È il Pierfrancesco Favino migrante di ritorno dall’Egitto nella natia Napoli dopo quarant’anni a fare breccia nel cuore della Commissione di Selezione per il film italiano da designare all’Oscar. Sarà quindi Nostalgia di Mario Martone il film candidato a rappresentare l’Italia alla 95esima edizione degli Academy Awards nella selezione per la categoria “International Feature Film Award” che avrà una prima scrematura a dodici titoli e poi diventerà cinquina per la Notte degli Oscar 2023. “La conoscenza è nella nostalgia. Chi non si è perso non possiede” è l’epigrafe pasoliniana ad aprire l’undicesimo titolo del regista napoletano, film che ha gareggiato per la Palma d’Oro all’ultimo festival di Cannes.

Un film a sua volta magnificamente perduto nello spaesamento rappresentato, quasi fosse una sinfonia wendersiana degli esordi, dove una Napoli magmatica che ci sembra di conoscere da sempre viene continuamente rimodellata, ridipinta, riempita di rumori di strada, da uno sguardo martoriano esplorativo e rallentato. “Chist’è o paese mio”, prorompe Favino/Felice dopo un’ora di film quando un anziano amico di famiglia lo invita ad abbandonare la città e quando quell’accento mediorientale con cui aveva esordito tornando pulito ed elegante vestito tra i vicoli del rione Sanità si trasforma lentamente e definitivamente in dialetto partenopeo con il protagonista “sciolto” in giacchetta sportiva e jeans. La madre anziana che muore, un prete anticamorra che benedice ed intima moralità, un boss amico nel passato ora cupo e traditore, una nuova casa dove ricominciare, Nostalgia è un film di traiettorie di spazio e di luogo che cercano invano di compiersi, un’angolazione di sguardo continua che dall’alto disegna un basso dove si rimane nascosti, si respira a fatica, si muore. Denso come un ricordo che si appiccica agli occhi, immenso come la solennità di un vecchio cinema sentimentale, Nostalgia evoca anche linee di mascolinità inespresse, con controcampi femminili pressoché inesistenti. Impossibile non rimanerne esteticamente colpiti. Improbabile dimenticare sempre un cineasta completo e brillante come Martone dal giro che conta dei grandi premi. Poi magari non è il film più adatto per gli Oscar, ma un altro giro per Nostalgia, un altro rilancio in sala per il definitivo salto nella cinquina, male non farebbe nemmeno. “Sono orgoglioso e felice di comunicarvi che Nostalgia di Mario Martone è il film selezionato dalla commissione di Anica per rappresentare l’Italia nella corsa agli Oscar – dice l’attore – Grazie a voi e a tutti coloro che ci supportano nel nostro lavoro“. “Sono felice e onorato, per me, per noi che l’abbiamo realizzato e per tutto il piccolo universo così umano in cui è nato Nostalgia. A Cannes avevamo capito che dalla Sanità il film sapeva parlare al mondo, ringrazio la commissione che ci dà la chance di continuare questo dialogo” la riflessione del regista.

Tratto da un romanzo di Ermanno Rea e con uno scheletro di soundtrack elettronico a firma Tangerine Dream che vivacizza come stonando (vi ricordate i celebri gradini di metallo in Noi credevamo prima del patibolo per i ribelli risorgimentali?) una sinfonia quasi perfetta.

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