L’inchiesta sulla cartuccia calibro 22 trovata nell’aprile 1992 nell’orto della casa di Pietro Pacciani a Mercatale Val di Pesa va archiviata per la procura di Firenze e avocata dalla procura generale per il legale della figlia di Nadine Mauriot, uccisa con Jean Michel Kraveichvili, nel 1985. Il procuratore aggiunto di Firenze Luca Turco ha inoltrato la richiesta al giudice per le indagini preliminari come riporta La Nazione. L’indagine era stata aperta nel 2019 con l’obiettivo di individuare eventuali responsabili dell’alterazione sulla cartuccia rilevata dal consulente balistico della procura, Paride Minervini.

Il proiettile, non esploso, fu trovato nel corso della perquisizione a casa di Pacciani nell’ambito dell’inchiesta sul mostro di Firenze per la quale il contadino di Mercatale è stato condannato in primo grado, assolto in appello e poi deceduto in attesa di un novo giudizio di secondo grado a seguito dell’annullamento della Cassazione. L’ipotesi era che la cartuccia, calibro 22, Winchester con la lettera H sul fondello, uguale a quelli che avevano firmato gli otto duplici omicidi attribuiti al maniaco, fosse stata alloggiata nella pistola del mostro, come dimostravano alcuni segni presenti sul corpo della stessa. Se Pacciani ha sempre sostenuto che qualcuno gli aveva messo il proiettile apposta nel suo orto, per Minervini lo stesso sarebbe stato manomesso: l’impronta dell’unghia estrattrice sul bossolo che all’epoca fece accostare il reperto all’arma del killer, sarebbe stata artefatta. Ma da quell’alterazione, come riporta La Nazione, sarebbe passato troppo tempo per arrivare agli eventuali responsabili: questo in estrema sintesi il motivo della richiesta di archiviazione delle indagini. La procura, riferisce sempre il quotidiano, ha comunque chiesto anche al Ris di Roma di indagare su quel proiettile: in particolare il quesito è di definire meglio la natura dei segni sul bossolo.

Nei giorni scorsi, invece, l’avvocato Valter Biscotti, del foro di Perugia, legale della figlia di Nadine Mauriot, uccisa a Scopeti di San Casciano nel settembre 1985 ha chiesto alla Procura generale del capoluogo toscano l’avocazione delle indagini: “Negli atti del processo a Pietro Pacciani e in quello sui ‘compagni di merende’ c’è infatti la chiave per la soluzione del caso. Alla luce di quanto accaduto a seguito di alcune decisioni della procura di Firenze che di fatto impedisce ai difensori delle persone offese di svolgere indagini difensive relative agli otto duplici omicidi siamo costretti ad agire di conseguenza”, ha sostenuto.

Per il legale “sussistono tutti i requisiti di legge per chiedere l’avocazione prevista dall’articolo 412 del codice di procedura penale”. Motivi che spiega lui stesso in una nota. Parlando di “fuga di notizie sulle relazioni Minervini, di mancate risposte alle legittime istanze dei difensori, di accesso agli atti di processi definiti con sentenze dibattimentali da più di venti anni, di violazione dei termini di durata previsti dall’art. 407, di violazione degli adempimenti imposti dall’art. 407 comma 3 bis cpp e di mancata messa a disposizione della Corte di assise degli atti del fascicolo per il dibattimento del processo Pacciani nella loro integrità e completezza”.

A marzo i legali dei parenti di Nadine Mauriot e Jean Michel Kraveichvili, vittime dell’ultimo degli omicidi attribuiti al mostro avvenuto a Scopeti nel settembre 1985, e di Carmela De Nuccio, una delle due vittime dell’omicidio avvenuto a Scandicci nel 1981 avevano chiesto alla procura di riaprire l’inchiesta e consentire alle parti offese l’accesso agli atti d’indagine sui delitti attribuiti al mostro di Firenze. “Poiché ritengo discutibilissimi gli esiti di quei processi ho la sensazione che ci vogliono impedire di accedere a quegli atti” ha detto oggi l’avvocato Biscotti riferendosi al procedimento Pacciani e a quello sui ‘compagni di merende’. “Si pensi solo – ha aggiunto – alla storia del proiettile trovato nel giardino di Pacciani. Una perizia (Minervini) mette in forte discussione ‘il ritrovamento’. Noi vogliamo vedere tutti gli atti perché li c’è la verità degli otto duplici omicidi. Verità a mio giudizio che non ha nulla a che vedere con istruttorie e sentenze fino ad ora conosciute”.

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