Il corteo dell’Europride, vietato nei giorni scorsi dal ministero dell’interno, è partito a Belgrado. La premier serba Ana Brnabic, lesbica dichiarata, ha dato garanzie sulla sicurezza durante lo svolgimento dell’evento. Al corteo con partenza dal Parlamento, prendono parte diplomatici, europarlamentari e altre personalità internazionali giunte a Belgrado in segno di solidarietà con il movimento Lgbtiq. La marcia era stata vietata per questioni di sicurezza e ordine pubblico dal ministro dell’Interno serbo, Aleksandar Vulin che ancora venerdì sera aveva confermato il divieto di scendere in piazza agli attivisti. Gli organizzatori si sono battuti per non rinunciare alla manifestazione in programma. Hanno deciso così di sfidare le autorità, in una Belgrado blindata tra tensioni e timori.

Il divieto riguardava anche una contromanifestazione ostile al movimento Lgbtiq e a sostegno della famiglia tradizionale, annunciata da organizzazioni nazionaliste omofobe, appoggiate dalla Chiesa ortodossa. Il timore è che ci potessero essere dei contatti tra i due cortei. Pattuglie di agenti in assetto antisommossa presidiano buona parte del centro della capitale, anche perché questa mattina, davanti al parlamento, si è tenuta una cerimonia solenne in onore dei nuovi ufficiali dell’Accademia militare. Evento al quale ha partecipato anche il presidente Aleksandar Vucic.

Nonostante le contingenze, la determinazione degli organizzatori non è mai venuta meno. Anche perché quello di Belgrado è il primo Europride a essere stato organizzato in questa area europea. Nel comunicato, fatto pervenire ai media, hanno scritto che mantengono la volontà di far uso del “diritto democratico alla disobbedienza civile“. Gli organizzatori hanno scelto di partire dalla sede della Corte costituzionale. Lo stesso luogo che in passato ha sancito l’illegittimità di analoghi divieti al corteo arcobaleno. Dopo aver percorso le vie della città, la marcia si concluderà allo stadio Tasmajdan, dove è in programma un concerto. “Noi crediamo che questo sabato sia di importanza storica per la comunità Lgbtiq della Serbia e della regione”, conclude il comunicato degli organizzatori.

Unione Europea, Stati Uniti e altre ambasciate occidentali, istituzioni e organizzazioni internazionali impegnate nella difesa dei diritti umani si sono esposti con il governo serbo per far sì che la manifestazione avesse il via libera. In segno di solidarietà sono arrivati a Belgrado alcuni esponenti della Commissione Ue, dell’Europarlamento e del Consiglio d’Europa. Il corteo nazionale del Gay Pride in Serbia era stato proibito per alcuni anni dopo i violenti incidenti registratisi a Belgrado nell’autunno 2010, con scontri di piazza e autentica guerriglia tra polizia e gruppi di ultranazionalisti. Era tornato, poi, nel 2014. Da quel momento in poi si è tenuto regolarmente ogni anno senza che ci fossero più problemi di ordine pubblico.

Immagine in evidenza d’archivio

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