Migliaia di pesci morti di tutti i tipi galleggiano da almeno tre giorni nelle acque dell’Oder, nel parco nazionale della bassa valle del fiume nel Brandeburgo nordorientale, al confine tra Germania e Polonia. L’amministrazione di Francoforte sull’Oder ha cercato di dissuadere la popolazione dall’entrare in contatto con l’acqua del fiume e dei suoi bracci secondari, né consumare materiale ittico, vietando la balneazione e la pesca; avvisi analoghi sono stati diffusi anche dalle amministrazioni di Oder-Spree, Märkisch Oderland, Barnim ed Uckermark. Il Governo polacco ritiene che siano state versate nel corso d’acqua grosse quantità di rifiuti chimici ed ha promesso una ricompensa di circa 210 mila euro a chi darà indicazioni che consentiranno di risalire ai colpevoli. Il premier Mateusz Morawiecki ha affermato “è probabile che sia stata versata nel fiume una enorme quantità di rifiuti chimici e in piena conoscenza dei rischi e delle conseguenze” aggiungendo “vogliamo trovare i responsabili del danno ambientale, di cui qui probabilmente si tratta, e punirli”. La procura polacca di Wroclaw (Breslavia) dal 9 agosto ha aperto indagini per delitto ambientale. Le rive vengono esplorate con droni per veder come si sviluppa la moria ittica e cercare di scovare la possibile fonte dell’inquinamento. Dopo decise proteste da parte tedesca per il mancato funzionamento della catena informativa ed il ritardo nel diffondere l’allarme, si sono dimessi sia il capo dell’Autorità di controllo delle acque che il dirigente di quella dell’Ambiente polacchi. Lo stesso Morawiecki sarebbe stato informato solo il 10 agosto e via Twitter ha sintetizzato “questa situazione non poteva assolutamente essere prevista, ma la reazione delle autorità responsabili avrebbe dovuto giungere più velocemente”. Già dal 28 luglio le autorità polacche avrebbero infatti raccolto pesci morti e campioni delle acque prelevati in tre punti diversi dall’Ufficio idrico della Bassa Slesia rilevando una atipica bassa concentrazione di ossigeno ed in due casi anche la presenza della sostanza velenosa mesitilene che, dal primo agosto, però, non si sarebbe più riscontrata.

A Brandeburgo, nell’aerea di confine, centinaia di volontari, muniti di stivali e spessi guanti di gomma per evitare di entrare a contatto con sostanze dannose alla salute, hanno cominciato a raccogliere i pesci morti: decine di tonnellate di materiale ittico fetido. Devono procedere in fretta anche per via dei volatili che portano via le carcasse, diffondendo ulteriormente i veleni. Il Ministro dell’ambiente del Brandeburgo Axel Vogel (Verdi) ha riferito all’emittente televisiva tedesca Rbb che sono stati riscontrati valori molto elevati ed atipici di sali disciolti nell’acqua che potrebbero aver causato la moria di pesci, ma i risultati non sono ancora definitivi e “da quello che si sa al momento non è l’unico fattore scatenante”. “I dati ora indicano una molteplicità di concause, tra le quali anche l’attuale afflusso molto basso di acqua e le sue temperature elevate” ha sintetizzato Vogel, affermando che vengono ancora riscontrati anche valori più elevati di mercurio e di altri metalli pesanti, che potrebbero tuttavia anche essere un fenomeno meramente localizzato. Il laboratorio del Land potrà diffondere dei risultati probabilmente lunedì. La Ministra polacca dell’Ambiente Anna Moskwa in un Tweet del 13 agosto ha intanto precisato che l’Istituto statale di ricerche veterinarie polacco di Pulawy, diretto dal professor Krzysztof Niemczuk, ha già esaminato 7 specie di pesci morti ed escluso che il mercurio sia la causa della loro moria, ma prosegue accertamenti su altri elementi tossici. Con bassi livelli di acqua ogni sostanza d’altronde può assumere una concentrazione più elevata e pericolosa, ha chiarito Axel Vogel, indicando che qualunque sia la causa, il danno potrà riflettersi per anni sulla fauna ittica se anche il plancton è stato decimato ed i pesci nell’Oder non troveranno più sufficiente nutrimento. Vogel è tuttavia ottimista che la sostanza che inquina l’Oder si diluirà andando verso la foce ed è dunque improbabile che il danno si estenderà fino al Mar Baltico. Al contrario il Ministero dell’ambiente del Meclemburgo-Pomerania ha valutato che in funzione delle correnti e dei venti pure la foce vicino a Stettino (Polonia), la seconda maggiore laguna sul Baltico, potrebbe essere rapidamente raggiunta dai veleni. Le associazioni ambientaliste parlano in ogni caso e senza mezzi termini di una catastrofe ambientale. La presenza di mercurio, se in qualche misura venisse confermata, costituirebbe un danno enorme perché il metallo per decenni non si degrada e resterebbe nel sedimento del letto del fiume, sciogliendosi con batteri nell’acqua sarebbe poi assorbito da tutti gli organismi viventi, come illustra Henry Tünte dell’associazione ambientalista Bund für
Umwelt und Naturschutz. Il BUND ha già in corso una causa in Polonia contro i lavori di allargamento dell’alveo dell’Oder. La Ministra federale tedesca dell’ambiente Steffi Lemke (Verdi) è in contatto con la sua omologa polacca Anna Moskwa ed ha affermato via Twitter “la priorità adesso e limitare i danni, la protezione della popolazione e l’identificazione delle cause e dei potenziali responsabili” ed ancora “abbiamo un carico di veleni nel fiume e personalmente non so quando si diluirà in misura sufficiente da non essere più di danno per l’uomo e la natura”.

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