati dal ct Regragui, per dire, non sono nati in Marocco. Eppure, sotto il punto di vista della formazione e dello sviluppo dei calciatori, diversi passi avanti sono stati compiuti anche a livello locale.

Il merito è soprattutto dell’Accademia Calcistica Mohammed VI, una sorta di Coverciano in salsa marocchina. Situata a Salé, alla periferia della capitale Rabat, l’Accademia calcistica che porta il nome del sovrano è la culla del calcio marocchino. Era questo, del resto, lo scopo per il quale nel 2008 il re Mohammed VI ne aveva proposto la costruzione, annunciando un investimento governativo di 140 milioni di dirham, l’equivalente di circa 13 milioni di euro. “La Mohammed VI Football Academy è un pilastro fondativo della nuova strategia del ministero in termini di formazione del calcio locale”, spiegava Monchef Belkhayat, all’epoca Ministro della Gioventù e dello Sport marocchino. “Rappresenterà una grande motivazione per i giovani marocchini, poiché molti di loro aspirano a diventare calciatori di alto livello”.

L’idea era quella di dotare il Marocco di una centrale di formazione nazionale, all’avanguardia in tutto – dalle infrastrutture al coaching – come quelle dei più importanti club a livello globale. “È una struttura molto importante che si pone al servizio di tutto il calcio nazionale, in particolare dei giovani che seguiranno una formazione di qualità prima di abbracciare una carriera da calciatori professionisti”, sottolineava l’allora direttore tecnico nazionale Jean-Pierre Morlans.

Composta da due aree principali, e progettata per ridisegnare la forma di un tradizionale douar, con una piazza centrale costellata da cinque edifici, l’Accademia copre un’area di 18 ettari in cui si trovano un centro ricettivo, un complesso medio-sportivo, un hub amministrativo, una scuola e ben 5 campi da calcio, di cui tre in erba sintetica. Un’opera senza precedenti per il Nord Africa, che ha fatto da apripista per progetti simili a Tangeri, Agadir e Saïdia, ricevendo anche la benedizione della Fifa. “La Mohammed VI è una delle accademie sportive più grandi e di maggior successo del mondo”, scriveva in una nota il governo del calcio mondiale. “La FMRF ha compiuto enormi passi in avanti nello sviluppo dei giovani talenti del paese, indicando la strada che altri dovrebbero seguire”.

Operativa da settembre 2009, e destinata alla formazione di giovani calciatori dai 12 ai 18 anni, l’Accademia doveva diventare il serbatoio d’elezione per tutte le selezioni nazionali, producendo la nuova generazione di calciatori marocchini. Fondamentale, in questo senso, è stata la sinergia multipla con la federazione marocchina e i club. “In Marocco è sempre mancata una formazione di alto livello, soprattutto tra i giovani”, ha spiegato Hammadi Hmidouch, ex allenatore e giocatore marocchino. “L’accademia offre una preziosa opportunità per i dirigenti nazionali sia per dimostrare il proprio talento nel campo della formazione sia per migliorare durante i corsi di formazione pratica in loco, che avranno sicuramente un impatto positivo sul calcio nazionale”.

Un’altra figura chiave per lo sviluppo dell’Accademia è stata quella di Nasser Larguet. Eminenza del calcio giovanile francese, dopo aver diretto i centri di formazioni di Cannes, Strasburgo, Rouen e Caen, Larguet ha mantenuto tra le proprie mani il timone dell’Accademia Mohamed VII per sei anni, dal 2008 al 2014, supportato da Pascal Théault, ex direttore della Mimosifcom, un altro dei vivai più floridi d’Africa. “Servirà pazienza”, aveva avvisato Larguet in una vecchia intervista al sito della Fifa. “Non vedremo i risultati del programma di formazione almeno sino al 2013, quando in Marocco ospiteremo il CAF African Junior Football Championship”.

Parole profetiche. Con il tempo, infatti, i frutti sarebbero arrivati: Yousef En-Nesyri, Nayef Aguerd e Azzedine Ounahi, tre pilastri della nazionale marocchina che tanto bene sta facendo in Qatar, portano il marchio della Mohammed VI. Se il Marocco sta vivendo un sogno, insomma, il merito è anche un po’ di quell’Accademia alle porte di Rabat.

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