La portaerei statunitense Ronald Reagan e il suo gruppo d’attacco si trovano vicino a Taiwan nel Mar delle Filippine, a est del Canale di Bashi, come parte di un riposizionamento degli asset militari Usa. Il Liberty Times di Taiwan cita a tal proposito i monitoraggi delle unità navali Usa del network semi-ufficiale cinese Scspi (South China Sea Probing Initiative) a poche ore dalla possibile tappa nell’isola della speaker Usa Nancy Pelosi. Secondo la rotta seguita, la portaerei è in condizioni per ‘coprire” la visita. Il gruppo d’attacco, partito il 26 luglio da Singapore, include in situazioni normali da uno a due sottomarini nucleari. La notizia della possibile tappa a Taiwan di Pelosi è rilanciata da diversi media statunitensi e dal Financial Times. Sia la Cnn che il Wall Street Journal hanno dato conto di questa eventualità. Next Tv di Taiwan afferma che Pelosi arriverà entro domani sera per incontrare la presidente Tsai Ing-wen il giorno successivo, mercoledì 3 agosto. La visita sarebbe in programma il 4 agosto, riporta invece il sito web in mandarino di Radio France Internationale che cita fonti anonime, secondo cui il passaggio sull’isola avverrà dalla Clark Air Base, nelle Filippine.

L’arrivo o meno sull’isola della presidente della Camera Usa è questione diplomatica estremamente delicata. La Cina ha già avvisato che si tratterebbe di un arrivo non gradito e che comporterebbe conseguenze, anche di natura militare. La presenza a Taiwan della presidente della Camera Usa, viene visto come l’ennesimo avvallo di Washington alle volontà indipendentiste dell’isola, su cui Pechino vuole invece aumentare il controllo. Ufficialmente il programma di viaggio di Pelosi cita Giappone, Corea del Sud, Malaysia e Singapore, senza menzionare esplicitamente un passaggio da Taiwan. La presidenza e il ministero degli Esteri del piccolo paese asiatico hanno rifiutato di commentare l’ipotesi.

Stamane la Cina ha ribadito che le sue forze armate non staranno “a guardare” nel caso di una visita a Taiwan. “Vorremmo avvertire ancora gli Usa che la Cina è in attesa e che l’Esercito popolare di liberazione non starà a guardare”, ha detto il portavoce del ministero degli Esteri Zhao Lijian, assicurando che “la Cina prenderà sicuramente contromisure decise e forti a difesa della sovranità e integrità territoriale”. Gli Usa dovrebbero rispettare il principio dell’Unica Cina, i tre comunicati sino-americani, e mantenere la promessa del presidente Biden di non sostenere l’indipendenza di Taiwan. Oggi l’Esercito di liberazione popolare, le forze armate cinesi, hanno iniziato un ciclo di 14 giorni di esercitazioni nel mar Giallo settentrionale, in base a una dichiarazione dell’Amministrazione per la sicurezza marittima. L’iniziativa aggiunge nuove attività militari di Pechino a quelle già annunciate nei giorni scorsi nello Stretto di Taiwan e nel mar Cinese meridionale. Il Comando del teatro orientale dell’Esercito popolare di liberazione in un video di oltre 2 minuti sul suo account WeChat dedicato alle manovre su larga scala delle forze armate, compare la didascalia “Siate pronti e combattete, seppellite ogni nemico che arriva”.

Da parte sua, Washington ha invitato Pechino a “non usare una visita come pretesto per alzare il livello della tensione“. Lo ha detto il portavoce del Consiglio della sicurezza nazionale, John Kirby, in un briefing con la stampa.

La scorsa settimana la possibile visita di Pelosi è stata oggetto di un video colloquio il presidente statunitense Joe Biden e il presidente cintese Xi Jinping. Il presidente cinese avrebbe detto che “coloro che giocano con il fuoco periranno a causa di esso”. Per gli americani il governo cinese potrebbe inviare dei caccia per intercettare l’aereo oppure annunciare una no-fly zone sopra Taiwan. La Casa Bianca ha affermato venerdì scorso che Pelosi non ha bisogno dell’approvazione della presidenza per decidere le tappe del viaggio. Posizione ribadita oggi: “Pelosi non ha ancora annunciato una visita a Taiwan e sta a lei decidere”, ha detto il portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale, John Kirby, in briefing con la stampa. “Niente è cambiato nella politica degli Stati Uniti” verso Taiwan. “Non ne sosteniamo l’indipendenza”, ha ribadito.

Il Pentagono ha però lasciato intendere che il passaggio da Taiwan non è una buona idea. “Dobbiamo rendere chiaro che la comunità internazionale non accetta che un paese più grande aggredisca il vicino più debole andando contro il diritto internazionale. E questo vale anche per la Cina”. Lo ha detto oggi a New York Annalena Baerbock, ministra tedesca degli Esteri, parlando con la stampa del suo Paese a margine della conferenza Onu sul Trattato di non proliferazione nucleare.

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