L’occasione era ghiotta. Primo weekend di saldi e temperatura esterna di 37°. Sta di fatto che a Milano, nei negozi del centro, l’auspico del Comune di limitare l’uso dei condizionatori o quanto meno di tenere le porte chiuse non se l’è filata quasi nessuno. Quasi ovunque temperature polari all’interno e porte spalancate, alla faccia dell‘emergenza energetica e idrica. Con i fiumi che spariscono e il gas a 160 euro al megawatt/ora, di cambiare un minimo i comportamenti rimettendoci, forse, qualche euro, non se ne parla. Lo scorso 7 aprile il presidente del Consiglio Mario Draghi chiese agli italiani “Preferiamo la pace o i condizionatori accesi?”. Questione posta in modo molto semplicistico ma che, nel centro milanese, sembra aver trovato una sua prima risposta. Pochi giorni fa il sindaco di Milano Giuseppe Sala aveva raccomandato di non impostare la temperatura dei condizionatori sotto i 26 gradi.

Molte le segnalazioni sui social e direttamente alla nostra redazione di cittadini colpiti da questa indifferenza alle questioni ambientali. Tra i nomi che compaiono più spesso nelle segnalazioni ci sono i negozi di Zara, di Max Mara, di Longchamp in galleria Vittorio Emanuele, di Goldenpoint. E poi Nerogiardini, Flavio Castellani in c.so Venezia oltre a Falconieri nella lussuosa via della Spiga. Ma bastava farsi un giro in centro per accorgersi che gran parte dei negozi adottava la stessa strategia per invogliare i clienti ad entrare, sedotti da suggestioni artiche nel mezzo della canicola metropolitana. Interpellata da ilFattoquotidiano.it la responsabile del punto vendita di Goldenpoint spiega che il negozio si conforma a direttive aziendali e che segnalerà comunque il problema. “Abbiamo sentito delle raccomandazioni del sindaco ma al di là di questo nessuno ha chiesto nulla, spiega la responsabile. Appunto. L’ufficio stampa di Zara non ha replicato ad una richiesta di commento, stesso silenzio da parte di Max Mara. Longchamp spiega invece che le porte rimangono abitualmente chiuse e che l’eccezione potrebbe essere stata dovuta al forte afflusso di clientela nella giornata di ieri. La società sottolinea di aver ben presente le disposizioni comunali e che queste sono e verranno rispettate scrupolosamente.

Alla fine 2022 il Comune ha approvato un regolamento ambientale alla fine del 2020 che dispone, tra l’altro, la chiusura delle porte dei negozi a meno che il sistema di condizionamento non sia quello delle “lame d’aria”. Una sorta di getto all’ingresso che dovrebbe creare una specie di barriera tra dentro e fuori. “Per quanto riguarda gli esercizi commerciali sarà obbligatorio tenere le porte chiuse entro il 1° gennaio 2022. È prevista una deroga per i negozi che fanno uso delle cosiddette “lame d’aria” non riscaldate elettricamente, con larghezza superiore a quella della porta, con flusso al suolo minore di 2m/s o che adegueranno le lame d’aria esistenti entro il 1° giugno 2022″ si legge nel regolamento. Certo, vista la contingente emergenza probabilmente qualcosa in più si potrebbe fare, e non di rado le temperature nei negozi scendono al di sotto dei valori suggeriti da palazzo Marino. E invece resta in vigore la “deroga”.

Sostieni ilfattoquotidiano.it:
portiamo avanti insieme le battaglie in cui crediamo!

Sostenere ilfattoquotidiano.it significa permetterci di continuare a pubblicare un giornale online ricco di notizie e approfondimenti.

Ma anche essere parte attiva di una comunità con idee, testimonianze e partecipazione. Sostienici ora.


Grazie Peter Gomez

Sostienici ora Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

L’orologio climatico scandisce il countdown: presto la Terra torturata ci presenterà il conto

next