La sonda spaziale DART (Double Asteroid Redirection Test) della Nasa, lanciata con successo lo scorso 24 novembre 2021 tramite un razzo vettore Falcon 9 della SpaceX, è pronta a completare la sua missione: impattare contro un asteroide e deviarne la rotta. Si tratta del primo test di difesa planetaria su vasta scala, che ha come scopo la dimostrazione di un metodo di tecnologia di deflessione degli asteroidi. Sebbene nessuno dei due asteroidi rappresenti una minaccia per la Terra, la missione DART dimostrerà che un veicolo spaziale può navigare autonomamente verso un impatto cinetico su un asteroide bersaglio relativamente piccolo e che questa è una tecnica praticabile per deviare un asteroide in rotta di collisione con la Terra se mai ne venisse scoperto uno. DART raggiungerà il suo obiettivo il 26 settembre 2022. “Sappiamo che gli asteroidi ci hanno colpito in passato. Questi impatti sono un processo naturale e accadranno di nuovo in futuro”, ha affermato Alan Fitzsimmons, astronomo presso la Queen’s University di Belfast. “Vorremmo fermare quelli più pericolosi. Il problema è che non abbiamo mai testato la tecnologia necessaria per farlo. Questo è lo scopo di DART.”

Utilizzando alcuni dei telescopi più potenti del mondo, il mese scorso il team investigativo DART ha completato una campagna di osservazione di sei notti per confermare i calcoli precedenti dell’orbita di Dimorphos, il bersaglio dell’asteroide di DART, attorno al suo asteroide genitore più grande, Didymos, confermando dove è previsto l’asteroide da localizzare al momento dell’impatto. DART, che è il primo tentativo al mondo di modificare la velocità e il percorso del movimento di un asteroide nello spazio, testa un metodo di deflessione dell’asteroide che potrebbe rivelarsi utile se in futuro si presentasse una tale necessità per la difesa planetaria. “Le misurazioni effettuate dal team all’inizio del 2021 sono state fondamentali per assicurarsi che DART arrivasse nel posto giusto e al momento giusto per il suo impatto cinetico con Dimorphos”, ha spiegato Andy Rivkin, co-responsabile del team investigativo DART presso il Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory (APL), a Laurel nel Maryland. “Confermare quelle misurazioni con nuove osservazioni ci mostra che non abbiamo bisogno di alcun cambio di rotta e siamo già sul bersaglio.”

Assieme a DART c’è LICIACube (Light Italian Cubesat for Imaging of Asteroids), il cubesat italiano coordinato dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e realizzato dall’Argotec di Torino, la prima missione di spazio profondo sviluppata e gestita autonomamente da un team tutto italiano. Consiste in un nano-satellite delle dimensioni di una scatola da scarpe (30x20x10 cm) che si trova all’interno del modulo principale che verrà sganciato poco prima della collisione. LICIACube sarà fondamentale per studiare lo schianto della sonda, il cratere e i detriti generati, ricavando dati importanti per valutare la deflessione dell’asteroide. Il team LICIACube, di supporto alle operazioni di missione, è tutto italiano e comprende ricercatori dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), del Politecnico di Milano, delle Università di Bologna e Università Parthenope di Napoli, dell’IFAC-CNR di Firenze.

“Sappiamo dove si trovano i grandi asteroidi, e sappiamo che nessuno di quelli rilevati si avvicinerà al nostro pianeta per i prossimi 200 anni circa”, ha concluso Fitzsimmons. “Tuttavia, ci sono corpi celesti molto più piccoli che ancora non sono stati identificati e che potrebbero in futuro colpire la Terra. Alcuni di essi, nonostante le dimensioni ridotte, potrebbero causare gravi danni e distruggere intere città. Ecco perché l’esperimento della Nasa è così importante. DART è il primo passo per assicurarci di avere la tecnologia giusta per affrontare la minaccia”.

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