Un’idea e una visione per illuminare il futuro finanziario. Così nel 2008, dopo una crisi economica devastante, si era immaginato l’utilizzo delle criptovalute ovvero monete virtuali peer to peer. Doveva essere una rivoluzione, ma a distanza di 14 anni il denaro digitale non tracciabile (se non attraverso le transazioni), mostra più ombre che luci. E le cronache legano sempre più spesso le criprovalute ad azioni criminali: autoriciclaggio, richieste di pagamento di riscatto per reati informatici o compensi per killer ingaggiati nel darkweb. Nei giorni scorsi anche la Cassazione, in una sentenza di conferma di una misura cautelare nei confronti un uomo accusato di truffa e autoriciclaggio, ha espresso un giudizio molto netto sottolineando come “la configurazione del sistema di acquisto di bitcoin si presta ad agevolare condotte illecite…” perché “è possibile garantire un alto grado di anonimato (sistema cosiddetto permissionless) senza previsione di alcun controllo sull’ingresso di nuovi nodi e sulla provenienza del denaro convertito”. Inoltre, afferma la Cassazione nella sentenza 27023 della II sezione penale, che è “… ormai noto il vasto numero di criptovalute utilizzate nel darkweb proprio per le peculiari caratteristiche” di opacità “soprattutto per l’uso di tecniche crittografiche avanzate garantiscono un elevato livello di privacy sia con riferimento alla persona dell’utente sia in rapporto all’oggetto delle compravendite”.

Più in generale è una fase estremamente difficile per l’universo delle monete digitali. Il bitcoin, la criptovaluta più diffusa, ha perso circa il 70% del suo valore rispetto ai picchi raggiunti lo scorso novembre, scivolando da 70mila dollari al di sotto dei 20mila. I cosiddetti stablecoin, monete virtuali costruite in un modo che avrebbe dovuto teoricamente assicurarne la parità con il dollaro, hanno smentito questa promessa. Il settore è stato colpito da una serie di fallimenti, da ultimo quello del grosso operatore Celsius Network che ha congelato milioni di conti. Celsius prometteva ai depositanti rendimenti fino al 18%, con il calo delle quotazione e il balzo delle richieste di disinvestimento Celsius si è trovato a corto di liquidità.

Nate e prosperate dopo il 2008, con condizioni monetarie del tutto anomale, le monete digitali pagano ora il lento processo di normalizzazione della politica monetaria di Federal Reserve e Banca centrale europea. Il rialzo dei tassi fa sì che siano meno soldi che si dirigono verso asset più rischiosi come le stesse criptovalute. In passato si è ritenuto che le monete digitali potessero rappresentare un investimento alternativo rispetto all’azionario, utile per diversificare il portafoglio. In questi mesi però il bitcoin e le altre criptovalute hanno mostrato una strettissima correlazione con gli indici azionari, amplificandone anzi i cali. Anche per questo si moltiplicano gli inviti di banche centrali e autorità di vigilanza per una maggiore regolamentazione del settore.

Essendo una sorta di avamposto della nuova finanza sono – secondo le autorità giudiziarie – sono utilizzate dalle mafie riciclare guadagni illeciti da reinserire nel circuito legale. I clan, le cosche o le famiglie – come già denunciava l’Antimafia nel 2019 – considerano le criptovalute una sorta di paradiso: le operazioni finanziarie magari vengono divise in più parti e distribuite in portafogli anonimi, che sfuggono alle indagini delle autorità. Utilizzano i bitcoin anche i trafficanti di armi e quelli di esseri umani e organi. Il numero di criptovalute, come segnala la Consob, ha registrato una espansione crescente a partire dal 2020, passando da poco più di 2.400 a oltre 10.300 ad aprile 2022. Anche la capitalizzazione ha registrato un aumento significativo, sebbene rimanga contenuta nel confronto con i mercati azionari. A fine maggio 2022, oltre il 60% della capitalizzazione totale delle criptovalute è riferibile a Bitcoin ed Ether. La sicurezza cibernetica delle applicazioni sottostanti alle criptoattività rimane un profilo di criticità rilevante. Secondo alcune fonti, da settembre 2020 a fine maggio 2022, l’ammontare complessivo di fondi sottratti alle applicazioni di finanza decentralizzata (Defi – Decentralized Finance) a seguito di attacchi informatici ha superato i 2 miliardi di dollari, con l’incremento più consistente nel 2022. La quota di popolazione che possiede criptoattività raggiunge i massimi in Ucraina e Russia (rispettivamente 13% e 12%), mentre tra le maggiori economie europee oscilla tra il 5% nel Regno Unito e il 2% in Italia.

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