Alla fine Raspadori ce l’ha fatta: voleva il Napoli e il Napoli ha avuto, dopo una trattativa estenuante e venendo pagato un prezzo oggettivamente alto. Un giovane italiano pagato tanto, secondo qualcuno troppo, in un’estate in cui altri giovani italiani sono finiti all’estero: Lucca dal Pisa all’Ajax e in ultimo Casadei al Chelsea. Inutile chiedersi se l’attaccante valga i soldi investiti dal Napoli: nessuno, oggi, può dirlo…magari tra un paio d’anni si avrà una risposta verosimile, non ora. 40 milioni o quasi, che solo la tenacia di De Laurentiis hanno fatto diventare “o quasi” rispetto a quelli tondi che chiedeva il Sassuolo: alla fine 30 milioni tondi (5 per il prestito oneroso di un anno, 25 per l’obbligo di riscatto, 5 di bonus di cui tre per ogni qualificazione in Champions di qui a 5 anni e 2 per le prestazioni individuali di Raspadori).

Giusto chiedere così tanto per un calciatore che ha fatto solo tre stagioni in A, tutte in neroverde? Ovviamente il Sassuolo ha il pieno diritto di chiedere qualsiasi cifra per chicchessia: società che non ha bisogno di vendere come dimostra anche il caso Berardi, inseguito per anni dalle big, che alla fine non si è mai mosso dall’Emilia e che ha sempre tenuto in altissima considerazione il proprio patrimonio tecnico. Le riflessioni semmai vanno poste sotto un’altra ottica: in questo caso il Napoli ha avuto pazienza e Spalletti ha fortemente voluto Raspadori per ripianare un vuoto importante, quello lasciato da Dries Mertens, assumendosi un rischio però.

Già, perché è evidente (e di prassi ormai) che stanti le cifre in ballo una squadra sia più propensa a puntare sullo scouting, prendendo giocatori talentuosi da altri campionati: Brasile o Argentina, ma ultimamente anche Turchia, Belgio, Olanda dove un talento di 22 anni costerà verosimilmente la metà o meno, con un rischio d’impresa chiaramente più basso. Il Milan ha speso una cifra simile per De Ketalaere, che in più rispetto a Raspadori ha una stabile esperienza europea, avendo giocato già 16 partite di Champions in tre stagioni. Il Napoli per Kvaratskhelia ha speso 10 milioni, proprio il Sassuolo ha preso Augustin Alvarez dal Penarol per 12 milioni, per intenderci. E quindi: se malauguratamente dovesse far flop Kvaratskhelia l’impatto sarebbe decisamente meno forte rispetto a una potenziale non riuscita del colpo Raspadori. Questo per il Napoli.

Perché c’è poi chiaramente anche l’aspetto individuale: c’è da dire che l’attaccante ha mostrato da subito entusiasmo e voglia di andarsi a giocare le sue chance a Napoli ed è ovviamente un punto a suo favore, perché è evidentemente conscio che andrà in una delle piazze più calde ed esigenti d’Italia, col cartellino dei 40 milioni o quasi ancora attaccato addosso. Per quel prezzo a Napoli è arrivato nel 2013 Gonzalo Higuain…che era già un giocatore importante, proveniente dal club più importante al mondo e che poi in maglia azzurra ha fatto 91 gol in 3 anni: normale i tifosi si aspettino tantissimo da Raspadori. Poi certo: c’è il West Ham che la stessa cifra la tira fuori per Scamacca, ma è noto che italiane e inglesi sul mercato non giochino ad armi pari.

Un bel rischio, insomma, la politica secondo cui tutto ciò che luccica nel panorama Serie A e ha nazionalità italiana è inequivocabilmente oro. Un rischio perché porta molte squadre, big e non, a virare su scelte straniere, un rischio per le pressioni che l’alta valutazione inevitabilmente genera. Con ricadute anche per la nazionale italiana: gli alti costi dei giovani nostrani, come detto, spingono a guardare altrove tant’è che secondo il Cies, la Serie A è il campionato col maggior impiego di calciatori stranieri (64% dei minuti giocati). Chiaro che ciò non è imputabile solo ai prezzi dei cartellini ma anche a un discorso di coraggio che spesso i club di Serie A non hanno: basta vedere l’Ajax pescare tra i giovani talenti italiani e accaparrarsi Lorenzo Lucca reduce da una stagione positiva a Pisa (quanti attaccanti stranieri più forti di Lucca giocano nelle medio piccole di A?). Oppure Casadei, che magari per l’Inter non era pronto ma chissà. L’augurio in ogni caso è che un calciatore già campione d’Europa, che piace tantissimo al ct Mancini e che ha conquistato il notoriamente fine palato calcistico di Spalletti dimostri che l’investimento fatto per lui è pure economico rispetto al suo valore: sarebbe anche un manifesto per tutto il calcio italiano.

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