La senatrice Pd Monica Crinnà reclama, per darli in beneficenza, i 24mila euro trovati un anno fa nella cuccia del cane nel giardino della sua villa di Capalbio. Non va bene la confisca decisa dai giudici che hanno comunque escluso reati nella vicenda. Un passo indietro. Un anno fa il malloppo viene scoperto nella cuccia del cane da alcuni operai che stavano facendo lavori di ristrutturazione nella villa di Capalbio di Esterino Montino e della moglie, la senatrice Cirinnà, appunto. I soldi erano avvolti in una busta e nascosti dentro la cuccia non più utilizzata, vicino ad un capannone. Un figlio della coppia denuncia quindi il fatto ai carabinieri. Gli investigatori ipotizzano diverse possibilità tra cui quelle che i soldi fossero il frutto di qualche rapina in banca, alle poste o a qualche furgone portavalori. Oppure proventi di attività di spaccio di stupefacenti. L’idea di fondo era che qualcuno potesse aver pensato di disfarsi momentaneamente del denaro, in attesa di riprenderlo in un secondo momento. Montino e Cirinnà avevano affermato l’intenzione di utilizzare quel denaro per fini di pubblica utilità, sottolineando la loro totale estraneità nella vicenda.

“Nessun reato” ha effettivamente concluso il pm che si è occupato del caso chiedendo l’archiviazione. I giudici hanno però contestualmente disposto la confisca del denaro. “Erano nella mia proprietà e dunque sono miei” contesta però Cirinnà che ha promesso il denaro al centro antiviolenza di Grosseto Olympia de Gouges. La senatrice ha depositato un’istanza in cui ha chiesto di “disporre la restituzione poiché ai sensi dell’articolo 932 del codice civile il tesoro, inteso come qualunque cosa mobile di pregio di cui nessuno può provare d’essere proprietario, appartiene al proprietario del fondo in cui si trova”. L’ istanza è stata però respinta. “La richiesta di restituzione della Cirinnà non può essere accolta, poiché opera in questo caso la disciplina delle cose ritrovate. Esso spetta quindi solo per metà al proprietario del fondo”, scrivono i giudici, “e per metà al ritrovatore: in questo caso, a Fabio Montino e all’operaio Fabio Rosati, per la quota di un quarto ciascuno”. La vertenza passa quindi al tribunale civile.

“Da quasi un anno spiego a chiunque che la cuccia dove sono stati ritrovati dei soldi in contanti era in disuso da anni – dice Cirinnà – era ai margini della nostra proprietà, in un luogo aperto al pubblico transito, non visibile dalla nostra abitazione e a ridosso della strada provinciale. Ho da subito avvisato i carabinieri – spiega ancora – e ho semplicemente comunicato attraverso il mio avvocato al giudice, come prevede la legge, cosa avrei fatto nel caso in cui i denari mi fossero consegnati. Non restituiti, perché, appunto non sono miei. Ho detto chiaramente che quei soldi sarebbero andati in beneficenza all’Associazione Olympia de Gouges che si occupa di violenza sulle donne nel territorio della bassa Maremma”, ha precisato oggi la senatrice.

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