Moses Pendleton ha il sole alle spalle mentre riceve la nostra chiamata nel Connecticut, dove vive. “Di solito mi piace parlare al telefono con il sole in faccia – ci dice come se fossimo lì – ma ci sono dei lavori in corso e ho dovuto cambiare postazione”. La natura da cui è circondato, fra boschi, laghi e campi di girasole, è la sua fonte di armonia. Ma è anche ispirazione per i suoi spettacoli. I Momix, il più importante gruppo di dance theatre al mondo, da settembre tornano in Italia con “Alice”. Ma sarebbe meglio dire “Alice in Momixland”, pensando all’apporto visionario dell’artista, figlio della love generation. E alle sua creatività globale. Psichedelica. “Vanno bene entrambi i titoli”, risponde. Luci, costumi, proiezioni, musica, movimento ed effetti speciali: “Alice” sarà un viaggio negli stati di coscienza: sogno e incubo, lucidità e allucinazione. Infatti – lo ricordate? – Alice ingerisce un fungo.

Moses Pendleton, chi è Alice di Lewis Carroll?
Alice è lo stesso Lewis Carroll. È il personaggio che emerge dal suo immaginario. Ed è di quell’immaginario che parliamo ancora oggi.

Molte sono le simbologie legate ai personaggi che compaiono nel libro. A chi ha dato spazio?
Ai principali caratteri iconici tracciati da Carroll nel libro: dallo Stregatto astratto al Bianconiglio al Cappellaio Matto. Ma nello show, Alice si moltiplica. Cresce e diventa tante se stesse. Dall’inizio del suo viaggio, sottoterra, cambia. Fino a tornare in superficie. E’ uno spettacolo molto veloce e dinamico, in cui abbiamo aggiunto anche caratteri che non emergono dalla penna dello scrittore.

Dalle immagini promozionali si vede un ragno gigante. È un nuovo arrivato nel mondo di Alice?
Esattamente. Ma sono certo che se Carroll vivesse oggi lo aggiungerebbe alla storia. Fa parte del viaggio all’oscuro che compie la ragazzina. Appartiene alle sue scoperte e alla sua paura dell’ignoto. Ed è un esempio di come lavoriamo. Sulle impressioni che scaturiscono dalla storia più che sulla sua lettura fedele. Del resto il libro all’inizio era stato diffuso con le illustrazioni di Sir John Tenniel. E i bambini dell’epoca lo leggevano e lo guardavano. Poi c’è stato il film della Disney che ha influenzato le generazioni a venire. E anche me. Quindi ‘Alice in Wonderland’ è stato pensato per essere interpretato visivamente oltre che in letteratura.

Ci racconti del ragno gigante….
Lo avevamo già in studio. Ma era perfetto per il viaggio di Alice. Lei, in abitino bianco, si sveglia imprigionata nella sua trappola. C’è anche una reminiscenza kafkiana in tutto questo. Dalla Metamorfosi. Del resto, ognuno ha la libertà di attingere al romanzo di Carroll. Persino Salvator Dalì ha realizzato dipinti ispirati ad Alice. Noi abbiamo voluto dare espressione a quel viaggio nel Paese delle meraviglie a modo nostro. Lasciando al pubblico la libertà di immedesimarsi come meglio crede.

“Alice” ci parla di un viaggio visionario. Pura dimensione di sogno infantile o percorso di conoscenza di se stessi?
Entrambi. Attraverso il sogno si entra nel profondo della propria realtà. E si costruisce la propria coscienza. Quello di Alice è un viaggio nell’horror, nella bellezza, nel mistero. Non c’è nulla di logico in tutto questo.

Ci racconti del Bianconiglio, un personaggio chiave…
Pochi oggi sanno vivere nel presente. Il Bianconiglio è l’esempio della vita contemporanea. Siamo sempre in ritardo. Proiettati nel futuro. Pensiamo sempre a ciò che vorremo fare dopo. Ma questo è uno stato mentale stressante. Terrificante. Non cogliamo mai il presente, il momento.

Oltre alla lettura psicologica di passaggio dall’infanzia all’età adulta ce n’è una legata all’alterazione degli stati di coscienza, data dall’ingestione di un fungo psicoattivo: la ritiene valida?
Ogni cosa che tocchiamo, mangiamo, beviamo e respiriamo influenza il nostro essere. Il fungo psicoattivo che ingerisce Alice la porta in una dimensione profonda di se stessa. Da cui esce cambiata. Questo è solo un simbolo, ovviamente. Ma ci sono studi sui benefici dei funghi allucinogeni su persone malate di cancro o depressione. La comunità scientifica oggi sta prendendo molto sul serio questa ricerca, poiché ci sono molti studi che mostrano i benefici di questi funghi. Ha letto il libro ‘Come cambiare la tua mente’ del saggista Micahel Pollan? Ci ricorda che la mente è il più grande mistero dell’universo e che noi umani trascorriamo troppo poco tempo ad esplorarla. L’uso controllato di sostanze psichedeliche può aiutarci ad aprirci alle esperienze mistiche essenziali della vita.

Ha dichiarato che negli anni ’70, all’epoca della fondazione del gruppo Pilobolus, ha fatto uso di droghe leggere ed è favore della legalizzazione. Hai mai fatto un viaggio negli stati di coscienza?
La mia droga è la natura. Bicicletta, nuoto, yoga, meditazione, passeggiate nei boschi. Tutto il giorno. Devi prenderti cura del tuo corpo per avere equilibrio. Non ho problemi a dirlo: ho fatto qualche viaggio psichedelico negli anni ’60 e ’70. Ma non ricordo nulla. Facciamo così: se mi viene in mente qualcosa vi contatto.

Quando compone le sue regie e coreografie se è sempre in bici, nel lago, per boschi?
Lavoro sempre. Ma in movimento. Registro idee e pensieri persino in bici. In qualsiasi momento, anche in mezzo al bosco innevato. Vivo questa vita fisica estrema del corpo per svuotare lo spazio della mente, in modo che possa essere riempito da nuovi pensieri creativi.

Da figlio della love generation e del movimento hippie contestava la guerra del Vietnam e credeva nella possibilità di realizzare un mondo lontano dagli interessi materialistici. Ci è riuscito?
L’eredità della generazione di cui ho fatto parte è la comprensione della spiritualità come parte integrante della vita. Energia, relazioni, musica, arte, poesia. Se segui le tue passioni trovi equilibrio. La vita è anche pratica, certo, e non puoi rinunciare agli aspetti economici per sopravvivere. Ma se coltivi anche altri lati dell’esistenza, istante per istante, passo dopo passo, tutto diventa armonioso. Non c’è contraddizione.

Ha riconosciuto la sua fortuna nel condividere il sogno di un modo di vivere animato da ideali che contano più del danaro. Oggi la sua compagnia è famosa in tutto il mondo e guadagna. Come vive il successo economico?
Sono felice del successo e del riconoscimento del pubblico. Ma, ribadisco, non lo abbiamo scelto. Abbiamo creato i nostri spettacoli per portare in giro la nostra visione. Fortunatamente c’è stato interesse per il nostro lavoro. Fare questo significa però anche fare i conti con il denaro. Diamo lavoro a 22 persone. Ogni tour costa. Ma la nostra missione non è far soldi con i Momix ma fare i Momix.

Laureato in letteratura inglese, appassionato di Leopardi, Calvino, di opera lirica. Del nostro Paese cosa la incanta?
L’Italia per me rappresenta ancora il Rinascimento. Quando visito il vostro Paese come turista sono incantato dall’architettura, dal design, dal paesaggio (capace di produrre girasoli incredibili). E ovviamente dal buon vino e dal cibo.

Della guerra in Ucraina cosa ne pensa?
La guerra tira fuori il peggio dell’umanità, ma a volte può anche tirare fuori il meglio. Perché ha tirato fuori grande coraggio, spirito ed eroismo e ha riunito un popolo nella sua lotta per riconquistare la libertà. Ho la continua e bruciante speranza che si arrivi a un accordo.

Da uomo che vive immerso nella natura: ha considerato come forzatura l’imposizione del vaccino anti Covid?
No. È stato necessario. Ho considerato il periodo dell’isolamento, se pur da vaccinato, come opportunità per concentrarmi sul lavoro creativo. Solo con i miei pensieri.

Però non tutti hanno la sua fortuna…
Verissimo. Ma tutti possiamo cambiare attitudine e prospettiva, sempre. Guardando ciò che ci rende felici, anche nel peggio.

Come percepisce dal Connecticut la situazione politica italiana, con l’ennesima caduta di Governo?
Lo sto scoprendo ora da lei. Sapevo solo che sta cambiando la leadership. Della politica italiana, beh, ho scherzato su Berlusconi e il bunga bunga … che non fanno per me. Una considerazione: oggi nessuno riesce più a capire ciò che accade veramente. Anche sul fronte politico. L’utilizzo della tecnologia annebbia tutto. Ci sono fake news. C’è molta manipolazione dell’informazione.

Torniamo ad Alice: oggi il suo trip potrebbe essere paragonato a un viaggio di un teenager nel metaverso?
Lewis Carrol non ha mai conosciuto il metaverso. Quello di Alice non è un viaggio nel virtuale. Un tramonto visto dallo schermo o nella realtà non sono la stessa cosa. E nemmeno un sogno. Dobbiamo chiederci: vogliamo diventare anche noi delle macchine in futuro? L’intelligenza artificiale può avere un lato negativo: ci sta costringendo a non sperimentare la vita reale (vero contatto visivo, persone e relazioni reali). Ora sono le macchine a comporre anche la musica, domani sarà un computer a creare gli show dei Momix?

Nuovi progetti?
Mentre parlo con voi mi viene in mente che potrei creare un ‘Pinocchio’ da far debuttare in Italia. Però, a pensarci bene, mi accorgo che mi sta crescendo il naso!

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