Elegante, sobrio, ha vestito le donne piú belle del mondo. E le ha vestite fino all’ultimo souffle. Ambasciatore dell’Alta Moda nel mondo. Triestino ma romano d’adozione e il generone romano lo ha adottato, lo ha adorato. Amatissimo anche dalle divine dello star system. Alla domanda cosa rappresenta per lui l’eleganza, Renato Balestra rispondeva: “La semplicità. Sono sempre rimasto un uomo semplice. b”. E di questi tempi urlati e sguaiati la sua lezione di compostezza rimane una pietra miliare.

Piero Chiambretti ha visto in lui anche un sottile sense of humor e lo ha voluto anfitrione nel suo show “Chiambretti c’è…”, e ha trasformato casa Balestra, fuga di saloni affacciati sul Quirinale, in un set televisivo dove Renato distillava curiosità e perle di aristocratica bellezza. L’anno successivo Chiambretti con l’autrice Irene Ghergo vollero ripetere l’esperimento a Napoli. Chi scrive faceva parte del gruppetto in trepidente (finta) attesa del ritorno dei Savoia. Sarà stato lo spirito del chissene… ma il salotto aristo/napoletano non fu all’altezza di Casa Balestra. Marito, padre, nonno era lo stilista della discrezione, sostenitore della continuità en famille, ha resistito alla tentazione di cedere a grandi marchi per non perdere l’identità della maison, la sua eredità adesso è in solide mani di figlie e nipoti: Federica, Fabiana e Sofia.

Tra le tante creazioni, è rimasto iconico il Blu Balestra, un po’ alla Paul Klee, un po’ come il suo occhio blu intenso. Nessuna dama ha resistito alla tentazione di indossare un touch del suo blu al funerale, tenutosi in Piazza del Popolo a Roma. All’ingresso della chiesa anche per ricordare la leggerezza dei suoi strati di chiffon c’era en travesti, con turbante annodato, chi mostrava striscione con la scritta: “L’eleganza fatta persona. Addio Maestro”.

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