di Paolo Bagnoli

La campagna elettorale si svolge nel vuoto della politica portando alla ribalta un quadro della realtà istituzionale veramente preoccupante. La preoccupazione, poi, diviene più acuta pensando a quanto può uscire dalle elezioni con l’andata al governo di una formazione che ha le sue lontane radici fuori dal contesto costituzionale; che ha nel nazionalismo, addirittura etnico, la propria identità affiancata da un’altra forza nazionalista e sovranista la quale, dimentica delle proprie radici, lascia intravedere l’Italia con la quale, probabilmente, avremo a che fare. Con quale clima dovremo fare i conti senza che si profili la capacità dell’eventuale opposizione di essere all’altezza del proprio compito.

Il clima è quello politico in generale, considerato che il sistema ci sembra praticamente ingovernabile sia da uno schieramento che da un altro. Tale clima conterà moltissimo e ciò è questione che investe direttamente il senso e lo spirito della nostra democrazia. Quanto è nelle viscere profonde del paese salirà sempre più alla superfice.

Non crediamo nel rischio di un nuovo fascismo politico, ma di un qualcosa di simile per derivazione culturale, sì. Non va dimenticato, infatti, che il fascismo in Italia, prima che istituzionalmente, ossia dall’alto, è salito dal basso e il rischio della “democrazia illiberale” è una possibilità tutt’altro che remota. Nazionalismo, etnicismo, xenofobia, populismo, antieuropeismo che ci infettano rischiano di dilagare. E con essi un ritorno in forza dell’antisemitismo che da tempo – basta scorrere i social – ha ripreso fiato e burbanza.

Le minacce che recentemente sono state rivolte all’onorevole Emanuele Fiano, a nostro avviso, non rientrano nell’odio mai cancellato verso gli italiani ebrei e l’ebraismo in generale, ma sembrano drammaticamente anticipare un qualcosa di diverso, un salto di qualità. E se contro le campagne antisemite è stato fatto poco, anche a livello di stampa e di ambiti della comunicazione, le nuove minacce a Fiano – che vive da dieci anni sotto scorta – denunciano che siffatta questione non può essere trattata alla stregua di un fenomeno ritenuto, alla fine, compatibile con la nostra democrazia. La questione è politica, ma la cifra di tale dimensione tocca il cuore stesso della civiltà.

La crisi del nostro sistema politico, iniziata oramai trent’anni orsono, non è stata presa sul serio da chi ne aveva il dovere; il tarlo del governismo ha rosicato, stagione politica dopo stagione politica, la democrazia repubblicana considerata quasi un campo vitalistico di ciarlataneria di una classe dirigente che ha pensato solo a salvaguardare sé stessa. Basti considerare la legge elettorale e a quanto abbiamo assistito nella formazione delle liste: al popolo italiano viene solo chiesto di convalidare il “voto” di chi le ha compilate poiché con la loro composizione la classe dirigente ha già votato a proprio favore.

Al pari di una malattia non curata la crisi si è venuta aggravando con il passare degli anni e crediamo che essa sia destinata ad aggravarsi in futuro, ma quali possano essere gli esiti del decorso è impossibile immaginare; i tempi che già sono bui sono destinati a esserlo ancora di più.

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