Anche l’Italia godrà di una delle numerose deroghe consentite dal piano d’emergenza per il gas votato martedì al Consiglio straordinario dei ministri dell’Energia della Ue. “Con i numeri e le regole stabilite noi dovremmo risparmiare circa il 7% rispetto alla media” ponderata “annuale degli ultimi cinque anni”, ha detto il titolare della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, commentando l’intesa. E “noi abbiamo già previsto un piano di risparmio che è uguale o superiore a questo numero quando abbiamo fatto il piano di differenziazione del gas spostando i 30 miliardi di metri cubi russi su altri fornitori”. La riduzione dei consumi richiesta a Roma sarà dunque meno della metà rispetto al 15% che è il target comune richiesto (per ora a titolo volontario) tra agosto e marzo 2023 ai 27 Paesi membri. L’Italia era tra gli Stati che si erano opposti al taglio orizzontale e generalizzato dei consumi nel nome della “solidarietà“, che nei fatti avrebbe aiutato molto la Germania ma penalizzato chi ha già fatto notevoli passi avanti nella diversificazione delle forniture.

Il negoziato europeo, ha commentato Cingolani, “è andato molto bene” e “la cosa importante” è che il 15% di risparmio fissato come target comune “è stato poi calcolato a seconda delle condizioni locali dei diversi Paesi, in base all’energy mix, a quanto esportano, a come sono interconnessi. Inizialmente era un 15% uguale per tutti, ora è stato specializzato Paese per Paese”. Il testo finale prevede infatti molte deroghe: gli Stati non connessi alle reti di gasdotti di altri Stati (come Spagna e Portogallo) saranno esentati da riduzioni obbligatorie, così come gli Stati le cui reti elettriche non sono sincronizzate con il sistema elettrico europeo e sono pesantemente dipendenti dal gas (i baltici). Possibili poi degli “sconti” nel caso si siano superati gli obiettivi di riempimento delle scorte, se il Paese è pesantemente dipendente dal gas come materia prima per alcune industrie o se il consumo di gas è aumentato di almeno l’8% lo scorso anno rispetto alla media dei cinque anni precedenti.

“Al momento – secondo Cingolani – facendo i conti con tutti gli Stati membri, c’è una forbice che consente di risparmiare da 30 miliardi a 45 miliardi di metri cubi. Dopodiché è chiaro che, nel momento in cui dovesse diventare obbligatoria una misura di risparmio, lì bisognerà, se non bastano, fare di più. Però in questo momento non è questa la situazione”. L’obiettivo iniziale dichiarato dalla Commissione era di 45 miliardi di mc, vale a dire l’estremità alta della forchetta indicata da Cingolani. La parte bassa del range è inferiore al target iniziale del 33% circa. E’ possibile che la Commissione abbia mirato alto sapendo che gli Stati avrebbero poi lavorato per ridurre l’obiettivo.

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