Nuova giornata di incursioni cinesi nei cieli e nei mari attorno a Taiwan. Il ministero della Difesa di Taiwan ha riferito che in tutto 13 navi e 39 aerei dell’Esercito popolare di liberazione cinese sono stati rilevati intorno alo spazio aereo dell’isola fino alle 17, ora locale. Ventuno degli aerei rilevati hanno volato sulla parte est della linea mediana dello Stretto di Taiwan e nella zona sud-ovest di identificazione di difesa aerea, ha aggiunto il ministero. Le forze armate di Taipei hanno tenuto sotto controllo la situazione a queste attività con aerei, navi militari e sistemi missilistici terrestri.

L’onda lunga della visita della speaker della Camera americana Nancy Pelosi a Taiwan del 2 agosto scorso, produce ancora i suoi effetti a distanza di una settimana. Pechino prosegue le sue esercitazioni militari attorno mentre Taipei protesta. Il ministero degli Esteri di Taiwan “condanna con forza la decisione della Cina di prolungare le esercitazioni militari” attorno all’isola , di fatto indipendente ma che Pechino considera una “provincia ribelle”. “La provocazione e l’aggressione della Cina hanno pregiudicato lo status quo nello Stretto di Taiwan e fatto salire le tensioni nella regione”, si legge in una nota diffusa dal ministero, che torna a chiedere uno stop alla Cina. Ma Pechino non sembra arretrare di un millimetro non solo sul piano militare anche su quello della propaganda. Secondo il ministero della Difesa di Taiwan, infatti, durante la scorsa settimana la Cina ha lanciato “272 tentativi di disinformazione” con notizie false come il “presunto attacco missilistico contro l’aeroporto internazionale Taoyuan di Taiwan”- la cui notizia era stata diffusa proprio mentre la speaker della Camera atterrava a Taipei- e l’apparente vicinanza di una nave da guerra cinese alla costa orientale di Taiwan.

“Non sono preoccupato, ma temo questi movimenti”, ha detto il presidente Joe Biden riguardo alle ultime manovre militari cinesi attorno a Taiwan. “Ma – ha aggiunto il presidente Usa – non credo che faranno altro”. Quanto alla visita della speaker Nancy Pelosi a Taiwan, che ha innescato la reazione di Pechino, Biden ha commentato, “è stata una sua decisione”. A riferirlo è Kaitlan Collins della Cnn, al seguito del presidente Usa nella visita alle popolazioni alluvionate del Kentucky orientale. Una scelta che non è stata apertamente condivisa ma neanche apertamente osteggiata da Biden, mentre il Pentagono, nei giorni immediatamente precedenti alla visita di Pelosi a Taipei, aveva cercato di dissuadere la speaker dal fare questa mossa avventata, forse prevedendo una decisa reazione cinese. Che è puntualmente arrivata e che va avanti ormai da giorni.

PROPAGANDA CULINARIA Hua Chunying, capo del Dipartimento informazione del ministero degli Esteri cinese ha pubblicato un tweet in cui fa una sorta di rassegna dei ristoranti cinesi a Taiwan. “Le mappe Baidu (il Google cinese, ndr) mostrano che ci sono 38 ristoranti di ravioli dello Shandong e 67 ristoranti di noodle dello Shanxi a Taipei”, ha scritto Hua. “I palati non tradiscono. Taiwan ha sempre fatto parte della Cina. Il bambino perduto da tempo alla fine tornerà a casa“, ha scritto nel tweet Hua. Il tweet, postato al termine dei quattro giorni di esercitazioni straordinarie militari su vasta scala attorno a Taiwan, ha suscitato reazioni anche ironiche dalla comunità social. “Ci sono oltre 100 ristoranti di ramen a Taipei, quindi Taiwan fa sicuramente parte del Giappone”, ha replicato un utente. E ancora “Google Maps mostra che ci sono 17 McDonald’s, 18 KFC, 19 Burger King e 19 Starbucks a Pechino. I palati non tradiscono. La Cina è sempre stata una parte dell’America. Il bambino perduto da tempo alla fine tornerà a casa”, ha rilanciato un altro. Ironia anche ai più alti livelli. Morgan Ortagus, ex portavoce del Pentagono, ha osservato che “ci sono oltre 8.500 ristoranti KFC (Kentucky fried chicken, ndr) in Cina. I palati non tradiscono. La Cina è sempre stata una parte del Kentucky. Il bambino perduto da tempo alla fine tornerà a casa”. Twitter, oscurato in Cina e accessibile solo via Vpn, è uno strumento molto usato dai diplomatici di Pechino. Il portavoce del ministero degli Esteri Zhao Lijian, ad esempio, è noto per i suoi post molto controversi che rilanciano teorie del complotto, a partire dal Covid-19 portato a Wuhan dai militari americani.

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