Tutto da decidere mercoledì a Roma. È questo l’esito della riunione dei vertici del centrodestra siciliano – alla quale ha partecipato pure Totò Cuffaro – per decidere il candidato presidente della Regione. La Sicilia andrà, infatti, al voto il 25 settembre, grazie alle dimissioni di Nello Musumeci che ha consentito di accorpare le Regionali e le Politiche, ma il nome del candidato della coalizione di centrodestra ancora non c’è.

C’è quello della coalizione opposta: Caterina Chinnici è risultata vincitrice delle primarie di centrosinistra lo scorso 23 luglio (ma si vedrà se la coalizione terrà). Nel frattempo, il centrodestra resta in attesa che si definisca la questione in Lombardia: si decide a Roma, infatti, non a caso. Al voto ci sono tre grandi regioni: Lazio, Lombardia e Sicilia. Tutte e tre da spartire tra i partiti: secondo indiscrezioni il Lazio andrà al capogruppo alla Camera di Fratelli d’Italia, Francesco Lollobrigida, mentre la partita sembra ancora incerta in Lombardia ed è su questo che verrà sciolto il nodo mercoledì: se sarà Attilio Fontana il candidato, in Sicilia sarà allora Forza Italia a potere piazzare un suo nome. Ma se dovesse essere Letizia Moratti – data per favorita in questi giorni – la scelta sarà della Lega.

Questo è stato in sostanza definito nella riunione di oggi, chiarendo un punto centrale: cadono tutti i veti, perciò quel che sarà deciso a Roma, e cioè quale partito avrà la Sicilia, dovrà essere accettato sull’isola, senza nessuno stop dai partiti. Per questo, Vincenzo Figuccia, consigliere regionale approdato dall’Udc nella Lega, sottolinea: “Se c’è una parola che definisce il risultato del vertice odierno del centrodestra siciliano questa è: ‘Unità’. Sono caduti i veti sui nomi proposti dai partiti che compongono la coalizione. Adesso serviranno 48 ore per la sintesi”. Ore decisive che potrebbero portare un risultato proprio al Carroccio, che paradossalmente si troverebbe a lasciare la sua regione d’origine per quella più a Sud d’Italia, così che sono caduti i veti ma non i dubbi: “Se il candidato sarà della Lega, allora potremmo perdere”, commenta un big del centrodestra siciliano.

Se Moratti sarà il candidato in Lombardia, le probabilità che questo avvenga, sono alte, e i nomi già fatti al tavolo di oggi sono quelli del segretario della Carroccio in Sicilia, Nino Minardo e quello del deputato Alessandro Pagano. Il primo è il “candidato naturale”, indica qualcuno. Ma Minardo, già designato come candidato della Lega alla presidenza della Regione nei mesi scorsi potrebbe essere un nome troppo pesante per il centrodestra: è membro di una delle famiglie più ricche dell’isola, il padre ha costruito un impero, piazzando distributori di benzina in tutta Italia e in particolare in Sicilia, tra queste spicca – anche nelle immagini del sito della compagnia, Giap Petroli – la russa Lukoil. Non l’immagine ideale per un centrodestra che vuole affrancarsi dalla vicinanza con Putin. Ma non solo, su Minardo pesa pure una condanna per abuso d’ufficio, ormai definitiva, che risale a quando ha presieduto il Consorzio autostrade siciliane, per avere nominato impropriamente l’ingegnere Vincenzo Pozzi, ex supermanager dell’Anas, direttore generale del Cas. Per questo al suo posto, se prevalesse la linea Moratti in Lombardia, potrebbe essere indicato l’ex assessore al bilancio di Cuffaro, Alessandro Pagano. Ma gli altri partiti sperano ancora: in primis c’è Forza Italia, che se vincesse la linea Lega in Lombardia, dovrebbe incassare il sì su Stefania Prestigiacomo, invisa agli altri partiti per via delle sue posizioni sugli sbarchi: salì infatti sulla Sea Watch quando Salvini era ministro dell’Interno e la nave in attesa del permesso allo sbarco al largo di Siracusa. Il nome a quel punto sarebbe quello dello stesso Gianfranco Micciché, che, secondo i più maligni, sta giocando proprio per arrivare a questo finale di partita.

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