Amatissimo in ‘Un medico in famiglia‘ nel ruolo di Alberto Foschi. Attore, street artist, artigiano e tatuatore. In una lunga intervista a FanPage, Manuele Labate ha raccontato della sua nuova vita lontano dal piccolo schermo. Oggi è padre di due figlie: Aurora, di 11 anni e Maria sole, di 4. Tra numerosi riferimenti a una delle fiction regine di Rai1 e al rapporto con i vari interpreti del cast, il 39enne ha confessato il suo amore per la street art: “Ho sviluppato questa passione da ben prima di iniziare a recitare. È come dire che il primo amore non si scorda mai. Le strade della street art sono diverse. Quando si parla di recupero urbano, devi avere un’autorizzazione. Presenti il progetto e aspetti una risposta positiva. La seconda strada è quella di muoversi in maniera autonoma e, passami il termine, illegale, però riconoscendo sempre un aspetto estetico. Non fai una cosa frettolosa, colorata male per il puro gusto di sfogarti. La street art è una parte molto importante della mia vita e ho la fortuna di condividere questa passione con Aurora”. La sua primogenita, infatti, è molto talentuosa e la sta instradando sul disegno: “Quando siamo a casa dipingiamo insieme. C’è una ragazza che adoriamo seguire su YouTube, si chiama ‘Fraffrog’. Lei vive di disegno, recensisce matite, colori, pennelli, fa vedere diversi stili. Passiamo ore in armonia, guardando lei che disegna”.

Labate è anche tatuatore, ma ha deciso di non farne una professione e a beneficiarne sono stati il tempo trascorso con la famiglia e altri interessi. Collabora invece, con un’azienda: “Creiamo illuminazione di design, insegne luminose, quadri, tramite un connubio di decorazione e illuminazione. Si parte da un disegno, poi lo si arricchisce con dei componenti neon o con dei led, è tanta roba. Io collaboro alla creazione di queste opere, occupandomi principalmente della colorazione, della pittura. Mi definisco un artigiano moderno”. Tra le sue doti, anche la danza: “Ho frequentato dei corsi che mi hanno portato ad avere dimestichezza con il ballo latino-americano, il valzer, il jive. È una cosa che ho coltivato con mia sorella per qualche anno, poi l’ho sostituito con lo sport. Ma se hai il ritmo e il piacere di ballare, quello te lo porterai sempre”.

Nel corso dell’intervista c’è stato spazio anche per parlare della recitazione, che ormai ha un ruolo secondario nella sua vita: “Fa parte di me perché in un modo o nell’altro, trovi il tempo di realizzare il tuo talento recitativo, non per forza a livelli altissimi, quindi nazionali, come Rai1 o il cinema, ma in piccolo. Dove possibile, non disdegno il teatro, anzi. Poi qualche spot pubblicitario, uno dei quali è attualmente in onda”. Infine, un’opinione sui social network, da cui si tiene debitamente alla larga: “La mia passione per il disegno ha fatto sì che rimanessi ancorato a un aspetto manuale, concreto, pratico. I social mi appaiono come l’opposto: artificiali, poco reali, molto virtuali. Non vedo il senso di aspettare il momento giusto per scattare una foto, metterci un filtro, creare un aspetto finto di me e pubblicarla. Adoro Whatsapp, le telefonate e il viversi realmente. Il mio social rimane ancora il ristorante, il pub, la partita di padel e di calcetto“.

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