Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni siedono accanto nelle conferenze stampa. Anche i simboli dei loro partiti oggi sono uno accanto all’altro, fusi in una lista unica. Nell’aula del tribunale di Taranto, invece, sono l’uno contro l’altro: il primo, Bonelli, chiede i danni all’altro, Fratoianni. Non un processo qualunque, ma quello denominato Ambiente svenduto sul disastro ambientale e sanitario causato dalle emissioni dell’ex Ilva. Nel maxi processo alla fabbrica dei Riva, infatti, Nicola Fratoianni era uno dei 44 imputati con l’accusa di favoreggiamento nei confronti di Nichi Vendola, l’ex Governatore della Puglia accusato di concussione per aver fatto pressioni sui vertici dell’agenzia regionale di protezione ambientale affinché ammorbidisse la sua linea contro l’Ilva. I fatti risalgono al 2010 quando Fratoianni era assessore alle politiche giovanili della Puglia: l’accusa nei suoi confronti è di aver negato che Vendola in una riunione abbia mostrato la sua rabbia nei confronti dell’Arpa, ritenuta troppo dura contro lo stabilimento siderurgico di Taranto.

Il 31 maggio 2021, la corte d’assise ha dichiarato prescritto il reato contestato a Fratoianni, ma nel dispositivo di sentenza lo ha condannato al pagamento delle spese processuali nei confronti di una serie di parti civili e tra queste anche la Federazione dei Verdi. Fratoianni, pur non essendo riconosciuto colpevole, per la corte d’assise deve versare al partito di Bonelli le spesso le spese sostenute nel corso del giudizio. Ma al di là degli aspetti tecnico-giuridici, c’è da evidenziare che il partito all’epoca guidato da Bonelli e rappresentato in aula dall’avvocata Anna Mariggiò non solo si era costituito parte civile contro Fratoianni, ma aveva anche avanzato una richiesta di risarcimento danni. Il 23 febbraio 2021, pochi giorni dopo la nomina di Fratoianni a segretario nazionale di Sinistra Italiana, nel corso della sua discussione, l’avvocata Mariggiò aveva affermato che nel corso del lungo dibattimento tutti i fatti contro gli imputati erano stati provati: “La proprietà dell’Ilva – aveva dichiarato la legale dei Verdi – aveva intessuto anche dei rapporti con la politica: tutti questi rapporti a che cosa erano finalizzati? Ad un unico scopo: poter continuare a produrre in modo da non essere distratti da nessuno. Raggiungere il massimo profitto anche sacrificando l’ambiente, sacrificando la salute dei cittadini e l’integrità degli stessi dipendenti all’interno dello stabilimento”.

Infine l’avvocata Mariggiò, aveva aderito alle richieste di condanna formulate dal pubblico ministero “sperando – aveva aggiunto – che vengano accolte tutte”. Tra queste richieste avanzate dalla procura di Taranto c’era anche quella a 8 mesi di reclusione nei confronti di Fratoianni. Non solo. Mariggiò aveva ricordato come Bonelli nel 2012, già all’epoca leader nazionale dei Verdi, era stato candidato a sindaco di Taranto: in quell’occasione, Nichi Vendola, allora leader di “Sinistra Ecologia e Libertà in cui militava lo stesso Fratoianni, aveva definito il leader dei Verdi “un avvoltoio alla ricerca di un consenso elettorale”. Anche per quella candidatura, secondo l’avvocata Mariggiò, i Verdi “vengono fatti fuori dalla coalizione di sinistra” creando un grande danno per il partito e soprattutto “alle idee che il partito portava avanti”. L’avvocata Mariggiò, quindi, aveva richiesto un risarcimento di 180mila euro per ciascun capo di imputazione che la corte avesse riconosciuto, ma il verdetto del 31 maggio 2021 aveva dichiarato come detto prescritto il reato di Fratoianni, ma aveva stabilito che la Federazione dei Verdi dovesse essere risarcita dagli imputati condannati e tra questi i Riva, i vertici della società Ilva e anche Nichi Vendola: per la corte d’assise l’ammontare dei danni dovrà essere stabilito in un separato giudizio civile, ma nel frattempo gli imputati avrebbero dovuto versare in solido una provvisionale immediatamente esecutiva di 20mila euro. A questo, si aggiunge anche il risarcimento delle spese legali anche a carico di Nicola Fratoianni e altri imputati per i quali la corte ha dichiarato la prescrizione. A distanza di oltre un anno dalla lettura della sentenza, le motivazioni non sono ancora state depositate, Fratoianni è ancora segretario di Sinistra Italiana, i Verdi hanno cambiato nome in “Europa verde” e forse hanno anche cambiato idea sulle responsabilità di Fratoianni.

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