Anche i ricchi, o almeno qualche ricco, piangono. A questo giro, nel magico mondo dei valori finanziari fittizi, ovvero non monetizzabili all’istante se non facendo stampare all’improvviso miliardi di dollari alla Fed e alle altre banche centrali, tocca a Mark Zuckerberg. Come riporta il sito Fortune, il ceo di Meta nell’anno che va verso la conclusione ha perso 70 miliardi di dollari rispetto ad un patrimonio netto di quasi 55. Insomma, non che domani rimarrà senza 5 dollari per il suo Caffè Moka da Starbucks, ma la botta subita con la diminuzione di oltre il 50% del patrimonio netto non è proprio un segnale incoraggiante. Basta dare un’occhiata alla classifica presente sul sito Bloomberg per capire che le perdite (o i ricavi) per i paperoni mondiali oscillano generalmente di qualche unità di miliardo, più raramente di qualche decina, praticamente mai di quasi un centinaio di miliardi. Ad esempio quello che ha perso molto in questo 2022 dietro Zuckerberg è nientemeno che Jeff Bezos. Per il re di Amazon al segno meno si accompagna la cifra di 46 miliardi di dollari. Alta, ma poco più della metà della perdita di Zuckerberg, e soprattutto nemmeno un terzo del patrimonio netto di Bezos che segna ancora 145 miliardi di dollari. Un altro che non ha perso poco è Bill Gates. Il fondatore di Microsoft raccoglie un meno 27 miliardi a fronte di un patrimonio netto di 111.

Così se Gates è quinto nella superclassifica di Bloomberg, Bezos è terzo, Zuckerberg è finito addirittura 20esimo, appena sotto Jim, Rob e Alice Walton, proprietari della catena Walmart. Al primo posto invece, regna incontrastato l’epico blastatore Elon Musk con 268 miliardi di dollari di patrimonio netto e una perdita irrisoria di nemmeno tre miliardi. Dalla top ten di Bloomberg si evince che sette sono gli ultraticchi americani, due quelli indiani, e uno quello francese (Bernard Arnault). Tra questi, ma il discorso potrebbe essere allargato ai primi venti, chi è messo peggio con perdite che vanno da pochi miliardi a qualche decina sono tutti i giganti degli investimenti nelle nuove tecnologie, mentre chi ancora si arricchisce producendo e vendendo merce, almeno di base, a perdite risicatissime, se non veri e propri (gli unici addirittura nei primi 50) aumenti di capitale nell’ordine di qualche unità di miliardo.

Chiaro, stiamo parlando di valori fittizi, impossibili da ammonticchiare come i dobloni di Paperon de Paperoni per farci il bagno, ma l’andazzo del segno meno significa anche che quel ramo di investimenti sta subendo la crisi generale dovuta alla pandemia Covid e riassestamenti finanziari post guerra in Europa. Un’ultima curiosità: nei primi 500 posti della classifica Bloomberg ci sono cinque ultraricchi italiani. Al 29esimo posto c’è la famiglia Ferrero (che non è mai stata quotata in Borsa, quindi i soldini sono ammonticchiati piuttosto seriamente) con 37 milioni e mezzo di patrimonio netto e quasi un più due miliardi per il 2022; al 189esimo posto Paolo Rocca e famiglia; al 375esimo posto Silvio Berlusconi con quasi sei miliardi di patrocinio netto e una perdita di nemmeno 150 milioni di dollari nel 2022; infine Patrizio Bertelli e Miuccia Prada, 449esimo e 450esima, con poco più di 5 miliardi di patrimonio netto e una perdita infinitesimale di nemmeno 60 milioni.

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