Sono solo tre casi (tra tanti), alcuni con rilievi penali chiaramente identificati e altri no, che mettono a dura prova la fiducia di chi non si accontenta di ascoltare passivamente i “consigli” che vengono dall’alto, ma valuta criticamente, rispetto al perseguimento di altri fini oltre che al puro profitto da parte delle aziende farmaceutiche, nonché dell’integrità dei nostri politici, amministratori e controllori delle varie “autorità” che dovrebbero invece lavorare senza cedere ad alcuna pressione indebita.

Il primo riguarda il medicinale Crestor (rosuvastatina) che ha fatto guadagnare miliardi alla casa farmaceutica che lo produce: AstraZeneca. Ogni giorno, 7 milioni di francesi assumono statine per far scendere il tasso di colesterolo nel sangue. Questi medicinali sono nella top 10 dei medicinali più rimborsati dal Servizio Sanitario Nazionale francese (Assurance Maladie). Parliamo di centinaia di milioni di euro. Alcune aziende non esitano a pagare noti cardiologi per decantare i benefici di questi farmaci, sia in occasione di conferenze che in televisione. Come il professor Nicolas Danchin, che lavora all’Ospedale Georges-Pompidou di Parigi. Secondo questo cardiologo, le statine non vengono prescritte abbastanza e tutti i francesi dovrebbero prenderle. Eminente e mediatico cardiologo Nicolas Danchin, tra l’altro stipendiato dai laboratori che vendono questi stessi medicinali…

Si scopre che l’autorizzazione per la prescrizione come “trattamento preventivo” del Crestor, in Francia, è data dall’Ansm (Agenzia Nazionale di Sicurezza del Farmaco). A decidere sono esperti che devono provare la loro indipendenza compilando una dichiarazione di interessi, dove vengono denunciati eventuali legami finanziari con le case farmaceutiche. Spulciando tali dichiarazioni si scopre che, sui 37 che hanno votato per autorizzare tale trattamento preventivo per il Crestor, solo 6 non avevano lavorato con case farmaceutiche. Ancora più sorprendente: di questi, 10 avevano avuti contratti proprio con AstraZeneca (minuto 17 dell’inchiesta giornalistica, qui in video).

Se non fosse che dal 2008 le statine (farmaci anticolesterolo) sono oggetto di un clamoroso scandalo: si dice che siano praticamente inutili e che provochino gravi effetti collaterali (dolori muscolari, problemi renali, diabete, ecc.). In Francia, diversi ricercatori di fama hanno lanciato l’allarme (come il dottor de Lorgeril, cardiologo e ricercatore del Cnrs), e negli Stati Uniti il Crestor è nel mirino della Fda (Food and Drug Administration), oltre a essere oggetto di una denuncia collettiva da parte di diverse migliaia di vittime.

L’altro caso che trovo molto emblematico è quello di Purdue Pharma e l’oppiaceo Oxycontine (Ossicodone), responsabile di una vera strage, negli Stati Uniti negli ultimi anni, tanto grave quanto silenziosa, grazie agli stratagemmi diabolici. L’azienda farmaceutica è riuscita ad avere il lasciapassare della Fda (Food and Drug Administration) per messaggi poi svelatisi ingannevoli. Al centro del marketing dell’azienda rivolto ai medici c’era una frase nell’etichetta originale dell’OxyContin: “Si ritiene che l’assorbimento ritardato fornito dalle compresse di OxyContin riduca il rischio di abuso [leggere “dipendenza”, nda] del farmaco”. La campagna di marketing della Purdue si basava su questa frase, che sosteneva che l’OxyContin aveva meno probabilità di dare dipendenza rispetto ad altri oppioidi da prescrizione, secondo le deposizioni di vari rappresentanti e medici che avevano ricevuto il farmaco. Ma questa affermazione non era supportata da studi clinici.

Se ciò non bastasse, un marketing spinto all’esasperazione e l’aumento costante della posologia hanno portato migliaia di persone a cadere nella loro trappola, pagandone di persona, al costo della propria salute. A chi voglia approfondire consiglio l’ottima serie tv Dopesick, con protagonista il medico interpretato da Micheal Keaton, che ripercorre tutte le fasi: della commercializzazione del farmaco come semplice antidolorifico fino all’esito della causa, intentata dalle vittime e dai loro parenti, contro la casa farmaceutica della famiglia Sackler.

Per finire, quasi tutti ricorderanno la storia della tangente di GlaxoSmithKline all’allora ministro De Lorenzo per far autorizzare il vaccino contro l’epatite B, su cui non mi dilungherò.

Alla luce degli episodi di cui sopra, che rappresentano la punta dell’iceberg di un sistema, è lecito interrogarsi sui metodi di molte case farmaceutiche e il loro potere persuasivo? E’ lecito essere critici sulla bontà di un farmaco/trattamento sanitario e pretendere trasparenza sui rapporti e legami finanziari che intercorrono tra medici, politici, membri di autorità sanitarie e case farmaceutiche, senza essere vittima di caccia alle streghe, etichette come “no vax” o vedersi privati di diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione?

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