Probabilmente sarà il torneo che lancia Rafa Nadal verso il Grande Slam e la storia, o l’ennesimo trionfo di Novak Djokovic. Ma Wimbledon 2022 potrebbe anche essere ricordato come l’edizione di Nick Kyrgios: il bad boy del circuito mondiale diventato grande, maturato, forse, chissà; in ogni caso arrivato finalmente in fondo in uno Slam con la forza del suo genio e della sua sregolatezza. Magari non sarà l’eroe che il tennis moderno meritava, un signore della racchetta alla Roger Federer insomma, ma è quello di cui aveva bisogno.

Superata la pandemia, quasi definitivamente archiviata l’era dei “Fab Four”, il tennis mondiale è in un momento molto delicato. Dei mostri sacri che hanno dominato il decennio è rimasto Djokovic, oltre agli ultimi scampoli di Nadal che continua a vincere ma anche a meditare il ritiro. Siamo in una fase di transizione in cui la nidiata degli Anni Novanta (i vari Danil Medvedev, Alexander Zverev, Stefanos Tsitsipas) non è riuscita a detronizzare definitivamente i vecchi re, mentre già si affaccia la generazione zeta di Carlos Alcaraz (e del nostro Jannik Sinner) che ha bisogno di ancora un po’ di tempo per affermarsi. Tutti però, più e meno giovani, per un motivo o per l’altro, non hanno il carisma dei campioni, oggettivamente irripetibili, che hanno segnato in maniera indelebile la storia recente di questo sport.

Il tennis rischia un problema di identità: tecnica e caratteriale. Il panorama abbonda di ottimi giocatori. Mancano però i personaggi, in grado di accendere la fantasia dei tifosi. Tsitsipas e Medvedev sono abbastanza sregolati da regalare un pomeriggio divertente agli appassionati, Alcaraz potrà costruirselo come ha fatto Nadal. Tutti però sono abbastanza noiosi da guardare, perfettamente incastrati nello schema del tennis moderno dei robot, da cui nessuno, né il fenomeno Alcaraz, tantomeno il nostro Sinner che ne è forse il prototipo perfetto, pare in grado di discostarsi.

Poi arriva Wimbledon, che con la sua erba cambia le carte in tavola. E Kyrgios, uno che serve da sotto, preferisce sempre attaccare a difendere, e una frase di circostanza predilige un insulto sui social o dal vivo. Non è un nome nuovo. Australiano, fisico statuario (1,93 per 85 kg), servizio irresistibile e colpi da fondo e a rete, è esploso diversi anni fa. Nel 2014 appena 20enne, da debuttante e con una wild card, aveva raggiunto i quarti a Wimbledon, battendo addirittura Nadal. Sembrava un predestinato, invece quello è poi rimasto il suo miglior risultato in carriera. Fino ad oggi. In mezzo ci sono stati otto anni di risultati modesti e talento sprecato, in cui il tennista di Canberra si è fatto notare più per le sue intemperanze che per le vittorie in campo. Le offese volgari a Stan Wawrinka nel 2015, il match abbandonato al Foro Italico e gli sputi all’arbitro a Cincinnati nel 2019 sono solo gli episodi più estremi. Tutti lo davano per perso, a inizio 2022 era scivolato addirittura fuori dalla Top 100, e si è presentato a Wimbledon da numero 40 del ranking e senza testa di serie.

A Londra, il suo torneo (“l’unico Slam che posso vincere, se ce n’è uno”), qualcosa è cambiato. Senza abbandonare l’estro che lo contraddistingue, ha ritrovato una forma di equilibrio che gli permette di essere un giocatore vero, ma speciale. Su una cosa ha ragione Kyrgios: nonostante i tanti errori, il pubblico continua ad amarlo. Perché ha quella scintilla che gli altri non hanno, o semplicemente non hanno il coraggio di avere. Il match di terzo turno contro Tsitsipas, carico di colpi di classe e colpi bassi, è stato uno dei più intensi e spettacolari degli ultimi anni. Una partita con Kyrgios non è mai banale.

A 27 anni, quando nessuno ci credeva più, forse nemmeno lui, è finalmente arrivato in semifinale in uno Slam. È vero, il suo tennis è sempre in bilico tra spettacolo e circo, un confine molto sottile che lui troppo spesso ha superato. Però questo sport, oggi più che mai, ha bisogno (anche) di giocatori come lui: l’antitesi del tennista cyborg, la scheggia impazzita del circuito. Specie se riuscirà davvero a liberarsi di quella corazza da bad-boy, che forse si era costruito anche un po’ come alibi per i suoi fallimenti. Certo, il difficile arriva adesso: in semifinale ci sarà proprio Nadal, con cui tutto era cominciato otto anni fa. Nell’eventuale finale, Djokovic che sembra praticamente imbattibile a Wimbledon (non perde una partita dal 2017). Ma se c’è uno che può riuscirci, che può fare tutto nel bene e nel male, quello è proprio Kyrgios.

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