Il prezzo del gas all’hub olandese di Amsterdam si è impennato fino a superare i 200 euro al Megawattora – livelli che non si vedevano dallo scorso marzo – nel giorno in cui i ministri europei dell’Energia hanno varato un accordo sul piano di emergenza per far fronte al taglio delle forniture dalla Russia. L’intesa è stata trovata, con il voto contrario della solita Ungheria, su un testo di compromesso rispetto a quello presentato la settimana scorsa dalla Commissione Ue. La riduzione orizzontale del 15% dei consumi complessivi di gas (non solo russo) dal primo agosto al 31 marzo del 2023 – proposta primariamente con l’obiettivo di salvaguardare l‘industria tedesca – sarà volontaria a meno che non scatti lo stato di allerta, che dovrà però essere richiesto da almeno cinque Stati membri (nella proposta di Bruxelles erano tre) o votato a maggioranza in Consiglio Ue. In più ci saranno molte deroghe, tra cui quella per le isole, le cosiddette “isole energetiche” e i Paesi Baltici. Ursula von Der Leyen ostenta ottimismo: “L’Ue ha assicurato solide basi per l’indispensabile solidarietà tra gli Stati membri di fronte al ricatto energetico di Putin. L’impegno collettivo a ridurre del 15% è molto significativo e aiuterà a riempire il nostro magazzino prima dell’inverno”. Il pacchetto però “non soddisfa pienamente nessuno“, come ha ammesso la ministra dell’Energia della Spagna Teresa Ribera Rodriguez.

Le deroghe e gli “sconti” – Gli Stati membri che non sono interconnessi alle reti del gas del resto del Continente “sono esentati dalle riduzioni obbligatorie” in quanto “non sarebbero in grado di liberare volumi significativi di gasdotti a vantaggio di altri Stati membri”. La misura dovrebbe riguardare Spagna e Portogallo, ma anche l’Irlanda, Malta, Cipro. “Sono esentati anche gli Stati membri le cui reti elettriche non sono sincronizzate con il sistema elettrico europeo e dipendono fortemente dal gas per la produzione di elettricità, al fine di evitare il rischio di una crisi dell’approvvigionamento elettrico (ed è il caso dei paesi Baltici, ndr)”. Non solo: il taglio ai consumi può scendere dal -15% a -7% “a condizione che gli Stati dimostrino che la loro interconnessione con altri Stati membri in capacità tecnica di esportazione rispetto al loro consumo annuale di gas nel 2021 è inferiore al 50% e che la capacità sugli interconnettori verso altri Stati membri è stata effettivamente utilizzata per il trasporto di gas a un livello di almeno il 90% fino al mese prima”, si legge nel testo. Inoltre “gli Stati membri possono anche richiedere una deroga se hanno superato i loro obiettivi di riempimento dei depositi di gas, se sono fortemente dipendenti dal gas come materia prima per le industrie critiche o se il loro consumo di gas è aumentato di almeno l’8% nell’ultimo anno rispetto alla media degli ultimi cinque anni”.

Le deroghe comunque “non sono automatiche. Ciascun Paese deve provare che si siano verificate quelle particolari circostanze previste da una determinata deroga”, ha spiegato un funzionario Ue illustrando il piano. Gli unici tre Stati che possono usufruire automaticamente di una deroga sono Irlanda, Malta e Cipro. Una deroga semi-automatica riguarderebbe poi i tre Stati baltici se la Russia de-sincronizzasse il suo sistema elettrico da quelle delle tre ex Repubbliche sovietiche. Lettonia, Estonia e Lituania a quel punto dovrebbero produrre più gas per mantenere in equilibrio il sistema elettrico.

Il rischio di infrazione – Regolamento e direttive fanno parte di “un sistema legislativo vincolante. Quindi se uno Stato membro non lo attua va incontro a procedura d’infrazione“, ha precisato un alto funzionario Ue dopo che il governo ungherese ha annunciato di non voler applicare il piano per la riduzione della domanda. Anche se il ministro ceco dell’Energia Jozef Sikela ha affermato che nel Consiglio di oggi “non abbiamo discusso di sanzioni”.

Berlino: “Molte eccezioni”. Varsavia: “No ad imposizioni” – Se il ministro tedesco Robert Habeck prima del vertice ha avvertito che “tutte le eccezioni possono causare troppa burocrazia e portarci ad essere troppo lenti in tempi di crisi”, la ministra dell’Energia polacca Anna Moskwa ha fatto presente che “quando si tratta di sicurezza energetica è questione essenzialmente di responsabilità individuale dei governi nazionali” e “oggi noi non possiamo supportare nessuna decisione che sia imposta ad un Paese: non si può chiedere alla nostra industria di ridurre il consumo perché l’industria di un altro Paese ha bisogno di più gas”. L’industria in questione è ovviamente quella tedesca, che secondo Bruxelles va preservata in nome della “solidarietà” ma pure dell’interesse comune: come ha ricordato Agnès Pannier-Runacher, ministra della Transizione Energetica della Francia, in Europa “le nostre catene del valore sono totalmente interdipendenti: se viene toccata l’industria chimica tedesca, allora è tutta l’industria europea che si può fermare. Serve quindi un’Europa unita, un’Europa solidale, che si organizza per non dover più dipendere dal gas russo”.

Considerazioni che non convincono i Paesi di fatto indipendenti dalla Russia e non interconnesse con il resto del Continente, come Spagna e Portogallo (“Un’isola che non può mandare il gas al centro Europa non ha senso che introduca misure di sicurezza aggiuntive solo per motivi di solidarietà”, ha chiarito Ribera) e tantomeno piacciono a Varsavia a cui Mosca ha tagliato il gas già da maggio. Mentre l’Irlanda, per esempio, ritiene che il target del 15% “probabilmente non è abbastanza, dato l’annuncio della Russia sulla riduzione delle forniture sul Nord Stream 1”. Berlino si accontenta: “Ci sono molti compromessi in questo testo”, ma “questo è il modo in cui opera l’Europa”, allarga le braccia Habeck. “E’ molto importante che il prossimo passo dimostri che l’Ue resta unita e che dia un segnale forte a Putin e alla Russia anche nel giorno in cui i flussi di gas del Nordstream 1 si ridurranno di un ulteriore 20%: non ci dividerai”.

Per la Commissione non ci sono alternative: “La riduzione preventiva della domanda di gas è una strategia saggia”, ha spiegato la commissaria europea all’Energia Kadri Simson. L’annuncio da parte di Gazprom sulla riduzione delle consegne di gas alla Germania attraverso il Nordstream 1 “non” cambia la prospettiva, perché “sappiamo che non c’è alcuna ragione tecnica: è una decisione politicamente motivata e dobbiamo essere pronti”.

Il riferimento al price cap – Nel testo emendato del piano c’è un riferimento al price cap proposto dall’Italia: nel preambolo si dice che “in seguito alla richiesta del Consiglio europeo, la Commissione sta anche esplorando, insieme ai nostri partner internazionali, i modi per frenare l’aumento dei prezzi dell’energia, compresa la possibilità di introdurre dei tetti temporanei ai prezzi delle importazioni e di proseguire i lavori sull’ottimizzazione del funzionamento del mercato europeo dell’elettricità”.

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