Il numero sette è il numero mistico per eccellenza, a cui gli antichi hanno sempre attribuito significati e “poteri”. A detta di greci, egizi, babilonesi e non solo, ogni sette anni si chiude un ciclo, un periodo in cui è avvenuta una trasformazione dentro e fuori di noi. E oggi, a ventiquattr’ore dalla notizia – poi confermata ufficialmente – dell’addio di Alessandro Michele alla direzione creativa di Gucci, non si può non pensare che sia davvero finita un’epoca. Una fase della storia della moda iniziata appunto sette anni fa, nel gennaio del 2015, quando a sorpresa prese il posto di Frida Giannini: fu il presidente e amministratore delegato della maison fiorentina, Marco Bizzarri, a decidere di affidargli il compito di rinnovare e rilanciare il brand con un’estetica nuova e all’avanguardia. Era pressoché uno sconosciuto ma ha subito conquistato tutti con la sua visionarietà, abbattendo le barriere tra maschile e femminile, scardinando il preconcetto di bello e brutto e aprendo i cancelli dorati di un brand elitario all’inclusività di etnie, fisicità e culture diverse. Ed ecco che ora questo ciclo rivoluzionario è giunto a compimento. “Ci sono momenti in cui le strade si separano in ragione delle differenti prospettive che ciascuno di noi può avere”, ha spiegato lo stilista nel comunicato diramato dal gruppo Kering nella serata di mercoledì 23 novembre, a Borse chiuse, dopo ore di rumor e indiscrezioni sempre più insistenti. Appena due giorni prima del suo cinquantesimo compleanno, il 25 novembre, all’apice della sua carriera, osannato dalla stampa, Michele ha deciso così di chiudere un capitolo della sua vita. Ha preferito rimettersi in discussione piuttosto che tradire quei valori che sono stati il suo faro e la cifra distintiva del suo lavoro. Una fonte interna al gruppo che ha parlato in anonimato a WWD ha fatto infatti sapere che ad Alessandro Michele “è stato chiesto di avviare un forte cambiamento di design” per dare nuovo slancio a Gucci, ma il designer non ha voluto soddisfare la richiesta di cambio di passo avanzata da François-Henri Pinault, presidente e amministratore delegato della società madre, Kering.

Il motivo? Quest’anno la casa di moda fiorentina ha performato non solo sotto le aspettative, ma anche peggio degli altri marchi del gruppo. Gucci ha chiuso il terzo trimestre con 2,6 miliardi di ricavi, in crescita del 9% su base omogenea, dato decisamente positivo dopo un aumento del 4% nel secondo trimestre. Ma sempre al di sotto delle stime degli analisti che volevano un +10% di vendite nello stesso periodo, per inseguire il diretto concorrente nella divisione moda e pelletteria del gruppo “rivale” a Kering, LVMH Moët Hennessy, Louis Vuitton, le cui vendite sono invece aumentate del 22% anno su anno nel terzo trimestre. Poca cosa, però, se si considera sia che il brand risulta ancora al primo posto in tutte le classifiche dei marchi più “desiderati” della moda, in primis da giovani e giovanissimi, e soprattutto che Michele ha sempre incassato l’appoggio entusiasta di stampa ed addetti ai lavori, facendo da apripista a quello stile genderfluid che ha influenzato a 360 gradi la cultura di questi anni. Ma ora, come dicevamo, dopo una fase di cambiamenti radicali (e di incassi record per la Maison, che fino al 2018 ha registrato crescite del 35% annuo) è arrivato un fisiologico calo di interesse. La moda – e il popolo del web – si annoia in fretta, si sa, e ha un bisogno ossessivo di novità.

Le stesse che lo stesso Michele ha portato in questi sette anni da Gucci, quando ha rimescolato e sovvertito i codici del marchio attribuendogli nuovi e multiformi significati secondo quello che è stato il suo vissuto personale. Come dimenticare la sua grande sfilata di Alta Moda Gucci Love Parade, dedicata alla madre e intrisa di ricordi d’infanzia, suggestioni hollywoodiane e contaminazioni con il mondo del cinema. E ancora, come dimenticare la sua sfilata Autunno/Inverno 2019, quando trasformò la passerella in una sala operatoria facendo sfilare un’umanità cyborg che, al posto della borsetta, teneva sottobraccio teste mozzate e cuccioli di drago. O l’Autunno/Inverno 2021, quando – in piena pandemia di Covid – recuperò i suoi studi di scenografo e mise in scena una gigantesca ruota in cui veniva ricreato il backstage della sfilata e da cui i modelli uscivano, prendendo ipnoticamente vita a ritmo del Bolero. Fino alla sua ultima sfilata, in cui ha (ri)creato l’utopia di Twinsbourgh, la città dei gemelli: ad un certo punto, si è alzato il sipario e ogni modello si è riunito al suo doppio. Ma ad avvicinare Michele al pubblico, e a renderlo così amato, è stato sopratutto il grande lavoro che ha fatto giù dalle passerelle, definendo concretamente l’estetica degli idoli di un’intera generazione. Ad iniziare da Achille Lauro, ma poi soprattutto con i Maneskin ed Harry Styles. Ogni tappa del successo planetario della band di Damiano, Victoria e co. è contrassegnata da un look provocatorio e scenografico che Michele ha creato per loro, contribuendo a rendere iconico il loro stile glam-rock. Tra il grottesco e il raffinato, materiali lucidi e lussuosi glitter, il mood da rockstar anni Settanta è diventato l’elemento dominante delle liaison artistiche tra Michele e i sopracitati artisti, che hanno scelto Gucci come elemento discriminante della loro cifra stilistica. Il designer ha più volte affermato di ispirarsi a star del calibro di Elton John e David Bowie, attingendo dai loro look più iconici l’abbondanza di dettagli e decori, quel gusto un po’ kitsch degli anni ’80 tornato di grande attualità e da lui contaminato con suggestioni erotiche proprie dell’estetica del bondage.

Un percorso creativo, quello dello stilista romano, che è culminato con le recenti collaborazioni, prima con Balenciaga e poi con Adidas, dove ha sperimentato la fusione degli stilemi identitari dei due brand, declinandoli con un linguaggio contemporaneo e un’allure street style. Tanta, tantissima roba se si pensa che fino all’arrivo di Tom Ford, nel 2004, Gucci era per lo più un brand di borse, mocassini e foulard fiorati. Un vero e proprio ciclo di rivoluzione che si chiude ora per lasciar spazio, probabilmente, proprio ad un rassicurante ritorno alle origini del marchio. Lo suggeriscono le campagne pubblicitarie dell’Autunno/Inverno 2022, in cui già si è visto un cambio di passo verso un’estetica retrò più soft. Basta dare un’occhiata a “Gucci Savoy”, la nuova collezione di valigeria della maison fiorentina che rimanda alle origini di un marchio che è nato dall’intuizione del suo fondatore, Guccio Gucci, e dall’osservazione delle potenzialità che, proprio grazie al viaggio, possono rendere iconico un accessorio. E poi ancora, la produttrice e attrice premio Oscar Jessica Chastain, volto di Gucci 25H, la linea d’orologeria del brand, che nelle foto incarna perfettamente il fascino di quell’atmosfera soffusa e seducente della vecchia Hollywood. Certo è che per il successore di Michele non sarà facile reggere il confronto: il totonomi è aperto e gli addetti ai lavori lo attendono al varco con la sua prima collezione. L’appuntamento è fissato per gennaio 2023, quando il brand rientrerà nel calendario ufficiale di Milano Moda Uomo, dal quale era assente da gennaio 2020. E, guardate a volte il destino, anche Michele debuttò proprio con una collezione uomo, l’Autunno-Inverno 2015: face salire in pedana uomini con camicie dai voluminosi fiocchi e ai piedi pantofole rivestite di pelliccia. E fu subito cult.

“Oggi per me finisce uno straordinario viaggio, durato più di venti anni, dentro un’azienda a cui ho dedicato instancabilmente tutto il mio amore e la mia passione creativa. In questo lungo periodo Gucci è stata la mia casa, la mia famiglia di adozione. A questa famiglia allargata, a tutte le singole persone che l’hanno accudita e sostenuta, va il mio ringraziamento più sentito, il mio abbraccio più grande e commosso. Insieme a loro ho desiderato, sognato, immaginato. Senza di loro niente di tutto quello che ho costruito sarebbe stato possibile. A loro quindi il mio augurio più sincero: che possiate continuare a nutrirvi dei vostri sogni, materia sottile e impalpabile che rende una vita degna di essere vissuta. Che possiate continuare a nutrirvi di immaginari poetici ed inclusivi, rimanendo fedeli ai vostri valori. Che possiate sempre vivere delle vostre passioni, sospinti dal vento della libertà”. – Alessandro Michele

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